Covid 19: come le mafie potranno sfruttare la pandemia per infiltrarsi nel tessuto economico

Domenica 31 Gennaio 2021
Covid 19: come le mafie potranno sfruttare la pandemia per infiltrarsi nel tessuto economico

Che il coronavirus non lascerà tracce solo nelle nostre vite ma anche nella nostra economia è un dato di fatto. Secondo l’Istat il 38% delle aziende italiane già a giugno 2020 segnalava sofferenza  ed il 51,5% delle imprese preventivava che sarebbero sopraggiunti problemi di liquidità entro la fine dell’anno. Un’emergenza sanitaria ma anche economica che rappresenta un’occasione ghiotta di profitto per le mafie. Nicola Gratteri e Antonio Nicaso in “Ossigeno illegale” (Mondadori) ci spiegano, dati ed esperienze acquisite alla mano, come le mafie saranno in grado di cavalcare questa emergenza e approfittare della pandemia in corso per radicarsi ulteriormente sul territorio. Da sempre infatti la criminalità organizzata sfrutta eventi drammatici e crisi per accrescere i propri affari.

“Le mafie riescono a adattarsi con grande velocità ai traumi che colpiscono le popolazioni, sfruttando ogni cataclisma naturale e ogni congiuntura economica” scrivono Gratteri e Nicaso. L'epidemia di colera che nell'Ottocento decimò la popolazione di Palermo e Napoli, i terremoti di Reggio Calabria e Messina del 1908, il sisma della Valle del Belice del 1968, il terremoto in Campania e Basilicata del 1980, quello del 1997 in Umbria, il sisma de L’Aquila del 2009 e quello dell’Emilia Romagna del 2012 per finire con il terremoto delle Marche del 2016: tutti eventi che hanno prostrato l’Italia e hanno consentito al malaffare di lucrare sui drammi di un Paese ferito e sulle ricostruzioni post – sismiche.

A non risentire minimamente della crisi sono quindi le mafie secondo i dati forniti dal ministero dell'Interno. Tra marzo e luglio 2020, i reati ascrivibili a organizzazioni criminali sono sensibilmente aumentati rispetto allo stesso periodo del 2019, toccando un picco del +17% per quanto riguarda il riciclaggio e il reimpiego dei capitali. A causa della pandemia c’è esigenza di liquidità, le aziende e le famiglie arrancano. Come già accaduto in passato c’è il rischio di assistere all’ “assalto delle mafie ai contributi erogati per fronteggiare pandemie e terremoti”. Gratteri e Nicaso citano come esempio l’affare dello stoccaggio e dello smaltimento dei rifiuti soprattutto in un momento come questo in cui ci sono da smaltire tamponi, mascherine, guanti. Lo stesso capo della polizia, Franco Gabrielli ha sottolineato che l’emergenza determinata dal coronavirus “rappresenta una situazione inedita e gravissima che costituisce uno scenario di indubbio interesse per la criminalità organizzata”. In un documento inviato all’Interpol, lo stesso Gabrielli ha evidenziato che la massima attenzione è stata rivolta “ai comparti economici che non hanno mai interrotto la propria operatività, come la filiera agro-alimentare, il settore dell’approvvigionamento di farmaci e di materiale medico-sanitario, il trasporto su gomma, i servizi funebri, le imprese di pulizia, sanificazione e smaltimento di rifiuti”.

