Arriva in Italia «Fatti il letto», il best seller mondiale scritto dall'ammiraglio che catturò Bin Laden

di Ebe Pierini

Il discorso che tenne davanti ai laureandi dell’università del Texas, alla cerimonia di consegna dei diplomi, ha collezionato oltre cento milioni di visualizzazioni in rete. É da quelle parole che l'ammiraglio a quattro stelle della Marina americana William H. McRaveb ha tratto il suo libro diventato in breve tempo un best seller, numero 1 del New York Times per mesi e in corso di pubblicazione in 24 lingue. Un vero e proprio fenomeno editoriale che ne ha fatto un piccolo classico. “Fatti il letto” (Piemme) è stato pubblicato ora anche in italiano. L'autore non è un ammiraglio qualsiasi. McRaven, che ha lasciato il servizio attivo nel 2014 dopo 36 anni di servizio, è stato comandante dell’US Special Operations Command, a capo delle operazioni speciali condotte da tutte le forze dell’esercito, ha preso parte alle principali missioni americane in zone di guerra, dall’operazione Desert Storm, che aprì la prima guerra del Golfo, ad Enduring Freedom in Afghanistan, fino all’operazione Lancia di Nettuno in cui è stato ucciso Osama Bin Laden.

L'autore nel suo libro ha condiviso i dieci principi che ha imparato durante il durissimo addestramento da Navy Seal e che lo hanno aiutato a superare tutte le sfide che ha affrontato durante la sua vita. Si tratta di regole semplici che possono essere applicate da chiunque. A partire dalla prima che ha ispirato anche il titolo. “Se la mattina vi fate il letto, avrete portato a termine il primo compito della giornata – suggerisce McRaven - Questo vi darà una sensazione di orgoglio e vi incoraggerà a concluderne un altro e poi un altro ancora. Farsi il letto, inoltre, rimarca la consapevolezza che nella vita le piccole cose contano. Se non sapete fare bene le piccole cose, non ne farete mai di grandi”. Il secondo imprescindibile principio è che non si può pagaiare da soli. “Trovate qualcuno con cui condividere l’esistenza – prosegue - Fatevi più amici possibili e non dimenticate mai che il vostro successo dipende dagli altri”. Terza regola: misurare le persone dalla grandezza del cuore.

“É facile dare la colpa delle vostre sventure a qualche causa esterna, smettere di provarci perché credete che la sfortuna si accanisca contro di voi – ribadisce l'ammiraglio nel suo quarto insegnamento - È facile pensare che siano stati il posto in cui siete cresciuti, il modo in cui vi hanno trattato i vostri genitori o la scuola che avete frequentato a determinare il vostro futuro. Nulla potrebbe essere più lontano dal vero. La gente comune e gli individui eccezionali sono tutti definiti dal modo in cui hanno affrontato le ingiustizie della vita: Helen Keller, Nelson Mandela, Stephen Hawking, Malala Yousafzai”. Il suo quinto insegnamento consiste nella consapevolezza che gli insuccessi del passato rendano più forti e che “i veri leader devono imparare dai propri fallimenti, usare gli insegnamenti per motivarsi e non avere paura di riprovare o di prendere la prossima decisione difficile”. Buttarsi giù dall'ostacolo a capofitto è la sua sesta regola. “L’esistenza è una lotta e l’insuccesso è sempre dietro l’angolo ma coloro che vivono nella paura di fallire o nel timore delle difficoltà o dell’imbarazzo, non raggiungeranno mai il proorio potenziale – ammonisce McRaven - Se non mettere alla prova i vostri limiti, scegliendo ogni tanto di buttarvi giù dalla corda a capofitto, se non osate il massimo, non saprete mai che cosa è veramente possibile nella vostra vita”. Insegnamento numero sette: Non arretrare davanti agli squali. “Se non trovare il coraggio di tener testa ai prepotenti vi colpiranno – spiega l'autore - Nella vita, per raggiungere i vostri obbiettivi dovrete essere uomini e donne di grande coraggio. Il coraggio è dentro ciascuno di noi. Scavate a fondo e ne troverete in abbondanza”. E, nei momenti più bui, l'ammiraglio che ha catturato Osama Bin Laden invita a dare il meglio di sé. “Ad un certo punto tutti noi dovremo affrontare un momento buio nella vita. In quel momento buio, attingere alla profondità della vostra anima e date il meglio di voi” enuncia nella sua ottava regola. L'assestramento per diventare un navy seal è duro, estenuante. Corse su lunga distanza, nuotate in mare aperto, percorsi ad ostacoli, arrampicate sulla corda, sessioni interminabili di ginnastica e continuo pagaiare sul canotto gonfiabile, giorni e giorni senza dormire. Prove che rappresentano un’intera vita di sfide compressa in sei mesi. Un'esperienza che ha ispirato a McRaven il suo nono principio: quanto si è nel fango fino al collo occorre mettersi a cantare. Nella base di Coronato, in Florida, dove si addestrano i seals c'è una campana in ottone. Chi non riesce a sopportare le fatiche e le sofferenze del corso la suona e abbandona. L'ammiraglio McRaven regala agli studenti universitari e a tutti i suoi lettori un'ultima regola, la decima. “La vita è costellata di momenti difficili – ammonisce - Ma c’è sempre qualcuno a vui va peggio che a voi. Se passate le giornate a commiserarvi, a lamentarvi per come siete stati trattati, a maledire il destino, dando la colpa a qualcun altro o a qualcos’altro,allora la vita sarà lunga e difficile. Ma se vi rifiutate di rinunciare ai vostri sogni e affrontate le avversità a testa alta allora la vità sarà ciò che voi ne fate e potete renderla eccezionale. Non suonate la campana mai e poi mai”. Un decalogo che l'ammiraglio enuncia proponendo per ognuna di queste regole le storie di persone che ha conosciuto e che hanno segnato la sua esistenza. Dieci insegnamenti che possono aiutare a cambiare la “vita in meglio e forse anche il mondo”.







 
Lunedì 12 Febbraio 2018, 19:35
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1 di 1 commenti presenti
2018-02-20 16:51:33
Agli ufficiali il letto viene rifatto.Lo fanno da soli unicamente durante il periodo di addestramento e marcia(cosa che gli ufficiali,non sanno fare) Ha detto una palla,se gli togliete decorazioni tipo santuario,cappello e fascia da ispezione,gli resta la mutanda che non sa lavare.Una nave con solo ufficiali,affonda da sola attraccata alla banchina,senza aver mollato il corpo morto

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