«Il nome della rosa» successo in tv, torna il libreria «Il manuale dell'inquisitore» di Bernardo Gui

Lo stiamo vedendo in tv nella serie "Il nome della rosa". Un uomo spietato, integerrimo, intento a far rispettare i dettami di Santa Romana Chiesa attraverso la tortura, interpretato da Ruper Everett. Ma Bernardo Gui, implacabile inquisitore, è realmente esistito. Era un domenicano francese, che esercitò l'incarico di inquisitore a Tolosa, Albi, Carcassonne e Pamiers. Emise un totale di 930 sentenze contro gli eretici e fu responsabile di 42 esecuzioni capitali e di 307 condanne al carcere permanente.

In questi giorni la Newton Compton ripropone in libreria il suo libro più celebre: "Il manuale dell'Inquisitore", un testo che Gui (194 pag., euro 5,90) realmente scrisse come una sorta di "guida" per diventare inquisitori come lui. Un testo che fa venire i brividi a chi oggi lo legge, comprendente tutte le tecniche di torutura e di persuasione per estrapolare una confessione. A introdurlo, con una perfetta disquisizione su inquisizione e Medioevo, Marcello Simoni, autore di punta della Newton che ha dedicato più di un thriller all'epoca dei cosidetti "secoli bui". Che bui non furono, come egli stesso spiega:
«In realtà il Medioevo fu molte cose, buona parte delle quali guidò l’umanità verso il Rinascimento. Tuttavia risulta difficile interpretare uno dei principali aspetti che lo caratterizzarono: l’Inquisizione. Nata dal cuore dell’Occidente cristiano come un’ombra destinata a cambiare per sempre la storia della Chiesa, della società e del pensiero, questa istituzione si qualifica come un fenomeno di longue durée di cui, in parte, stiamo ancora subendo gli effetti. Un fenomeno che oggi, non solo nella cultura di massa, viene spesso associato alla figura di Bernardo Gui».
Mercoledì 6 Marzo 2019, 22:07
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