Peppe Lanzetta ricorda il suo Pino Daniele: «Nella grotta di Geremia alla Sanità, dove tutto iniziò»

Mercoledì 4 Dicembre 2019 di Peppe Lanzetta
Per gentile concessione dell'editore Colonnese pubblichiamo un brano del libro di Peppe Lanzetta «Pinotto»

Nella Sanità, nei pressi del cimitero delle Fontanelle, c'era La Grotta di Geremia, un anfratto, dove si faceva musica gestito da Enzo Ciervo, straordinario cantante scomparso da anni, voce dei Batracomiomachia.
Enzo, detto Geremia Blu, aveva un aspetto particolare, capelli lunghi molto ricci su un viso alquanto segnato da miserie e sofferenze, ma la sua voce era unica. Faceva ridere, gli ho voluto molto bene, anche se confesso di avergli fatto scherzi e tiri mancini che forse avrei potuto risparmiargli.

Dalla Grotta di Geremia sono passati tutti i musicisti napoletani e molti di quelli romani che approdavano a Napoli: gli Osanna di Lino Vairetti, Jenny Sorrenti, Dante Pica, Rino Zurzolo, Rosario Jermano, Gianni Battelli, i fratelli Giglio, i fratelli Fiorenzano, Enzo Avitabile, Città Frontale, Aquile Reali, Balletto di Bronzo, Paolo Raffone, e poi manager, discografici, e tanta gente dello spettacolo. C'era un'acustica bestiale e come sala prove era ottima.
Ed è proprio nell'anfratto di Enzo che, prima col gruppo e poi da solista, musicalmente sei nato tu, caro Pino.
All'epoca eri fidanzato con Maria Cusati, che faceva l'operaia nella fabbrica di scarpe di Mario Valentino. Giravate in una Fiat 500 celeste. Maria era una compagna della sezione Mazzella del PCI di Capodimonte, dove si ritrovavano i cosiddetti «pigliati di fame», un assembramento di amici dediti alla musica, all'arte, tutti senza una lira ma animati da una voglia pazzesca di cambiare il mondo. Eravamo giovani belli e ingenui. Tra loro c'era Enzo Canoro, un cantante e chitarrista eclettico che poi divenne il tuo bassista quando incidesti il primo 45 giri, «Che calore» e «Fortunato».

Per anni ogni volta che lo incrociavo gli urlavo: «Enzo Canoro, basso elettrico in Fortunato e Che calore!» E lui rideva. Era il 1975 quando, con alcuni compagni della sezione Mazzella, prendemmo parte a una commedia sulla rivoluzione Partenopea intitolata «Napoli 1799 - Una repubblica». Debuttammo al Teatro Mediterraneo. Quello per me fu l'esordio su un palcoscenico. Tu, un babbassone alto e grosso, vestito da popolano, suonavi.
Non dimenticherò mai quanto eri buffo con la chitarrella e il mandolino. Facevi ridere.
Quanta dedizione con quella compagnia, credevamo di essere il Piccolo di Milano. Non so che fine abbiano fatto Ciro Sinacra, Paolo Rubino, Guido di Paolo, Antonio Addati, Alfonso Trapani... e poi Erminia e Patrizia Sgueglia, Maria Cusati.

Mentre scrivo, mi assale il profumo di gioventù. Nessuno di noi poteva immaginare che saresti diventato il grande e immenso Pino Daniele, che avresti suonato con Wayne Shorter, Eric Clapton, Pat Metheny, Nanà Vasconcellos, Gato Barbieri, Pino Palladino, Mel Collins, Steve Gadd, Alphonso Johnson... che meraviglia!

Dopo le prove, dalla Grotta di Geremia ci trasferivamo nella Cantina del Gallo, una pizzeria di quartiere anonima, che traboccava d'affetto, d'amore, di gioia e di partecipazione indescrivibili. Tra quei tavoli ho fatto le mie prime performance teatrali. La gente rideva e nessuno protestava. Enzo Ciervo sulla pizza si faceva mettere un uovo crudo, così gli piace- va mangiarla. Disgustoso! E Rosario, il pizzaiolo, lo accontentava sempre, giustificando quel gusto incomprensibile con un: «Quelli so' artisti!».

La Grotta era frequentata anche da Claudio Mattone, musicista napoletano trapiantato a Roma, autore di alcune delle più belle canzoni italiane degli anni Sessanta e Settanta, poi produttore di Eduardo De Crescenzo e autore del musical «Scugnizzi». Claudio è sempre stato un uomo simpatico, amava ridere e divertirsi. Lo conoscemmo nel suo mitico studio di registrazione Quattro Uno di Roma, che si trovava sulla via Nomentana al numero civico 1111. Anche da lì è passato tutto il meglio della musica italiana. E per registrare il tuo primo 45 giri, ci finisti pure tu in via Nomentana 1111.

Quando Claudio veniva a trovarci a Napoli, assisteva a un episodio comico che lo faceva molto divertire. La sorella di Geremia, Assunta, che abitava vicino al locale, a ora di pranzo, quando la pasta era pronta a tavola, si affacciava al balcone e urlava: «Enzo! E vermicielle!» Quando Mattone scopri che imitavo la voce della sorella di Enzo alla perfezione, ogni volta che c'incontravamo a Roma, oppure gli telefonavo, mi chiedeva: «Peppe mi vuoi fare un po' la voce di Assunta?» Io felice lo accontentavo: «Enzo! E vermicielle!». © RIPRODUZIONE RISERVATA