«Gomorra», ecco chi sono i due editor dietro il caso letterario del decennio

Venerdì 27 Dicembre 2019 di Massimo Novelli
Quattromilacinquecento copie per la tiratura iniziale. Poi, soltanto nel 2006, ben 550 mila copie vendute. Per il successo di Gomorra, insomma, bisogna certamente dare a Roberto Saviano ciò che gli spetta. Detto questo, però, di non minore rilievo è stato «l'influsso esercitato dal prezioso filtro editoriale» della Mondadori, che lo ha dato alle stampe. E «il merito specifico dell'équipe di editori operanti in Mondadori», tra tutti Edoardo Brugnatelli e la scrittrice Helena Janeczek, oltre ad avere creduto in Saviano, è stato quello soprattutto di «aver donato al testo da questi siglato una veste spendibile in termini narrativi e commerciali».

Lo afferma il giovane studioso anconetano Simone Del Latte, autore del recente saggio Dalle voci di Scampia al racconto di Saviano. La genesi di Gomorra attraverso il filtro mondadoriano, pubblicato dalle Edizioni Unicopli (pagine 106, euro 12). Si tratta di un lavoro critico, il suo, in cui ha voluto narrare e analizzare le diverse fasi che hanno condotto alla scrittura e quindi alla pubblicazione di Gomorra: ossia di un «romanzo-reportage», o un «saggio narrativo», fra «fiction» e giornalismo d'inchiesta, che ha raccolto molto denaro, tanti consensi e svariate polemiche.

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Nato con l'intenzione da parte di Saviano, ha rammentato Del Latte in un'intervista a Letture.org, di dare vita a un «tipo di narrazione capace di far conoscere i terribili fatti della sua terra ad una platea di pubblico ben più ampia di quella che leggeva i quotidiani locali», Gomorra diviene Gomorra, cioè il bestseller che tutti conoscono, attraverso il «rapporto di negoziazione sul testo» fra autore ed editore. Nel caso in questione l'uomo giusto al posto giusto è Brugnatelli, direttore della collana Strade Blu della casa editrice di Segrate. Saviano, puntualizza Del Latte, «aveva una sua idea di libro, Brugnatelli un'altra, e il compromesso tra i due fu Gomorra. Per farla breve, del primo fu preservato lo stile, del secondo il progetto dei contenuti narrativi da trattare, circoscritti all'area del casalese e del napoletano, invece che incentrati su tutto il territorio italiano, o persino oltre i confini nazionali». In entrambi, e in seguito anche nella Janeczek, c'è la convinzione che più che descrivere esattamente i fatti così come sono accaduti, è necessario «toccare nell'intimo il lettore, forzarne l'emotività, affinché comprenda il valore universalizzante dei fatti raccontati». L'assunto, dice Del Latte, è che «la sua testimonianza infatti è parziale». Famosa è la narrazione, in Gomorra, del funerale di Annalisa Durante, la ragazza di 14 anni uccisa a Forcella, il 27 marzo del 2004, nel tiro incrociato fra due bande rivali. Nel libro di Saviano diventa un simbolo di quelle ragazzine della Napoli popolare «che sembrano già donne vissute», prossime al matrimonio. Nella realtà, non nella finzione narrativa, invece, come rimarcherà la giornalista Matilde Andolfo, non «era una donna-bambina», né tantomeno «pronta a sposarsi con un camorrista o un morto di fame». Tuttavia, nota ancora lo studioso di Ancona, «nell'episodio in questione l'autore non sta raccontando un fatto di cronaca, sta descrivendo una realtà antropologica». Anche se lo fa, aggiungiamo noi, non con un personaggio d'invenzione, bensì attraverso la storia, il nome e il cognome, di una persona vera: una piccola vittima innocente della camorra.

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Il ruolo giocato dagli editori di Segrate, precisa sempre Del Latte, «nella partita per la valorizzazione del testo di Saviano non è stato affatto indifferente», non solo per il cosiddetto lavoro di «editing» del testo, anche al fine di avere un numero di pagine non tale da richiedere un prezzo elevato di copertina. La «mediazione mondadoriana», in buona sostanza, «ha donato corpo e sangue alla materia grezza raccolta dal giornalista-scrittore». Difficile dire chi da tutto ciò abbia guadagnato di più: se la Mondadori di Silvio Berlusconi, e Saviano, oppure il fronte, non troppo affollato, di chi si batte nella realtà quotidiana contro la camorra e le mafie. © RIPRODUZIONE RISERVATA