I forestieri tra truffe e paranoie:
libro-rivelazione di Salvatore Dama

Domenica 21 Giugno 2020
Salvatore Dama, giornalista e scrittore
Foresteria [For Hysteria] è un romanzo di 237 pagine che racconta “l’ospitalità imbruttita”. Ovvero, tutto ciò che di torbido, esilarante, imbarazzante gira intorno al mondo delle case in affitto per vacanze brevi. C’è Airbnb, il colosso americano diffusissimo anche in Italia, che racconta la versione patinata. E poi c’è Salvatore Dama, giornalista professionista al suo esordio letterario, che offre una descrizione del “lato b”, il retroscena. Il romanzo è anche un piccolo caso editoriale, se vogliamo. Edito in self publishing, ovvero senza una casa editrice, è riuscito a scalare la classifica di vendite Amazon fino a piazzarsi nella top ten della sua categoria (Narrativa, Vita Urbana) accanto ai titoli promozionati dalle Major dell’editoria. Ne parliamo con l’autore, 43 anni, originario di Aversa, che vive nella capitale da circa vent’anni.

Come è nata l’idea?
«Per un periodo mi è capitato di affittare appartamenti ai turisti nel centro di Roma. Qui lo fanno in tanti, per arrotondare. Così, attirato dal “fantastico mondo” della sharing economy, mi ci sono buttato pure io, senza mollare la mia professione giornalistica».

Nel romanzo racconti storie paradossali di turisti capricciosi, paranoici, nevrotici. Ma anche di gente del posto che si approfitta dei forestieri per truffarli. Quanto c’è di reale in queste pagine?
«E’ un’opera di fantasia. Però è chiaro che parte dall’osservazione della realtà. Spesso, quando mi trovavo in situazioni al limite del paradosso, mi dicevo: “Su questa roba ci scrivo un libro...”. E alla fine l’ho fatto. Mi piaceva l’idea di smitizzare la narrazione di Airbnb, che ha un approccio ideologico all’ospitalità, molto fricchettone, molto San Francisco, molto hippy. Di contro, a Roma, chi opera nel turismo spesso lo fa con la logica di mungere la vacca senza porsi tanti scrupoli. Quello che ne è venuto fuori è un ritratto di una sub-umanità abbastanza oscena, ma molto realistica».

Il linguaggio è esplicito e politicamente scorretto.
«E’ un romanzo underground. Ho scelto un tipo di scrittura “metropolitana”, “hip hop”. Era l’unico modo che avevo per raccontare una storia così pulp. Quelle pagine mi chiedevano di essere maltrattate e io l’ho fatto. E’ un ritratto dissacratorio. Non c’è amore, se non a pagamento. Non c’è una morale, ma miseria umana. Se avessi cercato il plauso dei benpensanti, avrei scritto un libro sulle Sardine».

Questo è il tuo esordio letterario.
«Tolta la mia attività giornalistica e alcune esperienze come ghostwriter, sì, è così. Avevo voglia di scrivere, ma mi mancava una storia. Poi è arrivato Foresteria [For Hysteria]. Avevo così chiaro in testa il progetto che si è scritto da solo, praticamente. In 14 giorni (e 14 notti)».

Perché due titoli?
«Perché ha due chiavi di lettura, una superficiale e una latente. Non è solo una storia di affittacamere. E’ il viaggio introspettivo del protagonista, che si fa sommergere dal lavoro per negare a se stesso una crisi depressiva. In questo mi ci ritrovo. Parlo tanto di cazzate, con gli amici, ma mai dei miei stati d’animo. Tendo ad ammassare tutto dentro. Scriverne, per me, è stato liberatorio, terapeutico».

Non hai un editore, hai scelto la strada dell’auto-pubblicazione. Perché?
«Sono un scrittore indie per scelta. Anzitutto ho guardato cosa succede negli Stati Uniti. Dove il self-publishing è cresciuto del 40 per cento in un anno. Da noi, poi, le case editrici erano già in crisi prima del Covid, ora stanno pure peggio. Le piccole, quando va bene, chiedono soldi per pubblicare. Loro all’autore. Le grandi editano un esordiente solo se esce da un reality. Allora ho fatto tutto da me, by-passando l’intermediario. Il romanzo è disponibile negli store digitali e in 4.600 librerie fisiche, su ordinazione».

Senza casa editrice, sei entrato nella top ten di categoria di Amazon.
«Premesso che in Italia la gente non legge e che bastano poche copie vendute per scalare la classifica, ti dico che, più dei numeri, mi interessano i riscontri delle persone che mi scrivono sui social per commentare il libro, i personaggi, per sapere se ci sarà un sequel».

Ci sarà?
«Sì, sono in fase avanzata di scrittura. Stessi personaggi, però calati nel mondo del fitness, delle palestre, del doping, delle nuove droghe sintetiche che dilagano a Roma Nord, del turbo-narcisismo. Oltre che giornalista, sono un personal trainer. Quindi è una realtà che conosco molto bene. Tanto da ambire a dissacrarla e ridicolizzarla, come ho fatto con Foresteria [For Hysteria]».



















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