Riccardo Pazzaglia rivive in un libro: «Vero napoletano ma senza retorica»

di Luciano Giannini

Oggi Erri De Luca lo definirebbe «napolide»: lui, molto tempo prima, aveva coniato l'espressione «partenopeo in esilio». Comunque sia, era un «signore» napoletano in eterna trasferta; di quelli che stanno una spanna sopra gli altri «signori», del Centro e del Nord, perché al buon gusto, alla nobiltà d'animo, allo stile, all'educazione, alla grazia poetica, alla riservatezza aggiungono l'ironia, la creatività, l'indipendenza di pensiero, il piacere gustosamente esorcistico di guardare alla vita con un tocco di sana distanza. Questo era Riccardo Pazzaglia, a torto definito, ai suoi inizi, il «paroliere di Modugno», perché il testo di «Io, mammeta e tu», musicato dal Mimmo nazionale, ebbe subito gran successo e permise, tra l'altro, a Riccardo di sedare l'ansia delle tasche vuote nell'Italietta da poco emersa dall'ottusa guerra.

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Martedì 2 Luglio 2019, 09:28
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP