"Chiamarlo amore non si può": 23 autrici per ragazzi trovano le parole per dirlo

Martedì 21 Gennaio 2014 di Donatella Trotta
Il cantautore Edoardo Bennato lo cantava nei versi della sua «Fata»: «C’è chi ti esalta, chi ti adula/ c’è chi ti espone in vetrina/ ti dice amore, però no/ chiamarlo amore non si può». Un modo ironico e diretto per mettere in guardia e rivelare, in musica, le tante facce (e maschere) della violenza contro il genere femminile. Brutalità dilagante (non solo fisica ma anche verbale, morale o psicologica, esplicita o implicita) che ha fatto coniare un termine brutto e abusato come «femminicidio»: controverso come l’altrettanto contestato «genicidio», proposto da Guido Ceronetti. E non a caso, proprio Bennato ha allora ispirato un libro di racconti di 23 autrici per ragazzi, dal titolo «Chiamarlo amore non si può», che ha appunto cercato le parole per dirlo: per raccontare la violenza di genere anche ai giovanissimi. Oltre il sensazionalismo delle cronache. E oltre il silenzio (delle vittime, e dei carnefici) che significativamente, in ebraico («elem»), ha la stessa radice della parola violenza, «alimùt».

Pubblicato dall’editrice Mammeonline (pp. 184, euro 13), il libro è nato da un’idea dell’affermata scrittrice siracusana Annamaria Piccione, subito (r)accolta da un’altra donna dalla parte delle ragazze e dei ragazzi, l’editrice Donatella Caione: chiedere a note autrici italiane di oltrepassare la linea d’ombra di molti tabù e raccontare liberamente alle ragazze e ai ragazzi – più esposti e vulnerabili alle trappole dei malintenzionati – tutte le conseguenze dell’“amore criminale”. Ossia del sedicente amore-possesso fino all’annullamento dell’altro. Quello, appunto, che «Chiamarlo amore non si può». E conoscerlo, con le sue lusinghe e i suoi inganni, può magari aiutare a evitarlo. O a prevenirne i danni devastanti.

A rispondere all’appello sono state autrici affermate (tre campane) come Anna Baccelliere, Alessandra Berello, Rosa Tiziana Bruno, Fulvia Degl’Innocenti, Ornella Della Libera, Giuliana Facchini, Ilaria Guidantoni, Laura Novello, Isabella Paglia, Daniela Palumbo, Elena Peduzzi, Cristiana Pezzetta, Annamaria Piccione, Manuela Piovesan, Livia Rocchi, Maria Giuliana Saletta, Chiara Segrè, Luisa Staffieri, Annalisa Strada, Pina Tromellini, Pina Varriale, Laura Walter, Giamila Yehya. Voci, timbri, sguardi e cifre stilistiche differenti, di scrittrici diversamente ispirate da fatti attuali di cronaca, che hanno tuttavia saputo cogliere, in molti casi, la sfida di affrontare il doloroso e vasto campionario degli orrori contro bambine, ragazze e donne (pedofilia, stupro, incesto, violenza sessuale di branco, molestie morali, lesioni psicologiche, stalking, diritti negati, e via elencando). Talvolta, trasfigurandolo e sublimandolo efficacemente con un registro surreale (come fa Annalisa Strada in «Taddeo e la pasticcera»), altre volte utilizzando in modo originale il paradigma fiabesco (Rosa Tiziana Bruno con «L’intervista» e Luisa Staffieri con «Prove di futuro»); più spesso entrando con realismo, a gamba tesa, nella psiche e nel corpo di ragazzine preadolescenti vittime ad esempio della droga dello stupro (Anna Baccelliere, «Sugar»), o delle molestie di un pedofilo straniero (Ornella Della Libera, «La ragazzina delle 06:30»), dello stalking da social network, o della devastante violenza di gruppo (Giamila Yehya, «Fuori»), dell’abuso minorile da parte di adulti senza scrupoli (Daniela Palumbo, «La fine di un inganno» e Maria Giuliana Saletta, «A little Princess») o di un padre manesco con la madre, la quale trova infine la forza di liberarsi in tempo dalla sua prigione domestica (Isabella Paglia, «Marta libera tutti»), mentre qualcun’altra, invece, finisce nel sangue (come racconta il piccolo orfano di una donna uccisa dal compagno protagonista del racconto della Piccione, «La porta chiusa»).

Storie di ordinaria follia della porta accanto vissute, sulla carta come nella realtà, da bambini, ragazze e ragazzi nei quali i giovani lettori possono rispecchiarsi, interrogarsi e confrontarsi, sull’onda delle emozioni veicolate dalle autrici: con l’intento sotteso di superare l’analfabetismo affettivo e gli stereotipi che affliggono - ad ogni latitudine - i rapporti tra i due sessi, per avviare un cammino di crescita reale e stanare, così, la misoginia strisciante che si annida ancora oggi ovunque. Dalla più tenera età. Un obiettivo ambizioso, declinato anche nella scelta delle autrici di devolvere i proventi del libro a un progetto contro le mutilazioni genitali femminili in Burkina Faso dell’Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo, Onlus nata nel 1981 per affermare i diritti delle donne del Sud del mondo) e realizzato in un mosaico eterogeneo, che con tutti i suoi chiaroscuri - anche in vista del 14 febbraio con il suo strascico di stucchevoli riti consumistici legati a San Valentino - può diventare insomma un dono prezioso da diffondere, oltre che un originale (e necessario) strumento di confronto nelle scuole. Perché più e meglio che con le leggi, la piaga della violenza si debella cambiando precocemente, con l’educazione, modelli. Linguaggi. In una parola: mentalità.Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre, 18:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA