Addio a Francesco Fiorentino: è morto a 76 anni l'editore di Totò

di Giovanni Chianelli

È scomparso martedì scorso, all'età di 76 anni, Francesco Fiorentino, esponente della Fausto Fiorentino editore, la casa che diede alle stampe A'livella di Totò. È stato il protagonista di un'editoria locale di qualità che ha sfornato titoli anche fortunati, come Così finirono i Borbone di Napoli di Michele Topa e Ferdinando IV re di Napoli di Vittorio Gleijeses, che fino agli anni Novanta sono stati veri best seller di settore, e dopo Oi vita oi vita mia di Luigi De Filippo e alcuni titoli di Gino Maringola. Era un raffinato intellettuale e fine conoscitore degli umori della città. Negli ultimi anni aveva tentato di aprire una libreria a Benevento, dove un infarto lo ha stroncato.

I Fiorentino, nel dopoguerra, avevano avviato la libreria che ancora adesso resiste in piazza del Gesù: Croce era ospite fisso e, più tardi, Spadolini diceva che quando passava da Napoli non poteva non fare un salto da quell'«editore libraro» beneficiato anche di una caricatura in Malacqua di Nicola Pugliese, dove venne parodiato in Sorrentino. Francesco era uno dei due figli e ha continuato l'opera del padre insieme al fratello Stefano, anche lui scomparso, con cui ha prodotto gli ultimi successi, una monografia su Frank Lloyd Wright e una silloge di pregio di Kisho Kurokawa. Recentemente aveva consegnato nelle mani del nipote Giovanni Conforti, sceneggiatore e musicista, una memoria sulla pubblicazione della famosa poesia del principe della risata. Lui ne fu protagonista diretto: «Mio padre Fausto considerava la televisione uno svago inutile. Unica eccezione per TV7, condotta da Lello Bersani. Fu così che udì per la prima volta A livella, nell'aprile del '63. Capì subito che doveva pubblicare quei versi», scriveva Fiorentino. All'incontro avrebbe partecipato anche lui. A fare da mediatori tra l'editore e Totò furono due firme del Mattino, Mario Stefanile e Carlo Nazzaro. Antonio De Curtis accettò subito, con tre condizioni: «La responsabilità è tutta vostra. L'edizione è a vostra totale spesa: je nun caccio na lira. E la prefazione sarà di don Carlo» disse Totò, in riferimento a Nazzaro. L'anno dopo sarebbe uscita la raccolta, baciata da un successo di vendite anche all'estero. Totò per sé aveva chiesto solo cinquanta copie. Gli finirono, mandò il suo assistente Cafiero a ritirarne altre venti, con l'intenzione di pagarle. Fiorentino voleva donargliele: «No, commendatore. Il Principe mi ha detto che voi avete rispettato gli accordi e non gli dovete nulla. Pretende quindi di pagare e se doveste insistere devo lasciare le copie».
 
Giovedì 11 Ottobre 2018, 12:00
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