CORONAVIRUS

Il lock-down visto attraverso gli occhi dei docenti nel libro di Alessandra Angelucci

Venerdì 20 Novembre 2020 di Alessandra Farro

“I docenti hanno coscienza a ogni tocco di polpastrelli: il loro cuore pulsa anche in apnea”, si presenta con questa frase il romanzo di Alessandra Angelucci, “Contatto, rivoluzione di una scuola virale”, edito da Castelvecchi. L’autrice, insegnante di lettere e giornalista, racconta attraverso la protagonista, Amelia, una docente, il suo primo mese di lock-down, tra insegnamento in remoto e i nuovi equilibri fatti di incontri virtuali.

Com’è nato questo libro?
“Parlando con l’editore di Castelvecchi, con cui avevo già intessuto una collaborazione in precedenza, della situazione, del lock-down. C’è stata questa unione di intenti di voler raccontare quello che stava accadendo nella mia quotidianità. Così ho proposto di raccontare dal punto di vista, sia giornalistico che didattico”.

In quanto tempo l’ha scritto?
“Mi ha aiutata sicuramente l’esperienza della scrittura giornalistica: dover sintetizzare in poche battute quello che si osserva, rende più veloci. Il libro è stato scritto nell’arco di un mese e mezzo come un diario, che va dal primo marzo fino alla fine del mese. Rende evidenti i momenti salienti del lock-down, facendo riferimento anche ai casi di cronaca che hanno riguardato il nostro paese”.

A chi è indirizzato?
“È indirizzato a tutti, perché è un lavoro che racconta tutto quello che abbiamo vissuto, nel mio cuore, penso di destinarlo in maniera privilegiata agli studenti e agli insegnanti italiani, che dopo i medici hanno fatto la differenza nell’affrontare questa emergenza che ci ha travolti”.

Il personaggio di Amelia ti rispecchia?
“Rispecchia fedelmente la mia persona: gli occhi di Amelia sono i miei occhi, gli stessi con cui all’interno del libro osservo il mondo nel mese di marzo, spaventati e impreparati di fronte all’esperienza della chiusura all’interno delle proprie case, ma sono anche i miei occhi da docente che, per la prima volta, come migliaia di docenti nel paese, mi sono trovata a dialogare soltanto attraverso monitor con i miei studenti”.

Cosa pensa, quindi, della didattica a distanza?
“Il libro è molto chiaro, io prendo una posizione netta, che ho anche esplicitato in altre forme di scrittura attraverso altri articoli: penso che la didattica a distanza, che adesso viene indicata come didattica digitale integrata, può avere un funzione complementare, ma non sostitutiva della didattica in presenza. Viene a mancare il cuore e anche lo spazio del processo educativo. Credo che, perché si possa effettivamente dare voce alla bellezza e all’efficacia di questo processo, si abbia bisogno di occhi che si incontrano e corpi che possano comunicare non verbalmente e avere uno spazio deputato all’incontro. La scuola è anche questo luogo in cui la formazione avviene attraverso il contatto con gli altri”.

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