Da Ulisse a Maradona, i perché di Napoli nel nuovo libro di Marco Perillo

di Gigi Di Fiore

Non è un libro di storia, fosse anche divulgativo. Il nuovo lavoro di Marco Perillo, 101 perché sulla storia di Napoli che non puoi non sapere edito da Newton Compton (pagine 432, euro 10), è invece un gustoso caleidoscopio di aneddoti e curiosità su Napoli tutte da leggere. Un atto d'amore dell'autore, giornalista de «Il Mattino» al suo secondo saggio, per la sua città. Due-tre pagine per ognuna delle 101 voci sono guide (e della guida turistica il libro ha anche il formato tipografico) agili per chi cerca spunti di conoscenza di una città dalla storia lunga oltre due millenni e mezzo. Spunti a colpi di aneddoti e curiosità che hanno un loro posto nella scala della conoscenza storica, come sostenne anche Benedetto Croce nel suo La storia come pensiero e come azione scrivendo: «L'aneddotica non è la storia, ma ha la sua intrinseca e buona ragione, e gli amori con lei non sono punto amori illeciti. Lo diventano solo quando si accenna a voler soppiantare con essa l'altra».

Una tentazione che Perillo, nella sua prosa chiara da cronista, rifugge. E si fa fluida la rassegna delle risposte ai 101 perché, che parte dalle origini dei miti greci. Le pagine accompagnano per mano, in maniera mai noiosa, mai ridondante, mai saccente, il lettore incuriosito da una città dai volti infiniti, dalla storia affascinante, dalle contraddizioni continue.

Un racconto per flash, con 101 spiegazioni parte di una collana editoriale della Newton Compton che prevede «perché» per ogni regione d'Italia. Scorrendo le curiosità che Marco Perillo ci regala, si entra nello spirito di una città che, come osserva l'autore, è «speciale mix di retaggio pagano e cristiano, di filosofia vetusta e moderna, di scaramanzia e raziocinio, di oziosità e grande ingegno, di crudeltà e slanci di cuore». E si spiega così l'amore che per Napoli provò Boccaccio, tanto da sentirsene integrato. Chi cammina per via Toledo intuisce che quella strada fu voluta da uno dei viceré più famosi dei due secoli di vicereame spagnolo: don Pedro. Ma quanti sanno che fu proprio don Pedro a voler mettere fine a quella che considerava una tradizione scandalosa, i riti orgiastici di origine pagana, facendo sbarrare molte grotte tufacee in cui si tenevano quegli appuntamenti. Molte si trovavano in via Chiatamone. E da allora, si ricorda nel libro, quella strada «finì per cambiare volto, diventando da luogo plebeo a un avamposto di ville nobiliari ancora oggi percepibile».

Ce ne è per tutti i gusti e per tutte le epoche: dai greci, ai romani, al ducato, fino ad arrivare agli angioini, agli aragonesi, ai viceré spagnoli. Non potevano mancare curiosità legate ai 128 anni del regno dei Borbone. L'ultimo periodo di autonomia di nazione della città capitale, prima che diventasse parte del regno d'Italia. Più che curiosità sono medaglioni su quei re: Carlo il fondatore, poi diventato re di Spagna; Ferdinando IV poi I delle Due Sicilie con la sua moglie Maria Carolina d'Austria; Ferdinando II che rifiutò la corona d'Italia che gli avevano proposto pochi mesi dopo il suo insediamento; Francesco II l'ultimo giovane e sfortunato sovrano di un regno che, attraverso più dinastie e vicissitudini, andò avanti per sette secoli. Un regno identificato, anche nel nome, con Napoli. Città dove molti hanno lasciato traccia e dove si sono consumate passioni di tanti personaggi della storia e dell'arte, come Virgilio, Caravaggio, il Domenichino, Giordano Bruno, Giacomo Leopardi.

Da qui partì la marcia su Roma, ricorda in uno dei suoi specchietti Perillo. L'aneddoto domina e dal passato remoto si arriva alla contemporaneità. Del resto, si sa, il presente ha ragione di esistere solo attraverso il tempo passato. E poteva mai mancare, in una rassegna, seppure veloce, di personaggi e curiosità, Diego Armando Maradona? Singolare il «perché» numero 100: «Perché il più grande calciatore ha giocato (e vinto) qui». L'incipit di queste pagine lega il più grande calciatore di tutti i tempi, che riuscì a regalare alla città due scudetti e una coppa Uefa, alla storia con una citazione di Pino Daniele: «Maradona ha rappresentato per Napoli qualcosa di molto importante: è stato il riscatto, il vanto della città. Quello che ha fatto lui a Napoli lo hanno fatto solo i Borbone e Masaniello». Alla fine, la dedica iniziale cuce e motiva le 101 pillole: «A tutti coloro che denigrano e offendono Napoli e i napoletani: non è mai troppo tardi per cambiare idea».



 
Giovedì 16 Novembre 2017, 22:29 - Ultimo aggiornamento: 8 Novembre, 00:00

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