«Il giorno dei morti» di Siniscalchi: «Io, il commissario Ricciardi e De Giovanni»

di Erminia Pellecchia

«Il giorno dei morti», forse il romanzo più chiaroscurale di Maurizio de Giovanni, il più dolente e disperato della saga del Commissario Ricciardi. E non è un caso che la Bonelli abbia affidato la trasposizione a fumetti del libro al narratore di chiaroscuri Luigi “Sinis” Siniscalchi, tra i più versatili disegnatori della casa editrice milanese. Ne è nato un volume raffinato e fascinoso (sceneggiature di Sergio Brancato, Claudio Falco e Paolo Terracciano), da questa settimana anche in edicola.

Com’è nata la collaborazione?
«Sono stato contattato da Michele Masiero, direttore editoriale della Sergio Bonelli. Avevano bisogno di un tratto realistico e, visto i temi trattati, drammatico; tutt’oggi gli sono grato per aver pensato a me».

Aveva già letto qualche storia?
«No, all’epoca non lo conoscevo, mi furono regalati i quattro romanzi e ne fui subito affascinato».

Ha avuto mano libera?
«Avevo le indicazioni dei personaggi, studi disegnati dall’abile Daniele Bigliardo; per quanto riguarda tutto il resto, è frutto della mia immaginazione, supportata dalla documentazione fotografica e cinematografica - vitale, necessaria - della Napoli degli anni Trenta. Ho impiegato sei sette mesi di lavoro, vista la quantità di pagine, ben 176; credo di averci messo più del solito. In Ricciardi niente è lasciato al caso».

Da Dylan Dog a Nick Raider, Magico Vento, Demian... ha spaziato nell’horror, nel giallo, nel noir. Questo percorso ha influenzato il suo Ricciardi?
«Sicuramente mi sono portato dietro tutte le mie esperienze lavorative. Lavorare su generi diversi mi dà una rosa più ampia di scelte interpretative».

Ama la musica, c’è una colonna sonora per il tenebroso commissario?
«La musica mi accompagna da sempre. Qui mi sono divertito ad entrare nelle atmosfere “ricciardiane” con il jazz, quello più fumoso e indecifrabile».

Ha studiato al Sabatini. Il liceo ha festeggiato i 60 anni con una mostra, c’erano anche alcune sue tavole. Crede che il fumetto sia stato sdoganato?
«Certo! Non a caso il fumetto viene definito la nona arte».

Viene considerato tra i creativi della scuola salernitana del fumetto, quelli di Trumoon.
«Ho conosciuto Giuliano Piccininno, tra i fondatori del laboratorio, tramite un amico comune, Licio Esposito, che fece ospitare, nel 1985, Bruno Bozzetto al Sabatini. In realtà io volevo disegnare cartoni animati, ma Licio mi dirottò sulla strada del fumetto. Non lavorai mai per Trumoon, avevo solo 14 anni all’epoca, e trovai quello del fumetto, un mezzo più veloce e anche meno dispendioso per me».

Il suo rapporto con Salerno?
«Amo la mia città e quando non posso andarci - mi sono trasferito a Catania nel 2009 - mi faccio lunghe passeggiate su Google map».

Che progetti ci sono ora in cantiere?
«Sto lavorando al Magazine di Ricciardi, pubblicazione prevista per marzo 2019, l’episodio è “Mammarella” e, contemporaneamente,per il Dylan Dog Color Fest, su testi di Luigi Mignacco, interamente disegnato e colorato da me... insomma, salto tra gli anni ‘30 e il 2018!».
Venerdì 16 Novembre 2018, 20:42
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