Da Rino a Lenù, la saga de «L'amica geniale» con i nomi della famiglia Starnone

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di Vittorio Del Tufo

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«Domenico era sveglio, curioso, vivacissimo. È cresciuto con noi, frequentava il rione, d'estate facevamo la villeggiatura assieme. Eravamo la sua famiglia. Era un ragazzino, ma amava i libri, l'arte, aveva grandi curiosità culturali. Ricordo le vacanze a Scauri, ricordo un pomeriggio in cui, tutti assieme, andammo a Paestum a visitare gli Scavi: gli brillavano gli occhi». Rino Mattiacci, 66 anni, ferroviere in pensione, è uno dei familiari di Domenico Starnone che ancora vivono nel Rione Luzzati, dov'è ambientata la storia di Lila e Lenuccia, le due protagoniste dell'Amica geniale. Con le sorelle Nunzia e Lenuccia, e tanti altri abitanti del quartiere popolare alla periferia orientale di Napoli, custodisce molti segreti d'infanzia dell'autore di Via Gemito. Il suo racconto, come quello di Nunzia Mattiacci, la sorella, conferma indirettamente una «verità» che da sempre, non solo al Rione Luttazzi, è sulla bocca di tutti: Elena Ferrante, la misteriosa scrittrice letta e acclamata in ogni parte del mondo, autrice della quadrilogia portata sul piccolo schermo da Saverio Costanzo proprio in questi giorni, è proprio Domenico Starnone. I nomi che compaiono nel libro, e nella fiction, non sono nomi di fantasia. Sono nomi di famiglia - la famiglia Mattiacci, innanzitutto, ma anche altre famiglie del rione - che lo scrittore avrebbe utilizzato per comporre il suo mosaico fino a dar vita a quello straordinario affresco che è L'amica geniale. Torniamo nel Rione Luzzatti dopo aver raccolto le prime confidenze di Nunzia, 75 anni, cugina di Starnone, residente nel «cancello 140» («Domenico frequentava il rione, veniva spessissimo a trovare i parenti»). E troviamo nuove conferme. «Io sono Rino, e mia sorella è Lenuccia. Vi dicono qualcosa questi nomi?».
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Martedì 11 Dicembre 2018, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 11-12-2018 11:01
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4 di 4 commenti presenti
2018-12-19 20:39:47
l'articolo in questione non l'ho potuto leggere poiché non sono un abbonato. comunque da ció che ho potuto leggere mi ppresento. Sono il vicino di casa dei Mattiacci. Elena era la sorella minore di un altra sorella il quale nome davvero non ricordo con precisione. sembra comunque sia Titina e non Nunzia. Comunque i personaggi del romanzo sono in maggior parte abitanti del cancello 140 di via Gianturco. nel terzo episodio quando il maestro consegna le pagelle viene anche nominato il nome della mia famiglia Di Napoli. il cerchio degli avvenimenti e personaggi si va via via restringendo al cancello 140. Mi dispaice che la "Ferrante" oppure Domenico abbia descritto i giovani di allora del rione come violenti. Questo é frutto di una fantasia narrativa priva di fondamento. I ragazzi del rione di quell'epoca era tutti dei bravi ragazzi. Possiamo elevare questo aggettivo anche in modo esponenziale se paragonati ai giovano di oggi. Ho lasciato il rione nel 1964 e posso dire che la maggior parte dei personaggi sono realmente esistiti -almeno in gran parte delle scene del rione. Ma mai i ragazzi di allora avevano nel loro DNA la violenza , bensí erano come una grande famiglia. Peró alcune veritá sono state abilmente descritte come le tensioni nei rapporti fra i ragazzi di sesso diverso. e la prioritá di dare ai ragazzi di studiare e non alle regazze- residuio di una legge fascistica. Il rione era totalmente indipendente, ed era una raritá a napoli. cera tutto ció che una societá avrebbe avuto