«Le Belve» di Manlio Castagna: «Così combatto la paura dell’incontrollabile»

Mercoledì 13 Maggio 2020 di ​Erminia Pellecchia
Ci sono luoghi che diventano malvagi perché malvagie sono state le persone che ci hanno vissuto. Luoghi di orrore puro abitati dal male. Luoghi inquietanti, letali, folli in cui ci troveremo ingabbiati, nostro malgrado, dalla scrittura affilata, brividi freddi sulla pelle, del duo all’esordio ma ben affiatato Manlio Castagna & Guido Sgardoli, autori di «Le Belve» (maggio 2020, Piemme, 256 pagine, euro 16,50). Un horror young adult dall’incredibile fascino notturno (i diritti cinematografici sono stati già venduti). Da comprare e leggere accompagnati, come suggerisce lo scrittore salernitano e volto amato del Giffoni Film Festival, dalle note sublime «Song to the siren» dei This Mortal Coil.

Castagna, ci dà un assaggio?
«Siamo nel ferrarese. Giulia e i suoi compagni di liceo si aggirano annoiati nel Boeri di Tresigallo sperando che la gita finisca presto. Non sanno che nell’edificio hanno trovato riparo tre rapinatori in fuga. Sono mascherati ed hanno soprannomi di animali. Prenderanno in ostaggio la guida, il professore e l’intera classe. È solo l’inizio dell’incubo: nell’ex sanatorio Giulia percepisce entità minacciose, a cui presto fanno seguito visioni surreali. Il Boeri si rivelerà un labirinto in cui spazio e tempo non appartengono alla dimensione del reale e le cui presenze raccontano di un passato fatto di storie terrificanti».

Com’è stato lavorare con un suo mito, il Premio Strega Ragazzi e Ragazze, Guido Sgardoli?
«Estremamente affascinante. Felice e facile, più del previsto. Le nostre scritture si sono trovate in sintonia incredibile, le idee rimbalzavano tra me e lui arricchendosi di passaggio in passaggio. Guido è davvero straordinario: pronto all’ascolto e magistrale nell’architettare la frase, il suono della parola, il riverbero dell’emozione».

Da Petrademone a Tresigallo, di nuovo un sonnolento borgo italiano diventa scenario di una quotidianità deviata...
«Niente mi affascina di più dell’orrore che si nasconde nelle pieghe della quotidianità, apparentemente innocua. È la grande lezione di David Lynch, che ha segnato la mia giovinezza di spettatore con Velluto Blu e Twin Peaks, e di Stephen King, il re del brivido per il quale sia io che Guido abbiamo una passione antica e vivissima».

Chi sono le belve? Ancora una volta ci trascina nell’eterna lotta tra bene e male.
«Le belve sono animali feroci che assecondano la propria natura di predatori. Ma sono belve anche tutte quelle persone in cui i demoni interiori hanno preso le redini dell’animo, della mente. Le belve siamo noi, o possiamo esserlo, diventarlo, in qualsiasi momento. Qui io e Guido però non abbiamo raccontato la lotta tra bene e male. Ne abbiamo eroso i confini, slabbrato gli orli. Qui bene e male cessano di essere categorie ben delimitate».

Nella saga di Frida sottolineava la differenza tra destino e scelta. E in questo?
«Nei confronti dell’orrore e del male che si scatena improvviso, scelta e destino lasciano il posto ad un altro elemento che guida le nostre azioni: l’istinto, una forza imperiosa, specialmente quando è istinto di sopravvivenza».

Nebbie e ombre, un’ambientazione che scava nelle nostre paure. Quali sono le sue?
«La paura dell’incontrollabile innanzitutto. la paura di trovarsi senza rete di protezione, specialmente quando sei un ragazzo e non puoi contare più sull’onnipresenza dei tuoi genitori. Ma anche la paura dell’ordinario che diventa straordinario». © RIPRODUZIONE RISERVATA