Inoltre, durante il lockdown molte persone che non avevano mai usato social network e app hanno cominciato ad usufruirne per comunicare ed acquistare beni e servizi. Come conseguenza sono aumentati i reati online, ma soprattutto le truffe, mediante il sistema della compravendita di beni inesistenti o contraffatti. L’Europol ha annunciato che oltre 500.000 account di Zoom, sistema utilizzato per organizzare videoincontri tra amici e familiari sono stati venduti nel cosiddetto dark web. Aumentati anche i reati di pedopornografia. Nei primi 6 mesi del 2020 sono stati sequestrate 36 offerte di prodotti connessi alla prevenzione dell’epidemia come mascherine e gel disinfettanti venduti  su web con aumenti tra il 150 e il 1000 per cento rispetto a quelli praticati prima della diffusione del Covid-19. Segnalate anche truffe relative a kit di test e trattamenti per il coronavirus nonché l’aumento di acquisti di prodotti farmaceutici e sanitari contraffatti quali appunto mascherine, antivirali o gel a base di alcol. Lo scorso 28 marzo i funzionari dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli di Gioia Tauro, con i finanzieri del comando provinciale di Reggio Calabria, hanno intercettato due importanti carichi di materiale medico e sanitario, contenenti 364.200 paia di guanti sterili per uso chirurgico provenienti dalla Malesia e 9720 dispositivi endotracheali, provenienti dalla Cina. Analoghe truffe sono state scoperte a Bari, Perugia, Roma e Lecce. Secondo l’Interpol, come riferito in “Ossigeno illegale”, tra marzo e aprile 2020, le mascherine sono state il prodotto sanitario maggiormente oggetto di truffe. A Istanbul, in Turchia, ne sono state sequestrate circa 1 milione, in India più di 27.000 mascherine contraffatte. Gli autori della truffa ne avevano già venduto circa 75.000 unità a diversi ospedali. In Thailandia una fabbrica rivendeva mascherine usate per nuove. Franco Gabrielli ha messo in guardia anche dal rischio che le mafie possano appropriarsi del mercato dei vaccini.

La pandemia di fatto non ha indebolito le mafie. Secondo i dati del Ministero dell’Interno tra il 1° marzo e il 1° luglio del 2020 sono aumentati del 3,02% i reati inerenti agli stupefacenti (produzione, traffico, spaccio). Invariati i reati di associazione per spaccio e traffico. Aumentati i furti, i danneggiamenti, le truffe e le frodi informatiche, le rapine, la ricettazione, l’usura, gli omicidi volontari, le lesioni dolose, le contraffazioni di marchi e prodotti industriali. Il riciclaggio e reimpiego di capitali ha registrato un +17,18%.

Secondo il Centro studi di Unimpresa la pandemia in corso potrebbe creare danni su 150 miliardi di Prodotto interno lordo ossia sul 10% dell’economia italiana: 64 miliardi del settore alberghiero e ristorazione, 53 miliardi del trasporto, oltre 8 miliardi del comparto noleggio e leasing, 2 miliardi riferibili alle agenzie di viaggio e ai tour operator, quasi 11 miliardi riconducibili a musei, cinema e teatri, oltre 7 miliardi del settore sport e tempo libero. Ed è in questo contesto che le organizzazioni criminali potrebbero “speculare sulle inevitabili crisi a cui andranno incontro decine di migliaia di attività imprenditoriali su tutto il territorio nazionale”. Secondo Gratteri e Nicaso i settori più a rischio sono piccole imprese commerciali,  alberghi, ristoranti, pizzerie, attività estrattive, fabbricazione di profilati metallici, commercio di autoveicoli, industrie manifatturiere, edilizia e società immobiliari, attività connesse al ciclo del cemento, agenzie di noleggio e di viaggio, settori riguardanti lotterie, scommesse e case da gioco ma anche il settore dei trasporti o della filiera agroalimentare, dell’industria sanitaria e dei servizi di smaltimento dei rifiuti sanitari prodotti a seguito dell’emergenza nonché i servizi funerari. Altri settori a rischio sono quelli legati agli impianti di energia da fonti rinnovabili e alla distribuzione di presidi medicali con conseguente smaltimento dei rifiuti speciali ospedalieri. “Il rischio di infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico del nostro Paese, in crisi per l’emergenza coronavirus, costituisce una minaccia tangibile” come affermato dal generale Alessandro Barbera, comandante dello Scico, il Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata della Guardia di Finanza.

 

 

 

 

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