Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Premio Strega, Desiati il favorito nell'anno dei sette in finale

Mercoledì 6 Luglio 2022 di Generoso Picone
Premio Strega, Desiati il favorito nell'anno dei sette in finale

L'oroscopo indica Mario Desiati. Poi si vedrà nel segreto dell'urna. Le previsioni della vigilia indicano nell'autore di Spatriati il vincitore del Premio Strega 2022, colui che dovrebbe bere il sorso lungo dalla bottiglia di liquore giallo degli Alberti al termine del conteggio registrato con il gesso sulla fatidica lavagna domani al museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma (diretta alle 23 su Raitre condotta da Geppi Cucciari). Comunque vada, questo sarà l'atto conclusivo di una edizione storica della maggiore manifestazione letteraria italiana, giunta alla settantaseiesima tornata e per la prima volta con 7 autori sul palco: esito della concomitanza di due condizioni, un ex aequo e l'innescarsi della clausola di salvaguardia che scatta a garanzia dei piccoli editori. Così a contendersi il trofeo sono Mario Desiati, autore di Spatriati (Einaudi), Claudio Piersanti con Quel maledetto Vronskij (Rizzoli), Marco Amerighi con Randagi (Bollati Boringhieri), Veronica Raimo con Niente di vero (Einaudi), Fabio Bacà con Nova (Adelphi), Alessandra Carati con E poi saremo salvi (Mondadori) e Veronica Galletta con il ripescato Nina sull'argine (Minimum Fax).

Nel designare il successore di Emanuele Trevi, affermatosi l'anno scorso con Due amici (Neri Pozza), varrà qui la regola della preferenza unica da parte dei 660 giurati, i cosiddetti Amici della domenica voluti dalla fondatrice Maria Bellonci, di cui quest'anno per altro ricorre il centoventesimo dalla nascita. Nel ballo delle sigle Einaudi manca dal 2017, quando vinse Paolo Cognetti con Le otto montagne: ora a Villa Giulia sono in lizza quattro titoli del gruppo di Segrate due Einaudi e due tra Rizzoli e Mondadori e questo è una specie di piccolo torneo che si ritaglia uno spazio nel grande. 

Dove ci sono i referti dello spaesamento e del disincanto nei Randagi di Marco Amerighi (presentato allo Strega da Silvia Ballestra), negli Spatriati di Mario Desiati (proposto da Alessandro Piperno), in Niente di vero di Veronica Raimo (indicato da Domenico Procacci). Amerighi quarantenne pisano, traduttore dallo spagnolo ed esordiente nel 2018 con Le nostre ore contate - racconta l'epopea dei nati all'abbrivio degli anni '80. Il protagonista Piero Benati è parte di una famiglia dove i maschi ciclicamente tendono a scomparire e tornare, un profilo alla Federigo Tozzi, e assieme a Dora e Laurent si ritrova a interrogare il passato e delineare un attendibile futuro. I personaggi di Desiati quarantacinquenne esponente della linea pugliese, Neppure quando è notte il primo libro nel 2003 e Ternitti il lavoro con cui fu finalista allo Strega nel 2011 - sono degli irregolari che hanno rotto il loro patto con il mondo: tra l'Italia e la Germania, Martina Franca e Berlino, cioè i luoghi di Desiati, Claudia e Francesco provano a compiere un percorso verso la felicità possibile. Quarantaquattro anni, romana e tra l'altro sceneggiatrice di Piergiorgio Bellocchio, Raimo tratteggia un ritratto di famiglia che sembra uscito da un album di Zerocalcare, il lessico giocoso della scorrettezza per una ragazza che cura le sue ferite ridendo. 

Claudio Piersanti ha pubblicato il suo primo libro, Casa di nessuno nel 1981, a 27 anni. Da allora ha pubblicato romanzi e racconti e scritto per il cinema di Carlo Mazzacurati e Pupi Avati. Nel 2007 ha vinto il Premio Viareggio con Luisa e il silenzio e in Quel maledetto Vronskij (proposto da Renata Colorni) conferma le doti di una scrittura precisa e trasparente, essenziale alla Romano Bilenchi, nel raccontare una storia di amore coniugale tra Giovanni e Giulia, tanto bella da apparire indissolubile. La scena madre su cui Fabio Bacà nato nel 1977, esordio nel 2019 con Benevolenza cosmica - costruisce la vicenda di Nova (presentato da Diego De Silva) vede il protagonista Davide paralizzato nell'inerzia totale mentre al ristorante uno sconosciuto importuna la moglie: a difenderla interverrà un altro uomo il quale gli insegnerà ad amministrare la violenza che ha in sé. L'Aida di E poi saremo salvi, opera prima della milanese Alessandra Carati (indicato da Andrea Vitali), scappa dalla tragedia in Bosnia e tra la sua terra dilaniata da un conflitto e il fratello Ibro affetto da schizofrenia si muove all'interno di un malessere che colpisce i corpi fragili. Le cicatrici diventano tracce del bene e del male della vita. 

Video

Caterina, detta Nina, è un'ingegnere idraulico come l'autrice del romanzo che la racconta, Veronica Galletta, cinquantunenne di Siracusa. In Nina sull'argine (presentato da Gianluca Lioni) si trova alle prese con la sua prima opera: emigrata dalla Sicilia in un imprecisato paese del profondo Nord, deve realizzare un argine. La solitudine personale, lo smarrimento individuale e collettivo, la lotta con la natura e l'impossibilità della perfezione scandiscono i termini di un progetto esistenziale.

In fondo, il culmine del romanzo complessivo dello Strega 2022. 

Ultimo aggiornamento: 19:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA