Napoli, alla Biblioteca nazionale la prima mostra in assoluto dedicata ai codici purpurei

I codici esposti alla Biblioteca nazionale di Napoli al centro anche di indagini scientifiche. Ingresso gratuito

Uno dei manoscritti più preziosi in esposizione
Uno dei manoscritti più preziosi in esposizione
Giovedì 30 Novembre 2023, 19:06
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Due manoscritti in pergamena purpurea, vergati in inchiostri d’argento e d’oro, il più antico del V secolo, impreziosiscono la mostra «Di porpora e di luce. Forma e materia dell’antico nei codici della Biblioteca nazionale di Napoli». Si tratta del primo allestimento in assoluto dedicato ai codici con fogli in pergamena purpurea: attraverso opere antiche, medievali e rinascimentale, si racconta così l’avventura plurisecolare di un prodotto librario che ha segnato la storia della cultura occidentale, cambiando nei secoli forma, significato e funzione, ma mantenendo il suo valore simbolico. Il particolarissimo colore, associato all’idea di ricchezza e in origine alla figura dell’imperatore, con l’avvento del cristianesimo viene messo in relazione al sacrificio di Cristo, ma anche alla sovranità della Chiesa che adotta le icone del potere immanente.

In particolare, i pezzi più importanti sono un Vangelo ravennate (ex Vindob.

Lat. 3) che contiene frammenti dei Vangeli di Luca e Marco, tra i più antichi codici purpurei conservati nei musei e biblioteche europee, e un Lezionario (ex Vindob. Gr. 2) databile tra il IX e il X secolo, di committenza imperiale bizantina, come sembra suggerire il signum crucis con iscritto il nome “Basilius”, probabilmente un riferimento a Basilio I il Macedone o a Basilio II. Entrambi i manoscritti appartenevamo al convento di San Giovanni a Carbonara e, dopo varie vicende, sono stati trasferiti alla Biblioteca nazionale di Napoli. 

Dopo l’età carolingia, l’uso di realizzare lussuosi codici con fogli in pergamena color porpora, riprende vigore a Padova intorno alla metà del Quattrocento, quando la città è frequentata da maestri come Donatello e Andrea Mantegna, campioni di un nuovo linguaggio artistico che guarda al mondo antico come principale modello di riferimento. Dal Veneto a Roma, attraverso la circolazione di libri, artisti e committenti, nella seconda metà del Quattrocento la moda del codice "all’antica" e il revival dei purpurei si diffondono anche nella Napoli aragonese (1443-1501).

Testimone esemplare della circolazione di artisti e di opere è il "De Officiis" di Cicerone (ms. IV.G.65), realizzato nell’Urbe verso il 1470 dal calligrafo Bartolomeo Sanvito e dal miniatore Gaspare da Padova per un membro della famiglia Gonzaga di Mantova. Alla stagione rinascimentale, e a Napoli in particolare, si ricollegano cinque manoscritti. Sono questi i codici realizzati nella seconda metà del Quattrocento per la celebre Biblioteca napoletana dei re d’Aragona o per committenti meridionali di alto rango: il bellissimo Breviario di re Ferrante d’Aragona (ms. I.B.57), il Libro d’ore (ms. XIX.27), le Sentenze in volgare di Plutarco (ms. XII.E.34), la Raccolta di testi grammaticali (ms. San Martino agg. 86) e infine l’Opera di Apuleio (ms. CF.3.7), concesso in prestito dalla Biblioteca e complesso monumentale dei Girolamini, unico esemplare in mostra che ha un foglio in pergamena di colore ocra (detta crocea dal colore dello zafferano, o croco), realizzato per il raffinato bibliofilo Andrea Matteo III Acquaviva (1458-1529), duca d’Atri

La mostra include anche una sezione in cui sono esposte fonti letterarie che documentano la diffusione dei codici purpurei e l’uso e il significato della porpora attraverso i secoli, e si chiude con una sezione dedicata alla tintura della pergamena e ai coloranti utilizzati per ottenere il colore porpora nelle sue diverse tonalità. Sui manoscritti esposti sono state anche effettuate analisi diagnostiche con tecniche avanzate non invasive sotto la guida di Maurizio Aceto (dipartimento per lo Sviluppo sostenibile e la Transizione ecologica dell’Università del Piemonte Orientale), Angelo Agostino (dipartimento di Chimica dell’Università di Torino) e Marcello Picollo (Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” – Cnr).

Ingresso gratuito da domani fino al 6 febbraio. L'esposizione è possibile grazie alla collaborazione tra il dipartimento di Lettere e Beni culturali dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” (Teresa D’Urso e Giulia Simeoni) e la Biblioteca nazionale “Vittorio Emanuele III” (Daniela Bacca), come sottolinea la direttrice Maria Iannotti, «sempre prodiga nel donarci bellezza e occasioni di ricerca scientifica».

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