Erri De Luca: «I miei romanzi nati scalando i monti»

di Ugo Cundari

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Scrittore impegnato, dallo stile inconfondibile di periodi brevi e profondi come i passi di un camminatore tenace, Erri de Luca ama passeggiare. Qualche volta l'ha tentato di più il nuoto, l'andatura a fior d'acqua. «I gesti del nuoto sono i più simili al volo. Il mare dà alle braccia quello che l'aria offre alle ali; il nuotatore galleggia sugli abissi del fondo» dice, ma poi ha vinto la presa salda sul terreno, sul manto poroso di una città come Napoli dove è nato nel 50. Spesso, nei suoi libri, la celebra per le salite sulle quali arrampicarsi, non per il mare da contemplare.

De Luca, passeggiare aiuta a pensare o a distrarsi?
«Il ritmo regolare del movimento mi sgombera la testa e mi fa arrivare da fuori dei pensieri. Questa è la mia impressione, che siano spifferi che irrompono all'improvviso. Non sono cose solenni, ma associazioni, ricordi, battute, giochi di parole».

Che percorsi sceglie di solito?
«Vado in montagna e salgo su qualche cima. Evito la città. Preferisco andare in salita piuttosto che in pianura e preferisco il suolo sconnesso a quello lastricato o asfaltato. Non mi piace correre e non faccio jogging».

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Martedì 23 Luglio 2019, 10:08
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