Il Premio Serao alla Nafisi, gala al San Carlo

di Titta Fiore

Matilde Serao aveva il coraggio, la tenacia, la forza di imporre le proprie idee in una società governata dagli uomini. Scriveva di donne e per le donne senza mai essere, non volle mai essere, femminista. Coltivava con volontà caparbia la sua personalità duale: entusiasmi e furori, malinconie e abbandoni rivendicati con uguale passione. Le intuì il giovane Scarfoglio, le sfaccettature di quel carattere così speciale, spiegando in una famosa lettera non priva di spietatezza le ragioni del suo innamoramento: «Questa donna tanto convenzionale e pettegola e falsa tra la gente e tanto semplice, tanto affettuosa, tanto schietta nell'intimità, tanto vanitosa con gli altri e tanto umile meco, tanto brutta nella vita comune e tanto bella nei momenti dell'amore, tanto incorreggibile e arruffona e tanto docile agli insegnamenti, mi piace troppo, troppo».

Donna Matilde sapeva piacere e sapeva farsi spina nel fianco del potere. Nel privato e nella vita pubblica non abbassò mai la testa. Concepiva la scrittura come un fioretto capace di incidere nel corpo vivo della società e non come sterile strumento di «descrizioncelle colorite di cronisti con intenzioni letterarie». Andava al di là delle belle forme perché voleva arrivare a trovarsi faccia a faccia con il crudo disvelamento della realtà. Attraversò la storia di Napoli a cavallo tra fine Ottocento e inizi Novecento denunciandone senza cedimenti i mali, ma della città nata dalla sirena Partenope che l'aveva accolta bambina seppe raccontare anche la leggerezza, i cambiamenti del costume, i fuochi d'artificio della cultura. 

Ad un talento così multiforme, così incontenibile, si ispira il riconoscimento letterario che porta il suo nome. Il Premio Serao, promosso e organizzato da «Il Mattino» sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica per rendere omaggio alla sua cofondatrice a 126 anni dalla nascita del giornale, è dedicato a quelle scrittrici che uniscono al piacere della narrazione il rigore del reportage, in un mix di linguaggi capace di restituire a tutto tondo la complessità di uno sguardo sul mondo. Quest'anno la giuria allargata composta da tutta la redazione del «Mattino» e dagli editorialisti, gli scrittori, i collaboratori illustri del giornale, ha deciso di assegnare il riconoscimento ad Azar Nafisi. Iraniana ora residente negli Stati Uniti, l'autrice di Leggere Lolita a Teheran testimonia con il complesso delle opere e con lo stile di vita quanto sia importante l'immaginazione nella lotta per la conquista e la custodia delle libertà individuali e dei diritti umani. Nell'anno che ha riportato in primo piano la questione dei rapporti di genere sull'onda purtroppo crescente di drammatici casi di cronaca e dello scandalo molestie, un premio al femminile, e a una scrittrice di grande prestigio internazionale, ci sembra un bel modo di accendere un faro su problemi che toccano la coscienza critica di tutti e di ciascuno.
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Domenica 13 Maggio 2018, 08:00 - Ultimo aggiornamento: 13-05-2018 13:44
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1 di 1 commenti presenti
2018-05-13 08:21:50
Sarà possibile possibile che qualche sedicente intellettuale un giorno possa mettersi in una posa diversa da quella di pseudo intelligente?

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