«Si scrive ciber e non cyber», la sentenza dell'Accademia della Crusca

Lingua italiana, l'Accademia della Crusca sentenzia: «Si scrive
Scrivere «ciber» e non «cyber» per comporre parole nuove in italiano: è l'imperativo che arriva dall'Accademia della Crusca, la secolare istituzione di Firenze incaricata di custodire la purezza della nostra lingua. Il gruppo di linguisti Incipit ritiene che in italiano la parola «cibernetica», da cui si può far derivare il prefisso «ciber» («che va pronunciato com'è scritto»), «indichi la strada preferibile per la formazione di neologismi». Per l'Accademia della Crusca «non vi è motivo di costruire ibridi linguistici» con il prefisso «cyber».

Quanto alla grafia, spiegano gli accademici è «opportuno privilegiare, quando non vi sono altri inconvenienti, la forma senza trattino, ad esempio ciberdifesa, cibersicurezza, ciberprotezione, ciberminacce, ciberspazio e via dicendo». La soluzione, che spesso è la più lineare, spiega l'Accademia in una nota, «non può comunque essere sempre assunta come vincolante, e va evitata quando produca l'accostamento di due consonanti identiche, come nel caso di "ciberrischi"».

Il gruppo Incipit nato all'interno dell'Accademia della Crusca si occupa di esaminare e valutare neologismi e forestierismi "incipienti", scelti tra quelli impiegati nel campo della vita civile e sociale, nella fase in cui si affacciano alla lingua italiana, al fine di proporre eventuali sostituenti italiani.
Giovedì 22 Novembre 2018, 14:56 - Ultimo aggiornamento: 23 Novembre, 21:33
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