Patrizia Debicke van der Noot torna in libreria con “Il segreto del calice fiammingo”

«Mi servivano dei reali, con una storia realmente accaduta, da cui partire per costruire lo scenario per la mia favola ed infilarci il thriller»

Patrizia Debicke van der Noot
Patrizia Debicke van der Noot
di Alessandra Farro
Lunedì 9 Gennaio 2023, 18:46 - Ultimo agg. 18:51
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Europa, XV secolo, tra il 1426 e il 1446, in Francia e Borgogna si combatte la Guerra dei cent’anni, l’Italia è ancora sotto il governo di ducati, repubbliche e signorie, del grande papato e della Castiglia, dell’Aragona e, infine, del regno di Napoli con la regina Giovanna, feroce teatro di scontro tra gli aragonesi e gli angioini: Patrizia Debicke van der Noot torna in libreria con “Il segreto del calice fiammingo” edito da Ali Ribelli edizioni.
Protagonista della storia, Jan van Eyck, pittore di corte di Philippe le Bon, Duca di Borgogna, suo diplomatico e spia, e custode del Sacro calice di Valencia, la coppa di Gesù dell’Ultima cena, che lo porterà, insieme al nipote Barthèlemy, a condurre un viaggio che parte da Gaeta fino alla Napoli di Alfonso V, passando dalle Fiandre alla Milano di Filippo Maria Visconti, da Bruges alla Borgogna.

Quanta ricerca c’è in ogni suo romanzo?
«Se per scrivere un romanzo ci vogliono più o meno 8 mesi, dovendo condurre molte ricerche ci impiego circa 2 anni, soprattutto lavorando su un secolo con cui ho meno confidenza come in questo caso. Di solito ambiento le mie storie tra il ‘500 e gli inizi del ‘700, qui invece mi sono buttata sul ‘400 e ho dovuto rispolverare i miei ricordi risalenti agli anni di scuola. Il ‘400 mi ha chiesto molto, anche se avendo studiato il periodo storico in francese, ne so di più di quanto ne sappiamo mediamente in Italia».

Come sceglie i personaggi storici da coinvolgere?
«Mi servivano dei reali, con una storia realmente accaduta, da cui partire per costruire lo scenario per la mia favola ed infilarci il thriller. Alcuni personaggi ovviamente sono frutto di invenzione e sono funzionali perché la storia leghi e per dare il sapore d’avventura agli accadimenti. Ho preso in prestito anche dei personaggi cattivi che, al contrario dei buoni, sono quasi tutti realmente esistiti. Volevo che fosse anche una favola magica, così ho inserito una profezia collegata al calice, che invece è un oggetto storicamente reale e, in questo caso, rappresenta il filo conduttore di tutta la storia e segue i protagonisti del racconto».

Quali sono i suoi scrittori di riferimento nel mondo dei romanzi storici, avventurosi e thriller e quanto il loro stile la influenza?
«Cito gli autori ai quali ambisco, e a cui spero di eguagliare la mia scrittura. Per quanto riguarda i romanzi storici, non posso non citare Tolstoj e Stendhal, per l’avventura, invece, il magico Alexandre Dumas, ma se dovessi concentrarmi sugli italiani, penso al coinvolgimento emotivo di Tomasi di Lampedusa e all’impatto descrittivo e al modo di raccontare di Alessandro Manzoni, mentre per i thriller torniamo fuori dai confini nostrani e mi vengono immediatamente in mente John Grisham e Ken Follet e al loro clima di suspence».

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