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I primi pezzi di Ippolita Luzzo in 10 anni di Litweb

Venerdì 23 Settembre 2022 di Alessandra Farro
I primi pezzi di Ippolita Luzzo in 10 anni di Litweb

Ippolita Luzzo ricorda la sua vita in “pezzi”, che trascrive come pietre inamovibili di memorie passate. In “Il primo pezzo non si scorda mai – 10 anni di Regno della Litweb”, edito da Città del Sole, la scrittrice raggruppa il primo dei dieci anni di pezzi collezionati nel suo blog Litweb: piccoli tasselli di un puzzle che si costruisce pagina dopo pagina, ricordo dopo ricordo, riflessione dopo riflessione.

Gli anni raccolti dovevano essere dieci, invece ne è rimasto soltanto uno.
«Ho voluto festeggiare i dieci anni del mio blog con la pubblicazione dei pezzi più significativi per me. in realtà, l’idea è stata della casa editrice, con cui ho già pubblicato antecedentemente».

Perché i “pezzi”?
«Intendo la definizione “pezzi” nel modo giornalistico, nel senso di articolo: “Ho mandato il pezzo”, di dice in gergo. Quello che scrivo, però, più che pezzo giornalistici sono frammenti di pensieri. Non si tratta di discorsi grandi e lunghi, sono solo fogli, una parte di un tutto. In questo senso il pezzo può essere inteso anche come il pezzo del puzzle».

È una scrittura irriverente, ma personale.

«Nasce come esigenza personale, vivo a Lamezia Terme, dove ho pochi stimoli. Mi sento isolata e non riesco a comunicare come vorrei. Il web mi ha dato la possibilità.  È stata la mia ancora di salvezza, la mia zattera su cui trovare rifugio. Lì ho raccontato le mie sensazioni, la mia sorpresa di vivere ancora, e anche il mio confessore. La parte più difficile è non cadere troppo nel personale perché da confessore rischia di trasformarsi in confessionale. Dobbiamo mostrare ai lettori un giardino curato, come diceva Tabucchi, non esporli al nostro caos, soltanto così possiamo coinvolgere il lettore».

Cosa crede possano cogliere le generazioni più giovani dal suo libro?
«Mi sono rapportata a tutte le fasce d’età, anche ai ragazzi. Anzi, ho letto molto dei ragazzi agli esordi e sento la loro vicinanza. Ho insegnato e vado spesso nelle scuole e mi sento vicina al mondo dell’adolescenza, è come se non l’avessi mai abbandonata. Sentendomi vicina alla teenager che è in me, mi sento vicina a tuti gli adolescenti. L’età più complessa, in cui si avvicina la vita con entusiasmo, ma anche con molto pessimismo».

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