«Truffa sui migranti», inchiesta
a Caserta sui milioni per lo Sprar

di Mary Liguori

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Associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata. Sono sette le persone indagate con l’accusa d’essersi insinuate nei circuiti dell’assistenzialismo ai migranti per fare affari. Affari d’oro. Inchiesta sullo Sprar di Caserta, progetto in corso triennale - scadrà nel 2019 - che si occupa di una media di duecento migranti l’anno, sistemati in una ventina di appartamenti e indirizzati in progetti di integrazione linguistica e lavorativa. Sono sette le persone indagate in stato di libertà ai quali ieri i carabinieri del Roni di Caserta, diretti dal tenente colonnello Nicola Mirante, hanno notificato il decreto emesso dalla Procura diretta da Maria Antonietta Troncone. Coordinano l’indagine i sostituti procuratori Alessandro Di Vico e Anna Ida Capone che hanno avviato un duplice filone di accertamenti. Solo al termine della complessa attività di verifiche sarà possibile stabilire se ci siano delle incongruenze tra quanto dichiara il Comitato Centro Sociale, associazione di volontariato che gestisce lo Sprar con le suore Orsoline, i documenti rilasciati dal Comune di Caserta e l’effettivo stato di cose. Tanto dipenderà da ciò che emergerà dai documenti acquisiti ieri dai carabinieri.
PERQUISIZIONI
Poco dopo le otto di ieri mattina, i militari del comando provinciale di Caserta hanno iniziato le perquisizioni e le acquisizioni di atti con la notifica dei decreti alle persone sottoposte alle indagini. Le attività hanno riguardato l’ex Canapificio, quartier generale del Comitato Centro Sociale, alcuni uffici del Comune di Caserta e gli appartamenti in cui sono alloggiati i migranti che beneficiano dei progetti Sprar. Gli alloggi, una ventina, si trovano per lo più sul territorio di Caserta, un paio sono invece a San Nicola la Strada. Nel corso dei controlli eseguiti ieri non sono emerse problematiche di natura igienico-sanitaria né criticità strutturali per cui la sistemazione dei migranti sarebbe gestita nel rispetto dei parametri stabiliti. I controlli riguardano però anche la verifica sui migranti presenti al momento degli accessi e l’idoneità dei locali al numero di ospiti alloggiati. L’Italia, prima del Dl sicurezza e immigrazione che ha ridotto i finanziamenti allo Sprar, spendeva in media 2,6 milioni di euro al giorno per l’accoglienza. Denaro che serve a pagare gli affitti dei centri, i servizi e soprattutto i dipendenti. Ai richiedenti asilo vanno 2,5 euro al giorno. 
IL BUSINESS
A Caserta erano 110 inizialmente gli stranieri inseriti nel progetto Sprar, ma la disponibilità data è di 200. Il bando del Ministero ha durata triennale ed è stato affidato nel 2017. Oltre al vitto e all’alloggio prevede una serie di attività che inseriscano il migrante in percorsi di istruzione, formazione e assistenza finanziate dall’Unione Europea e dal Ministero. Due milioni e mezzo di euro all’anno per tre anni, per un totale di 7 milioni e mezzo l’importo destinato al progetto. Denaro che viene impiegato per coprire i costi di formazione, dunque, affidati ad entità terze rispetto a quella cui è affidato il bando. Scuole di lingua, istituti di formazione professionale, sono solo alcuni dei destinatari finali dei fondi stanziati per l’accoglienza e l’integrazione. La Procura indaga proprio su questi passaggi di denaro, ritenendo che quanto dichiarato agli atti dal Comune e dal Comitato possa non corrispondere ai servizi effettivamente erogati a favore dei migranti. 
 
Giovedì 7 Febbraio 2019, 07:17
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