bisogno. Le nostre madri non avevano affatto bisogno di spostarsi al vasto-al centro- poiché al rione cera tutto. dalla farmacia , alla metro , dai dottori ai bagni comunali. strade asgfaltate , grandi marciapiedi, in parte alberati. due sale cinematografiche . un campo sportivo. una associazione sportiva la Interluzzatti che giocava in una seria campana. tre bar-con sale da gioco. una polisportiva che gestita dalla parrocchia dove noi ragazzi ogni sera ci incontravamo e giocavamo a bigliardo e tennis da tavolo dietro compenso di poche lire. Senza sminuire l'efficacia della descrizione del romanzo,, ma sono sicuro che non l'avrebbe neanche sbiadite se sarebbero state eliminate le scene aggressive dei giovani di quell'epoca. che erano davvero dei bravi ragazzi. Gennaro Di Napoli Helsinki
2018-12-19 16:17:44
io ero a quell'epoca un abitante del 140 di Via E. Gianturco . Il rione Luzzatti che oggi é entrato nelle case e nella fantasia di mezzo mondo grazie - o meglio- per causa della " Ferrante" bisogna davvero dire che i ragazzi di quell'epoca non erano affatto cosí come descritti e messi in scena nel documentario. I ragazzi del rione di quell'epoca erano in gran parte bravi ragazzi e tutti conoscevano tutti. Io personlamente abitavo proprio dove cera l'unico "scarparo" che era una donna di mezza etá. ma nello stesso stabile abitava una ragazza bionda nipote o figliastra di una vecchia signora che si chiamava Genoveffa. Elena era la figlia piccola della famiglia Mattiacci, mentre rino era il nipote di Elena. questa aveva anche una sorella maggiore , che aveva dei lineamnenti esotici, sembrava "gitana" di una famosa opera lirica. a Napoli non esisteva allora un rione che era completamente autosufficiente come il nostro Rione Luzzatti. desidero menzionare alcune strutture che erano il fiore all'occhiello del rione. La biblioteca del prof Collina. i tre bar della zona .il bar Manzi, La grotta azzurra e ancora un terzo sulla strada che porta alla chiesa. una farmacia. una associazione sportiva. una squadra di metro sopra i pomnti di Gianturco. Un guantificio Vergona che dava lavora a parecchie persone. Le strade erano asfaltate con grandi marciapiedi. due panifici. un ufficio postale, oltre ai molteplici ambulanti che si fermavano al rione vendondo a gran voce frutt e verdura. quasi sempre erano diretti al mercato ortofrutticolo ma prima e dopo tornavano al rione con i loro asini . In poche parole, le nostre madri non avevano affatto bisogno di andare in centro per fare la spesa giornaliera. inoltre nel 140 avevamo anche un dottore Brognoli di cognome. Mi rattriste vedere sullo schermo ragazzi di quell'epoca descritti in quel modo. certamente nello sceneggiato qualcosa di vero e ben messo in evidenza come l'approccio dei ragazzi con le ragazze, e la prioritá dati ai ragazzi che dovevano studiare e le ragazze stare a casa e aiutare la famiglia. peró la libertá di espressione non sminuirebbe il contenuto del libro se si sarebbe attenuto alla veritá. i ragazzo di qegli anni erano davvero bravi ragazzi.
2018-12-19 12:12:42
Io sono l'inquilino della porta accanto ai Mattiacci. via gianturco 140. le affermazioni o i ricordi della Mattiacci che aveva anche una sorella Elena piu piccola di lei´, sono ancora viva nella mia memoria. Ho in casa un quadro di una zingara fatto da un famoso autore svedese, la sua somiglianza con la sorella maggiore della
2018-12-11 10:06:27
Ammesso che sia anche lui o la moglie, come da qualcuno ipotizzato, non ci sarà alcuna ammissione. A parte il valore indiscusso del romanzo, il successo in gran parte ha ricevuto linfa dall'anonimato e dall'azzeccatissimo pseudonimo. Non vorranno mica deludere!

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