Addio al giornalista-documentarista Bruno Modugno: guidò i ragazzi alla scoperta del mondo con Avventura

Sabato 25 Luglio 2020

Il giornalista e scrittore Bruno Modugno, a lungo autore e conduttore Rai e documentarista di fama internazionale, è morto all'età di 87 anni a Roma: fra gli anni 60 e 70 era diventato un volto notissimo fra gli adolescenti che non perdevano una puntata di "Avventura" con servizi che ti facevano girare il mondo dopo la sigla di Joe Cocker che rivedeva i Beatles a modo suo e prima dell'arrivederci struggente affidato ai Procul Harum.

Joe Cocker e Avventura: una cover dei Beatles e una trasmissione che facevano scoprire il mondo -
di Paolo Ricci Bitti

Modugno è stato anche per un triennio volto del neonato Tg1 ed è considerato un'icona del mondo venatorio italiano per le sue battaglie in difesa della caccia, oltre che narratore di storie di cacciatori. Dal 2004 era autore e testimonial del canale monotematico Caccia e Pesca su Sky e autore e conduttore delle rubriche «Parliamo di caccia» e «Andiamo a caccia».

Modugno è stato il primo presidente della Federazione Italiana Discipline con Armi Sportive e da Caccia. Per il lavoro svolto e per i successi ottenuti sui campi di tiro internazionali era stato insignito dal presidente della Repubblica dell'onorificenza di Commendatore dell'Ordine «Al Merito della Repubblica italiana». Nato a Roma il 28 gennaio 1933, Bruno Modugno ha lavorato per undici anni nei quotidiani e rotocalchi, come cronista e poi inviato. Nel 1964 ha cominciato a collaborare con la Rai. Per trent'anni è stato autore e conduttore di programmi culturali e di grandi contenitori quotidiani di intrattenimento: «Racconti dal vero», «Pianeta», «Due per Sette», «La Parola e l'Immagine», «Arcobaleno», «L'Estate è un'Avventura», «Giorni di Festa». È stato coautore con Folco Quilici e Carlo Alberto Pinelli di una grande serie come «L'Alba dell'Uomo».

Modugno ha girato numerosi documentari dedicati alla ricerca etnologica, all'avventura, agli animali e all'ambiente. Ha scritto soggetti e sceneggiature per il cinema e la tv, il copione del musical di Gianfranco Reverberi liberamente tratto dalla commedia «La Presidentessa» e i testi di numerose canzoni. Insieme a Folco Quilici e Carlo Alberto Pinelli ha scritto il film per la Mgm «Il Dio sotto la Pelle», la cui sceneggiatura, pubblicata dalla Minerva Italica, gli ha valso il Premio Bergamo nel 1976. Ha scritto un libro di racconti («Roma by night», Vbe, 1958), saggi e alcuni romanzi. Con il suo primo romanzo, «Re di Macchia» (Rusconi Editore, 1977), era entrato nella cinquina del Premio Strega ed ha vinto il Premio 'Un Libro per l'Estate' e il Premio Nino Capodieci-Siracusa. Dalla storia di un cacciatore del romanzo di debutto è stato tratto l'omonimo film, da lui stesso scritto e diretto (Filmstudio-Mediaset). Con il suo secondo romanzo, «Cento scalini di buio» (Rusconi editore, 1979) ha vinto il Premio Vallombrosa. Con il suo terzo romanzo, «Cacciatore d'ombre» (Vallecchi, 1984) ha vinto il Premio Città di Piombino e il Premio Cypraea. L'ultimo romanzo, che conclude la quadrilogia maremmana, è «Ballata Saracena» (Editoriale Olimpia, 1999).

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