Sastri: pensieri, parole e teatro

Lina Sastri
ARTICOLI CORRELATI
di Federico Vacalebre

Per l’editoria, anche quella musicale, il mercato natalizio è ormai l’unico periodo ricco, o almeno non povero, dell’anno, tanto da spingere i protagonisti a tour promozionali veri e propri per invogliare il pubblico verso le possibili strenne natalizie. Succede così che oggi, in un giorno solo, si incrocino i Negramaro, alle 17 al centro commerciale Campania di Marcianise per presentare l’album «Amore che torni», ma anche Lina Sastri e Christian De Sica, attesi rispettivamente alle 18 e alle 21 alla Feltrinelli napoletana di piazza dei Martiri, l’attore protagonista di un’apertura serale speciale di lancio per il suo «Merry Christian», cd di canzoni natalizie che proporrà poi dal vivo al San Carlo il 27 dicembre.
Particolare l’appuntamento con la cantattrice, che presenterà il primo cofanetto dedicato alla sua produzione teatrale insieme con «Pensieri all’improvviso» (Guida, pagine 82, euro 15 con cd), ovvero una «Cantata del prima e del dopo», una raccolta di poesie e riflessioni in cui la Sastri confessa aver amato e vissuto (d’arte), si chiede se valga la pena continuare a vivere d’amore oltre che d’arte. Rime spezzate e baciate, autobiografiche e mascherate, in cui Ruggero Cappuccio, autore della prefazione, avverte una «natura marina», «il gioco del bradisismo, dell’alta e bassa marea che sommerge il passato e lo rivela, che inonda il presente, che addensa schiuma di rabbia gioiosa per ritirarsi un attimo dopo in una quiete attonita».
Ma perché interrogarsi «sul tempo, sulla vecchiaia, sull’amore, sulle oscillazioni di quello che fu e quello che è»? E il «prima» e il «dopo» rispetto a che cosa? «Sono parole semplici, scritte in un lungo lasso di tempo, dalla giovinezza agli ultimi anni. I riferimenti temporali sono così ovvi, anche se non è la datazione che conta, quanto il naturale scorrere dei giorni che diventa speciale solo in palcoscenico», spiega Lina: «Ho sempre scritto, senza dare troppo importanza a questo flusso di parole spontaneo, mai corretto. “La casa di Ninetta” è piaciuto, voglio trasformarlo in film, ora ho messo insieme parole più private e altre più collettive, sconforti e speranze, cotte e disamori. Gli artisti hanno più facce, pensate a Eduardo: nelle sue poesie emergeva un mondo più intimo, minimo, a volte leggero altre profondo, rispetto al suo straordinario teatro. Leggendomi qualcuno potrebbe pensare che non sono quella che sembro: e avrebbe ragione».
Tra i versi, ora in dialetto ora in italiano, spunta il mestiere dell’attrice, come note a margine scritte in camerino, magari dopo una replica della «Filumena Marturano» con la regia di Francesco Rosi ed un compagno come Luca De Filippo, «vinta, non amata/ dura, sola, mi sta uccidendo»: «Non è stata un’esperienza semplice, avevo come un’armatura addosso, mi sentivo ingabbiata, prigioniera, ero costretta in binari. Ma poi mi ha insegnato molto quella regola ferrea». Tra la parole spunta Napoli, come una «zoccola felice/ pecchè è viva, pecché respira, pecchè è pazza», o come un Pulcinella che non sa più cantare, che si vende, anzi si svende: «Sono pensieri di un po’ di tempo fa, ora la città sta meglio, stiamo imparando a venderci anche noi. Stiamo vivendo un periodo di rinascimento, non dobbiamo, come nostra tradizione, riconsegnarci al rimorimento. E lo dico da napoletana che delle sue radici non deve far bandiera: sono andata via a 17 anni perché vedevo i limiti della mia città. E li vedo ancora, con amore e rabbia».
Amore e rabbia che su cd hanno la voce recitante della Sastri adagiata sulle musiche di Salvatore Ferraiuolo, che nel videocofanetto della Lucky Planets testimoniano lavori come il digiacomiamo «Mese mariano», l’ortesiano «Corpo celeste», la veracissima « Lina rossa» e il mediterraneo «Cuore mio».
Martedì 28 Novembre 2017, 15:29 - Ultimo aggiornamento: 28-11-2017 16:32
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP