Morto Emanuele Severino, il filosofo che negava la morte: aveva 90 anni

Martedì 21 Gennaio 2020
Morto Emanuele Severino, il filosofo aveva 90 anni

È morto Emanuele Severino, il filosofo il 26 febbraio avrebbe compiuto 91 anni. Nei suoi tanti libri pubblicati e nelle tante conferenze a cui ha partecipato ha affrontato il tema del divenire e della morte, con un solo obiettivo: negarne l’esistenza. Emanuele Severino è scomparso a Brescia il 17 gennaio scorso, l’annuncio della morte è stato dato a funerali avvenuti.

Se ne va dunque uno dei maggiori filosofi italiani del secondo Novecento, famoso soprattutto per i suoi studi sull'ontologia, influente pensatore del nichilismo contemporaneo. Era nato a Brescia il 26 febbraio 1929, città dove ha sempre vissuto, fino all'ultimo. Laureato all'Università di Pavia nel 1950 discutendo una tesi su Heidegger e la metafisica sotto la supervisione di Gustavo Bontadini, Severino l'anno successivo ottenne la libera docenza in filosofia teoretica.

Dal 1954 al 1969 ha insegnato filosofia all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. I libri pubblicati in quegli anni entrarono in forte conflitto con la dottrina ufficiale della Chiesa cattolica, suscitando vivaci discussioni all'interno dell'Ateneo fondato da padre Agostino Gemelli e nella Congregazione per la dottrina della fede (l'ex Sant'Uffizio). In particolare suscitò scalpore il saggio «Ritornare a Parmenide», fulcro del suo pensiero che lo ha portato a teorizzare che l'intera storia dell'Occidente è storia del nichilismo. Dopo un lungo e accurato esame (condotto da Cornelio Fabro) la Chiesa proclamò ufficialmente nel 1969 l'insanabile opposizione tra il pensiero di Severino e il cristianesimo e il filosofi fu costretto a lasciare l'Università Cattolica.
 

 

Il filosofo, lasciata l'Università Cattolica, venne chiamato all'Università Cà Foscari di Venezia dove fu tra i fondatori della Facoltà di Lettere e Filosofia, nella quale hanno insegnato alcuni dei suoi allievi (Umberto Galimberti, Carmelo Vigna, Luigi Ruggiu, Salvatore Natoli, Italo Valent). Dal 1970 è stato professore ordinario di filosofia teoretica, ha diretto l'Istituto di filosofia (diventato poi Dipartimento di Filosofia e Teoria delle scienze e, oggi, Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali) fino al 1989 e ha insegnato anche logica, storia della filosofia moderna e contemporanea e sociologia.

Nel 2005 l'Università Cà Foscari di Venezia lo ha proclamato professore emerito. Dopo la pensione ha insegnato ontologia fondamentale presso la Facoltà di Filosofia dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Era Accademico dei Lincei e Cavaliere di Gran Croce e collaborava da alcuni decenni con il Corriere della Sera. Tra le sue numerose opere figurano: Note sul problematicismo italiano (1950); La struttura originaria (1957), Studi di filosofia della prassi (1962), Essenza del nichilismo (1972); Gli abitatori del tempo (1978); Legge e caso (1979); Le radici della violenza (1979); Destino della necessità (1980); A Cesare e a Dio (1983); La strada (1983); Il nulla e la poesia. Alla fine dell'età della tecnica (1990); Tautotes (1995); La gloria (2001); Storia, una gioia (2016); Il nichilismo e la terra (Mimesis, 2018). Ha pubblicato, inoltre, una storia divulgativa della filosofia (Filosofia antica, moderna, contemporanea, futura), e un manuale scolastico (Filosofia, 3 volumi)

Ultimo aggiornamento: 18:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA