Addio Massimo Mattioli, cannibale a fumetti: con le sue vignette ha segnato un'epoca

Martedì 27 Agosto 2019 di Diego Del Pozzo
La «generazione cannibale» che nella Bologna del 1977 innovò in profondità il fumetto italiano e internazionale perde un altro pezzo importante con la scomparsa, a 75 anni dopo una breve malattia, di Massimo Mattioli, il vulcanico e dissacrante artista, nato a Roma il 25 settembre 1943, che proprio in quel glorioso Settantasette di rivoluzioni e rinnovamento fondò, assieme a Stefano Tamburini, la mitica rivista «Cannibale», subito cuore pulsante del Movimento, arricchita dalle opere di altri artisti geniali e inclassificabili come Andrea Pazienza, Filippo Scòzzari e Tanino Liberatore.
 
Oltre che per le sue storie su «Cannibale», Mattioli è entrato negli annali del fumetto mondiale anche per i lavori pubblicati su «Frigidaire», per le avventure di «Pinky» (il celebre coniglio rosa fotoreporter creato per «Il Giornalino») e per quelle di «Squeak the Mouse» (ristampato a maggio in un bel volume da Coconino Press), la farsa splatter che avrebbe ispirato a Matt Groening i personaggi di Grattachecca & Fichetto ne «I Simpson». Pubblicato ad agosto 1982 proprio su «Frigidaire», infatti, il fumetto porno-splatter «Squeak the Mouse» racconta le deliranti avventure di un gatto e un topo che si ammazzano nei modi più violenti e truculenti possibili, proprio come i due cartoons simpsoniani. L'opera di Mattioli, all'epoca, ebbe una vasta eco anche negli Stati Uniti, dove finì sotto processo prima ancora della sua pubblicazione, a causa dei contenuti ritenuti osceni e pornografici. In aula, l'artista italiano fu difeso dallo storico del fumetto Maurice Horn e da Françoise Mouly (l'editrice di «Raw», la prestigiosa rivista indipendente di Art Spiegelman), i quali vinsero la causa.

Unanimemente considerato, in Italia e all'estero, come uno tra i più importanti e influenti fumettisti della sua generazione, Mattioli in carriera ha saputo spaziare con eclettismo nelle sue oltre mille storie realizzate dagli eccessi dell'underground alla leggerezza dei racconti per bambini, dallo splatter all'umorismo, dal porno al nonsense, dalla sperimentazione alla fantascienza, tra cartoonesco e pop, con uno stile che rimanda idealmente a una stagione irripetibile del fumetto italiano, quella a cavallo tra anni Settanta e Ottanta, quando la narrazione disegnata era piena zeppa di idee e inconciliabile con qualsiasi forma di compromesso.

La carriera di Mattioli inizia nel 1965 sul settimanale «La tribuna illustrata» e poi con la serie a fumetti «Il gatto califfo» per «Il Vittorioso». Dopo anni di lavoro intensissimo tra Italia e Francia, nel 1973 crea per «Il Giornalino» delle Edizioni San Paolo, il suo fumetto più longevo, «Pinky», le cui storie vengono pubblicate senza interruzioni fino al 2014. La svolta arriva nel 1977, quando fonda con Stefano Tamburini la fanzine underground «Cannibale», nella quale pubblica la prima storia fantascientifica e pulp dell'irriverente e bizzarro falco spaziale Joe Galaxy, altro suo celebre personaggio, poi pubblicato fino al 1992 sulle riviste «Il Male», «Frigidaire», «Comic Art» e «Lupo Alberto Magazine».

Sulle pagine di «Cannibale» e «Frigidaire», negli anni, propone tanti memorabili fumetti brevi, dissacranti e spesso estremi, come «Gatto Gattivo», «Microcefalus», «Bastardi», «Il caso Joy Division», «Guerra», «The Frog», «Tales of Fear», raccolti nei mesi scorsi da Comicon Edizioni nel volume «Bazooly Gazooly», pubblicato in occasione dell'omaggio che il salone internazionale del fumetto di Napoli ha dedicato quest'anno all'artista romano. Proprio con Comicon, che gli aveva attribuito il Premio Micheluzzi per «Pinky» nel 2010 e 2012, Mattioli aveva già collaborato nel 2018 alla realizzazione della grande mostra e del relativo catalogo «'77 Anno Cannibale». Tra gli altri riconoscimenti ricevuti in carriera, vanno ricordati almeno il prestigioso Phénix in Francia nel 1971, lo Yellow Kid a Lucca Comics 1975 e il Romics d'Oro nel 2009.

Mattioli ha pubblicato nel corso degli anni su numerose altre riviste italiane («Alteralter», «Corto Maltese», «Blue»), ma anche francesi («Artefact», «L'Écho des savanes», «Lapin») e spagnole («El vibora»), oltre che in veste di illustratore per magazine come «Vogue» e «Vanity Fair». Ha esposto le sue opere presso la Galleria d'arte moderna di Bologna nel 1982, nello Studio Marconi Gallery nel 1984, nello Spazio Memphis nel 1985, allo Swatch Street Painting di Basilea nel 1987, al Salão di Lisbona nel 1999 e al Musée des arts décoratifs / La galerie des jouets di Parigi nel 2007. Ad aprile, problemi di salute gli avevano impedito all'ultimo momento di essere presente alla Mostra d'Oltremare di Napoli in occasione del Comicon 2019, per presenziare alla mostra delle sue tavole e alla pubblicazione del volume «Bazooly Gazooly», alla cui cura editoriale, però, si è dedicato con attenzione quasi maniacale, per quello che gli appassionati conserveranno quasi come una sorta di testamento artistico.

Nel corso della sua lunga carriera, Massimo Mattioli ha affiancato all'attività di fumettista e illustratore anche quella di soggettista e sceneggiatore per il cinema e la televisione e nel 1989 ha firmato il videoclip di «Change his ways» del cantante britannico Robert Palmer. Ultimo aggiornamento: 14:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA