Non è vero, ma ci credo e lo prego: San Gennaro secondo Treccagnoli

Venerdì 9 Aprile 2021 di Ugo Cundari
Non è vero, ma ci credo e lo prego: San Gennaro secondo Treccagnoli

Torna in libreria in una nuova edizione riveduta e corretta, in italiano e inglese, L'elogio di san Gennaro (Langella, pagine 80, euro 12) di Pietro Treccagnoli, a lungo penna d'eccellenza de «Il Mattino», con foto di Sergio Siano e in copertina un'immagine di devozione sangennariana di Mario Siano, scattata nel maggio del '71.


Il libro è un omaggio a chi già conosce quale posto il santo occupi nel cuore dei napoletani, è un testo divulgativo per chi napoletano non è e del santo, del miracolo, della città devota, sa poco, è «una confessione di impotenza verso l'ignoto e un invito a godere del mistero che come il sole illumina questo paradiso abitato da diavoli» scrive Treccagnoli, che forse, segretamente, mira a convertire al culto del patrono di Napoli tutti quelli che ancora nutrono dei dubbi sul miracolo, mira a cercare quel devoto, fosse solo di san Gennaro, che si nasconde in ognuno di noi. Perché, scrive l'autore, «che ci crediate o no, che abbiate fatto voto al razionalismo più duro e puro, che confidiate nella mortalità dell'anima per liberarvi dal peso del mistero, che siate devoti solo alla logica, tutto quello che volete, però, ogni 19 settembre che il Padreterno manda in terra, quando vi dicono che san Gennaro ha fatto il miracolo vi sentite sicuramente più tranquilli».

 


E non si giudichi blasfemo il teorema, supportato da prove, secondo cui la superiorità, di censo e di stile quanto meno, del patrono partenopeo rispetto a Gesù, è inconfutabile: «Chi era, in fin dei conti, questo Cristo? Il figlio di un falegname che bazzicava pur'anche con le prostitute. Il divo Gennaro no. Lui era figlio di patrizi romani e nobile vescovo. E molti preti di frontiera, poveri don Abbondio, se lo vendevano questo pregiudizio aristocratico per incassare oboli o minutaglie alimentari».

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Per Treccagnoli parlare del sangue che si scioglie è parlare della storia di Napoli, della sua tradizione letteraria che ha fatto e fa dell'invocato miracolo argomento di studio e suggestione narrativa, con citazioni, a proposito di fede più o meno salda, di Dumas, sant'Agostino, Kierkegaard, Pascal. E nessun imbarazzo per baciamani e processioni, perché «se devozione deve essere, è meglio manifestarla in modo barocco, teatrale, nei limiti in cui è consentito nella nostra società sempre pronta a castigarti con la mannaia del ridicolo».


Nell'introduzione al volume Paolo Jorio, direttore del museo del tesoro di san Gennaro, sottolinea che se «dopo sette secoli di incursioni, guerre, rivolte, terremoti, dinastie, il tesoro è ancora intatto, lo si deve ai napoletani e soprattutto alla Deputazione per la costruzione della Real Cappella di San Gennaro, che ha custodito in tutti questi secoli le reliquie del sangue del santo patrono napoletano e le donazioni che si sono accumulate, sino a oggi, garantendone l'intangibilità e quindi non finanziando alcuna guerra, né subendo spoliazioni».

Ultimo aggiornamento: 14 Aprile, 22:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA