«Io, tifosa disabile del Napoli,
vi racconto l’odissea al San Paolo»

di Ignazio Riccio

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Varcare le cancellate dello stadio San Paolo di Napoli è il suo sogno da sempre. Felicia D’Angiolella, una diversamente abile di Aversa, costretta a muoversi su una sedia a rotelle a causa di una patologia che l’obbliga a indossare una mascherina per l’ossigeno, ci ha provato ad assistere dal vivo a una partita degli azzurri, la sua squadra del cuore.

Non un incontro qualsiasi, ma uno di quelli da far tremare i polsi, atteso un anno intero dalla tifoseria partenopea. Lo scorso 2 aprile Felicia era pronta per godersi lo spettacolare match di campionato Napoli-Juventus ed era arrivata allo stadio, con un’accompagnatrice, in anticipo. «Meglio non rischiare - racconta la donna - dato che avevo faticato parecchio per ottenere i biglietti». Le prime disavventure per Felicia erano cominciate proprio per accaparrarsi i ticket della partita.

«Non sono riuscita - dice - a ottenere l’accredito con codice per disabili previsto dalla società sportiva calcio Napoli. Non ho fatto in tempo a prenotare on line i biglietti per me e per la mia accompagnatrice.
Dopo pochissimi minuti dalla comparsa della schermata su internet per l’acquisto dei ticket, i posti risultavano già esauriti. Non mi sono persa d’animo e ho pensato di comprare due ingressi in curva, spendendo ben 90 euro, con la speranza di poter poi accedere al settore tribune laterali, l’unico dotato di rampa per carrozzine. È proprio quello riservato ai diversamente abili in possesso di accredito, dal costo di 5 euro, con gli eventuali accompagnatori che non pagano, lo spicchio di stadio in cui risultavano non disponibili i posti appena aperta la vendita sul web».

Felicia, però, non immaginava che una volta giunta a Fuorigrotta sarebbe cominciata la sua odissea. «La mia - spiega - è stata una spesa inutile. Nonostante ci fossero ancora posti liberi, e ho le foto che lo provano, mi è stato negato comunque l’accesso nel settore riservato. Non ho potuto usufruire neppure dei posti contrassegnati sui biglietti di 90 euro, perché non esistono rampe per carrozzelle in altri settori dello stadio San Paolo. Delusa ho desistito, e mi sono avviata con la mia amica verso la nostra auto».

A quel punto, oltre al danno anche la beffa. «È assurdo ciò che è accaduto - afferma Felicia - visto che ho dovuto attendere la fine della partita per tornare a casa. La macchina, dotata di elevatore per la sedia a rotelle, era bloccata da altre auto parcheggiate in malo modo e non c’è stato verso di farle spostare. Mi sono rivolta agli addetti al servizio dello stadio, ma mi è stato risposto che era impossibile individuare i proprietari delle vetture. Gli stessi mi hanno consigliato di prendere un taxi, non considerando che non è attrezzato per chi si muove in carrozzella».

Quella che doveva essere una serata di puro divertimento per Felicia si è rivelata un incubo. Tutto questo è accaduto malgrado fosse evidente la sua condizione di disabile su una sedia a rotelle, la presenza sul suo volto di una mascherina collegata a un respiratore meccanico e la serata fosse piovosa. Una realtà che Felicia non solo può raccontare, ma anche dimostrare con testimoni. Per questo la donna sta valutando l’ipotesi di rivolgersi a un legale. «Mi sento umiliata - confida - questo fatto increscioso e discriminante non può passare inosservato». 
Giovedì 13 Aprile 2017, 16:29 - Ultimo aggiornamento: 13-04-2017 16:42
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