«Zia Natascia», il racconto della Bazzano profuma di una Napoli d'altri tempi

Sabato 13 Marzo 2021 di Marco Perillo
«Zia Natascia», il racconto della Bazzano profuma di una Napoli d'altri tempi

«La vita ci costringe a volte a scelte singolari e fuori degli schemi, non per questo meno riuscite di quelle considerate regolari. Mammà me lo diceva sempre: - Tu faie 'a fine 'e zia Natascia! Così è. Chi nun sta 'a sentì a mamma e pate va a fernì addò nun sape. Zia Natascia faceva la zoccola».

È questa la dissacrante e perentoria frase-simbolo di “Zia Natascia”, il racconto di Rosanna Bazzano per le Edizioni Langella. Come altre preziose opere pubblicate dall'indomito libraio-editore di Port'Alba, Pasquale Langella, anche questa è un gioiellino realizzato su carta d'Amalfi, in 130 copie firmate e numerate, per la collana “Carte e cartuscelle” (25 euro). Il racconto è impreziosito da una poesia di Claudio Pennino.

Quello della Bazzano, animatrice culturale di origine sicula molto nota a Napoli per gli eventi del caffè letterario “Il tempo del vino e delle rose”, nonché già autrice di numerose pubblicazioni, è un racconto che riporta indietro nel tempo, ma che soprattutto profuma di phard, di cipria, di rossetti, di donna. Insomma, di tutti quei trucchi che, leggeremo, connotano il viso della conturbante zia Natascia, l'oggetto dei ricordi della voce narrante. E non è un caso. No, non è una fuga della mente; il volumetto “cela” infatti un percorso olfattivo e all’apertura del cofanetto una touche personalizzata emana il profumo della protagonista.

Un'originale e nel suo genere unica peculiarità per un racconto scritto con maestria e tanta dolente ironia dalla Bazzano. Come nelle narrazioni di Enzo Moscato, si è proiettati in una Napoli d'altri tempi, in cui per necessità si è costretti a scelte difficili, ma non sempre dettate da motivi di "lavoro", bensì, talvolta, dalla mera solitudine.

“Zia Natascia” è un monologo in quattro movimenti, in cui la protagonista è costretta a subire i rimproveri di una madre preoccupata che possa fare la fine della zia, donna libertina eppure, da come si scoprirà, molto sentimentale.

«Perdizione po’… Zia Natascia teneva cinque quartini, grazie al suo “lavoro”, non mi pare avesse smarrito la strada, anzi la strada l’aveva trovata. Lei, mia madre, voleva dire che zia Natascia era sempre stata troppo generosa, e quindi tutti se ne approfittavano» scrive la Bazzano, facendoci entrare subito nel clima della narrazione. «E così pure nel lavoro, zia Natascia aveva dedicato tutta la sua vita al “servizio” ed ora, a settant’anni, continuava, ma se un tempo erano gli altri che pagavano lei – oggi, quasi quasi – pagava lei ai clienti, per non sentirsi sola».

Il resto è tutto da leggere, da sorridere, ma anche molto da riflettere su una storia di un profondo realismo.

“Zia Natascia” è ordinabile in tutte le librerie, piattaforme online e sul sito della libreria Langella. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 21:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA