Caserta, una valanga di voti
ma per i big la beffa dei conteggi

Sabato 26 Settembre 2020 di Lia Peluso


Il bilancio post elezioni regionali è amaro per diversi candidati che non sono riusciti a conquistare un seggio benché la loro affermazione in termini di voti sia consistente. I grandi esclusi di questa competizione elettorale, come in più occasioni è stato rimarcato, sono Stefano Graziano, del Partito democratico che con 17.763 preferenze raccolte dovrà accontentarsi di essere il primo dei non eletti; l'altra esclusa è la già assessore regionale Sonia Palmeri che a sua volta con 1.1020 voti finisce nell'elenco dei primi non eletti.
La delusione potrebbe aumentare se si guardano i voti raccolti dagli altri eletti, a partire da Salvatore Aversano, del Movimento 5 stelle che è diventato consigliere regionale con appena 3.078 voti o se si guarda a Massimo Grimaldi, di Forza Italia, che con 8.517 voti è riuscito a strappare, con il gioco dei resti, il posto in consiglio regionale a Graziano.

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Se si guardano le singole affermazioni è lungo l'elenco dei delusi perché c'è anche Lucia Esposito, del Pd, che ha raccolto 7.584 voti che le sarebbero bastati per essere eletta se si guardano i risultati dei primi eletti di Noi Campani, Marialuigia Iodice con 6.692, e di Fratelli d'Italia, Alfonso Piscitelli con 5.785. Tra i non eletti anche il già coordinatore regionale di Fratelli d'Italia, Gimmi Cangiano, che si ferma a 5.039 preferenze dietro Piscitelli. Cinque anni fa Cangiano raccolse 6.722 voti che non gli consentirono di entrare in Consiglio, perché Fdi si attestò al quarto posto nella classifica dei partiti di centrodestra; se avesse confermato quelle preferenze oggi sarebbe consigliere regionale al posto di Piscitelli. Meglio del primo e del secondo della lista di Fdi ha fatto Massimo Schiavone, del Pd, raggiungendo 6.918 preferenze attestandosi come terzo dei non eletti. Schiavone aveva puntato molto sulla candidatura al consiglio regionale della Campania decidendo di abbandonare il Pd per approdare al cartello Noi Campani, del già consigliere regionale Luigi Bosco e del sindaco di Benevento Clemente Mastella. Poco prima della chiusura delle liste Schiavone fu depennato da Noi Campani e così il presidente del consiglio comunale di Sessa Aurunca e consigliere provinciale ha cercato di ricucire i rapporti con il Pd ottenendo poi anche la candidatura. A Sessa Aurunca Schiavone ha dovuto vedersela con il collega di partito Gennaro Oliviero, quest'ultimo ha raccolto 20.143 preferenze riuscendo a migliorare anche il risultato cinque anni fa: all'epoca Oliviero fu eletto con 16.341 voti. Fuori dall'area degli eletti anche Pietro Smarrazzo, di Italia Viva, con 6.639 preferenze; l'eletto del partito di Matteo Renzi è Vincenzo Santangelo con 8.800 voti, un'affermazione elettorale di poco superiore a quella di Grimaldi.
 

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Uno scacchiere di eletti e delusi determinato dalla legge regionale elettorale della Campania, un sistema proporzionale con assegnazione dei seggi su base regionale. Intanto, ai due ricorsi già presentati da Agostino Stellato, di Noi Campani, e Roberto Cusano, di Campania Libera, si è aggiunto anche quello di Antonello Bonacci, di Centro Democratico. Quest'ultimo ha presentato reclamo alla commissione elettorale di Caserta per l'attribuzione di 94 voti di preferenza. Il reclamo mira a far attribuire da parte del Viminale quelle preferenze risultanti dai verbali di tre sezioni del comune di Calvi Risorta. I voti sarebbero riportati correttamente nei verbali, ma poi non sarebbero stati riportati dalle tabelle del sito internet del ministero dell'Interno, probabilmente per una errata trascrizione. Stando a quanto riportato dai rappresentanti di lista, ci sarebbero molti altri voti non attribuiti in svariate sezioni del Casertano che potrebbero incidere sul risultato finale. Bonacci ha riportato 3.879 voti (in base ai verbali), risulterebbe estromesso dal consiglio regionale pur essendo il più votato in lista, riportando a Caserta la percentuale più alta del 4,50% tra le cinque regionali.
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