Etruschi, studio sul Dna svela le origini: «Cugini stretti dei Latini e non arrivati dall'Oriente»

Sabato 25 Settembre 2021 di Laura Larcan
rievocazione storica al Museo Etrusco di Villa Giulia (foto FRACASSI/TOIATI)

E se gli Etruschi fossero i parenti più stretti dei Latini e quindi dei Romani? E se avessere origini locali in terra italica e non provenissero dall'Oriente? Civiltà tanto famosa quanto sconosciuta, con origini ancora avvolte da un'aura di mistero. Così come il cold case della loro lingua. Un rebus che potrebbe essere risolto in queste ore (e il valzer di riflessioni accademiche è già partito). Passaggio chiave è stato un complesso e vasto studio sul Dna, «il più grande mai realizzato sugli Etruschi, condotto da un team di studiosi internazionali, coordinato dalle Università di Firenze, Tubinga e Jena, cui hanno partecipato anche ricercatori del Museo della Civiltà di Roma, e pubblicato da Science Advance. Nel dettaglio, la ricerca ha esaminato il Dna di 82 individui vissuti in Italia nell'arco di quasi 2000 anni, dall'800 a.C. al 1.000 d.C, in dodici siti, tra Toscana e Alto Lazio. I risultati? Gli Etruschi «condividono il profilo genetico dei Latini della vicina Roma e gran parte del loro genoma derivi da antenati provenienti dalla steppa Eurasiatica durante l'età del bronzo».  

«E' sicuramente uno degli Studi più importanti degli ultimi anni, con ricercatori che vi hanno lavorato a partire dagli anni Duemila, quindi impegnandosi su questo problema del mistero delle origini - commenta Valentino Nizzo, direttore del Museo Etrusco di Villa Giulia di Roma che resta comunque obiettivo - I dati naturalmente confermano oggi che non è possibile una tesi del movimento in massa dall'Oriente, che è quella sostenuta dallo storico antico Erodoto. Ma già un approccio antropologico alla documentazione storica e archeologica aveva fatto capire da decenni che questo era un falso problema. Spostamenti in massa, che traslocano una cultura da un luogo ad un altro, in un periodo in cui quella cultura non ha ancora una formazione identitaria, perché quei processi non si sono avviati, hanno poco senso». 

Lo studio punta a fare luce su una cultura altamente avanzata, quella degli Etruschi, fiorita durante l'età del ferro nell'Italia centrale, e che ha incuriosito gli studiosi per millenni, coivolgendo storici illustri già dai tempi del greco Erodoto. Per quest'ultimo discendevano da gruppi migratori anatolici o egei. Per gli archeologici invece hanno avuto un'origine locale, ipotesi suffragata in passato da alcune ricerche sul  Dna antico. 

Lo studio ha anche rivelato «importanti trasformazioni genetiche associate a successivi eventi storici» con riferimento sempre all'Italia centrale: una, durante il periodo imperiale romano, legata alla commistione con le popolazioni del Mediterraneo orientale che probabilmente includevano schiavi e soldati trasferiti attraverso l'Impero Romano; l'altra nell'Alto medioevo, identificata con la diffusione di antenati dell'Europa settentrionale nella penisola in seguito al crollo dell'Impero romano d'Occidente.

Ma per Valentino Nizzo, infatti, la questione delle origini degli Etruschi è un «falso problema». «Tutti gli etruscologi seguono da anni la questione - continua Valentino Nizzo - anche con grande attenzione delle analisi del DNA antico, e sono stati fatti annunci in merito alla soluzione del cosiddetto mistero dell'origine degli Etruschi, orientati in due direzioni: quella che confermava la tesi di Erodoto relativa ad un'origine orientale, e quella che invece sembrava confermare la cosiddetta autoctonia degli Etruschi, risalente a Dionigi di Alicarnasso. Chi studia gli etruschi sa che non ci sono in realtà misteri delle origini poiché ogni cultura si forma nel tempo attraverso un lento processo identitario e culturale che nulla ha a che fare con i processi biologici che raccontano storie diverse, relative alla amplissima mobilità che l'uomo nella sua storia ha sempre avuto. Quindi la risposta al mistero dell'origine degli Etruschi è nella formazione della loro identità etnica che si colloca nel momento storico in cui più intensi sono stati i contatti nel Mediterraneo. E cioè è nell'VIII secolo a.C., con la prima colonizzazione nella nostra penisola: quello in cui maggiori sono i contanti commerciali anche con il mondo vicino orientale, e il confronto con altre culture diverse da quelle locali ha accentuato il processo di formazione delle identità. Per cui dopo l'Ottavo secolo, in particolare nel VII, diventa lecito parlare di Etruschi».

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