La Grande guerra: quando la Cirio
faceva le granate al posto dei pelati

di ​​Massimo Novelli

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La Grande Guerra 1914-1918 non fu soltanto la prima guerra totale dell’era moderna e un’immane carneficina con almeno dieci milioni di morti, peraltro una cifra approssimativa, tra i quali circa 650.000 soldati italiani. 
Fu un affare considerevole per diversi gruppi industriali, che si accaparrarono le commesse belliche. Basti pensare che, alla fine del conflitto, la Fiat di Torino era passata da 4.000 addetti a 40.000, e l’Alfa Romeo di Milano da 50 operai a 40mila. 
Nell’economia di guerra ebbero una parte e un profitto, sia pure inferiore a quello delle aziende meccaniche, chimiche e della gomma, anche le industrie alimentari. Come la Barilla di Parma, per esempio, e la Cirio di San Giovanni a Teduccio e di Castellammare di Stabia, che si trovò a fornire i ranci per la truppa ma pure le granate per il fronte, collocate nelle stesse scatole di latta utilizzate per il pomodoro e per le razioni di carne. 
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Domenica 25 Novembre 2018, 09:44
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