Totò, sabato in edicola il libro omaggio del Mattino: viva De Curtis, il marziano made in Napoli

Giovedì 28 Ottobre 2021 di Luciano Giannini
Totò, sabato in edicola il libro omaggio del Mattino: viva De Curtis, il marziano made in Napoli

Totò è un mistero. Come Napoli, sua madre. Di entrambi, alla fine, nessuno riesce a cogliere l'essenza. Lei è più di una città. Come dice Alberto Angela, «è una civiltà frutto di millenaria stratificazione», storica, culturale, antropologica, che in Totò si manifesta in forma di maschera e marionetta, in caleidoscopio di inquieta, anarchica gestualità, irriverenza, ludico nonsense, decomposizione e ricostruzione di linguaggi, corporei e no. Eppure, alla fine, sempre qualcosa sfugge. Lo stesso può dirsi della sua terra. L'una fa più lacrimare che ridere. L'altro suscita soltanto riso, ma lo fa proprio perché, in sé, ha il pianto. Lo affermava lo stesso principe: «Non si può essere un vero attor comico senza aver fatto la guerra con la vita». E per una creatura zampillata dalle viscere della Sanità, mai frase è più vera.

Fellini scrisse che Totò è «un iperbolico marziano. Cioè la creatura di un pianeta un po' disarticolato, dove, secondo immaginazione, esistono ridenti, inafferrabili figure e figurazioni: che svitabili han le membra, che deformano i fonemi e le parole, si tramutano in fuochi di artificio, in disarmoniche musicali batterie, spingono il parlare e la parlata a estremi assurdi, sfottono le frasi fatte e sfatte, dicendo con malizia quel che ogni cretino dice per pigrizia mentale e immaginativa, e per penuria di sale espressivo». Le parole sono di Luigi Compagnone. Apparvero sul «Mattino» dell'11 aprile 1987 per celebrare i 20 anni dalla morte di De Curtis. L'articolo, assieme a tanti altri, prestigiosi scritti, con alcuni inediti, arricchisce ora il libro Il nostro Totò - A prescindere, 144 pagine che il giornale donerà ai suoi lettori sabato prossimo, in allegato con il giornale. Il volume, curato da Valerio Caprara, Titta Fiore e Federico Vacalebre, fa parte della collana «Ieri, oggi, domani», in cui sono già stati pubblicati gli omaggi a Pino Daniele, Maradona, Luciano De Crescenzo e Giancarlo Siani. Totò, ovviamente, rientra nello stuolo privilegiato per diritto acquisito sul campo di battaglia dell'arte e della vita. L'indice si divide in due parti: la prima contiene i contributi di oggi, da Roberto De Simone a Riccardo Muti, da Ruggero Cappuccio a Enzo Decaro e Alberto Anile, dagli inediti postumi di Carosone e Dalla a Morandi. La seconda, tratta dagli archivi de «Il Mattino», recupera riflessioni preziose, che hanno la firma di Dario Fo, Compagnone, Mimì Rea, Sordi, Brachetti, Luca e Luigi De Filippo, Arbore, Turturro, Verdone... Tutte sono tessere tese a ricomporre il puzzle del principe, creatura amante dello scuro e del silenzio, ma paladino del comico. «Un genio puro, come Buster Keaton e Charlot», come scrive Sordi? «Un Pinocchio crudele e asessuato», secondo le parole di Dario Fo? Maestro di parodia? (Roberto De Simone); improvvisatore «come i migliori jazzisti»? (Lucio Dalla); «un dio minore travestito da uomo»? (Ruggero Cappuccio). Oppure, come sostiene Rea, «va direttamente collocato nel Seicento, al tempo delle pesti e della fame nera, dove la vita, per chi non è regnante o un nobile, è semplicemente un'avventura spaventevole - o ridanciana alla maniera del picarismo spagnolo - nel regno dell'orrore»? Chi è Totò? Attor comico? Maschera e marionetta? Ultimo Pulcinella? No. Di più. E oltre. Perché manca sempre qualcosa per delinearne una definizione esauriente. Nel territorio del mistero, regna sovrano un principe benevolo e noi, suoi sudditi reverenti, lo ringraziamo perché serbando in sé il dolore, distillandolo nel proprio laboratorio alchemico, ci ha donato una pozione che, tra i nembi della nostra vita, fa spuntare un raggio di luce.

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