Angela Iantosca e il rapporto madre-figlio quando c'è di mezzo una tossicodipedenza

Venerdì 17 Dicembre 2021 di Alessandra Farro
Angela Iantosca e il rapporto madre-figlio quando c'è di mezzo una tossicodipedenza

Angela Iantosca con il suo ultimo libro "La scimmia sulla culla - bambini in crisi di astinenza" (Edizioni Paoline) pone i riflettori su una problematica spesso ignorata e sconosciuta: la situazione in cui vertono i bimbi nati da una donna tossicodipendente. Lo fa, esplorando i centro di recupero, in cui intervista e recupera le testimonianze di giovani madri e non soltanto.

Qual è la situazione?
"Parlare con le mamme, raccogliere i dati e sentire la fine di questi bambini è terribile e non è possibile trovare alcun tipo di giustificazione, almeno per me, anzi è come toccare con mano l'inferno assoluto. Ho parlato con donne che hanno cominiciato a drogarsi a 12/13 anni. La maternità per non loro non è che l'effetto collaterale. Stiamo parlando di ragazze che non sanno cosa siano i sentimenti, perché la droga ti porta via tutto, comprese le emozioni. Queste giovani vengono incastrate da compagni altrettanto tossicodipendenti, vengono violentate, costrette a prostituirsi spronate dai compagni. La maternità così diventa un probloblema collaterale, la maggior pate di loro cerca di uccidere il feto. Alcune mi hanno detto con grande lucidità di aver fatto di tutto per uccidere il feto e che, nonostante tutto, il bimbo è venuto al mondo. Una delle cose piu drammatiche da sentire. Non sappiamo quanti di questi bam bimbi vengono al mondo: ci sono molti aborti spontanei, oltre a quelli cercati.

Cosa rischiano questi bimbi?
"Molti nascono prematuri, con malformazioni o problemi cardiaci o uno spettro autistico, altri nascono in crisi di astinenza. Immaginiamo la crisi su adulto trasportata su un bambino. Il male minore è l'uso del metadone durante lo svezzamento, per scalare la sostanza. Oltre alle patologie, l'uso di sostanze crea danni fisici negli adulti, figuriamoci in un feto. I bambini mostreranno negli anni difficoltà a interaigre con gli altri, ad apprendere, e maggior predisposiziono a cadere in una dipendenza, non tanto perché hanno ricevuto sostanze, ma perché si trovano a crescere in contesti socilai complessi".

Come bisogna agire per evitare questo?
"Se nasce un bimbo in crisi d'astinenza viene affidato ai servizi sociali, al tribunale per i minori, oppure ai nonni, ai fratelli, alle sorelle della mamma, che intanto viene inserita in una comunità di recupero. Se il programma lo prevede, il figlio raggiunge la madre a un certo punto. Ci sono anche i casi in cui non emerge la dipendenza, perché durante la gravidanza la mamma smette di drogarsi, ma, ovviamente, in quel caso, rimane comunque in quel contesto sociale".

Ci sono donne che superano la tossidipendenza grazie alla maternità?
"Racconto una di queste storie nel libro. Putroppo, però, queste donne smettono di botto, come se la maternità sia uno schiaffo che le riporti in sé, ma dopo l'allattamento riprendono a drogarsi. Se non si capiscono le ragioni che portano alla tossicodipendenza, il fatto che sia nato il bimbo rimane un elemento esterno e non riesce a sostituire un'analisi interna sulle ragioni dell'atto. La nascita del figlio è un'emozione temporanea, che distoglie dal malessere, non lo cura. Non si guarisce dalla tossicodipendenza finché non la si affronta".

Come si può cambiare la situazione?
"Bisogna fare prevenzione, evitare che le persone cadino nelle dipendenze a monte. Fare tanta prevenzione, piuttosto che repressione, che serve fino a un certo punto. Bisognerebbe parlarne fin dalle elementari, bisognerebbe ripristinare il dialogo tra i genitori e gli insegnanti e i genitori dovrebbero tornare a fare i genitori, non gli amici. Devono avere il coraggio di dire no. Troppo spesso vivono il ruolo con frustrazioni, si sentono in colpa a dire di no e cadono nei ricatti morali dai figli".

Come si può, invece, aiutare una persona tossicodipendente?
"Chiederse aiuto è il primo passo, da parte di un genitore. Se i parenti si accorgono che il figlio è tossicodipendente, non devono raccontarsi che sta vivendo un momento di passaggio, che non è vero, che la colpa è degli ormoni. Purtroppo, spesso i genitori hanno talmente tanta paura di scoprire quale sia il problema, sono tanto angosciati dal sentirsi dei falliti, che fanno finta di non vedere, mentre dovrebbero subito chiedere aiuto alle associazioni. Le famiglie non posso guarire da sole il figlio, solitamente non ne hanno la forza. Sono troppo coinvolte. Il familiare rischia di fare la cosa sbagliata, di cercare di comprendere, quando dovrebbe essere salemnte duro e determinato. Si tratta di un processo difficile. I genitori devono essre compatti e i figli devono trovare un muro. Non ci dev'essere apertura verso òa comprensione. La durezza è l'unico modo per salvare i figli".

 

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