Palumbo, il quarto Caravaggio di Napoli e quei due amanti contro tutti

Sabato 14 Novembre 2020 di Ugo Cundari

Tre sono le opere di Caravaggio lasciate a Napoli, «Il martirio di sant'Orsola» esposto a palazzo Zevallos, la «Flagellazione di Cristo» in bella mostra al museo di Capodimonte e le «Sette opere di misericordia» fulcro dell'attenzione di cittadini e turisti verso il Pio Monte della Misericordia.
Forse ne esiste una quarta, la «Circoncisione di Gesù», commissionatagli dai frati domenicani, si troverebbe sotto la tela firmata da Vincenzo da Forlì, nella basilica di santa Maria della Sanità.

Gli esperti, dopo centinaia di radiografie e ricerche storiche, non sono ancora arrivati a una decisione condivisa, e sullo sfondo di questa vicenda Agnese Palumbo, esperta guida della città e autrice di 101 cose da fare a Napoli almeno una volta nella vita e 101 donne che hanno fatto grande Napoli, ci ha costruito il racconto Di sangue e di altre cure (edizioni san Gennaro, pagine 82, euro 9) ad hoc per «Svincoli», neonata collana diretta da Angelo Petrella per la casa editrice voluta da padre Antonio Loffredo nell'ambito delle sue attività sociali nel rione dove nacque Totò.


I protagonisti sono due giovani amanti, dei quali lui agli inizi del Seicento decide di abbandonare un destino di ricco possidente per inseguire il sogno di dedicarsi alla pittura. Lei, incurante di quello che si addice a una donna dell'epoca, vuole fare la «medichessa».


Supereranno ostacoli e difficoltà, ci sarà chi crederà in loro e chi no, conosceranno un architetto visionario come fra' Nuvolo, Battistello Caracciolo e anche Caravaggio in fuga, che così consiglia il giovane su come si ritrarre volti e profili: «Devi essere veloce, le facce cambiano, le espressioni durano poco più che un istante, è impossibile pensare di catturarle: ciò che prima era orgoglio per essere stato scelto, lentamente diventa tracotanza e poi stanchezza e desiderio di finire in fretta. I modelli sono stupidi e ingrati. Nemmeno l'immortalità li sazia, dopo un po' hanno urgenza, devono andare a bere o a pisciare o a perdere la ragione appresso a una puttana».


La Napoli in scena è quella delle rivolte, delle carni putride e corrotte, delle sommosse per un tozzo di pane o per ottenere più diritti dagli spagnoli.

 

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