Dal furto al falso il giallo Gioconda: «Ecco la verità su Monna Lisa»

di Francesco Mannoni

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A cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci, un saggio investigativo di Silvano Vinceti, Il furto della Gioconda (Armando editore, 192 pagine, 15 euro), rilegge alla luce di nuova documentazione, il più clamoroso furto di opere d’arte del ventesimo secolo. E sostiene che a rubare il capolavoro del maestro di da Vinci in modo rocambolesco il 21 agosto del 1911 non fu l’operaio italiano Vincenzo Peruggia, che per questo reato fu arrestato a Firenze nel 1914 (mentre tentava di vendere il dipinto a un antiquario), processato e condannato. Ma quello recuperato, era davvero il dipinto originale? Quello che si ammira al Louvre potrebbe essere una copia?
I veri esecutori del furto sarebbero due fratelli italiani anch’essi emigrati in Francia, Vincenzo e Michele Lancellotti, assoldati da un mercante e truffatore, un famigerato marchese Edmondo di Valfierno, che faceva la spola fra Parigi e Los Angeles vendendo opere d’arte false o rubate ai milionari americani. Fu lui a organizzare il furto, a far eseguire da un abile falsario, Yves Chaudron, ben sei copie del celebre ritratto che andarono a finire nelle mani di collezionisti americani (pagati fino a 300.000 dollari l’una) convinti di comprare l’originale. E la «Gioconda» che si ammira al Louvre potrebbe essere una di quelle copie. Al complicato accertamento dei fatti, Silvano Vinceti, scrittore, autore e conduttore televisivo di programmi storico-culturali della Rai, è venuto a capo dopo aver studiato nuovi e originali documenti costuditi negli archivi di Stato di Firenze. E ciò che ha scoperto gli consente di affermare che Vincenzo Peruggia, quel 21 agosto non entrò mai al Louvre e non rubò la «Gioconda».

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Sabato 16 Marzo 2019, 08:44
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