Il filosofo e storico Tullio Gregory è morto a 90 anni, in lutto il mondo della cultura italiana e francese

Tullio Gregory
Tullio Gregory è morto a Roma a 90 anni: il filosofo e storico, autore di innumerevoli saggi e manuali per gli studenti si è spento nella capitale dove ha lavorato fino all'ultimo.  
Lunedì la camera ardente nella sede dell'Enciclopedia Italiana Treccani.  Gregory è stato attratto da sempre dai momenti storici in cui si sono verificate grandi svolte culturali che hanno portato a un cambiamento della vita degli uomini, delle società.

Docente di storia della filosofia medievale e di storia della filosofia a La Sapienza a Roma, è stato attratto da sempre dai momenti storici in cui si sono verificate grandi svolte culturali che hanno portato a un cambiamento della vita degli uomini, delle società: prima lo studio e la passione per il Medioevo e in particolare il XII secolo con la sua rinascita grazie alla scoperta del pensiero greco e arabo, poi il Seicento con la caduta della metafisica tradizionale e la nascita della nuova scienza e di quello che viene chiamato illuminismo, da cui gli deriva quella «fiducia nella ragione, che va sempre difesa perché se si perde si perde la sostanza del nostro essere uomini. Ma sapendo che impegnarsi nell'uso duro e demitizzante della ragione va fatto alla luce del dubbio. Chi è sicuro di sé può diventare un tiranno».

È stato uno studioso ma che proprio in collegamento con i suoi interessi principali, si è trovato a farsi parte attiva nel mondo, a criticare, denunciare, proporre soluzioni e spesso a agire in prima persona, in tante commissioni ministeriali legate a problemi universitari o di beni culturali, alla Treccani, al Cnr, e persino alla Rai, dove fece parte nel 1993 del Cda cosiddetto dei professori: «Chi invita alla ragione, chi pretende venga messa al centro dei problemi e le riflessioni - chiosa - dovrebbe sentirsi poi in dovere di impegnarsi usandola nei confronti degli altri e con gli altri».

Socio nazionale dal 1987 dell'Accademia dei Lincei, Gregory ha promosso nel 1964 ed è sempre stato direttore del gruppo di ricerca CNR e poi Istituto del Lessico Intellettuale Europeo. È stato directeur d'études all'ecole pratique des hautes études di Parigi (1975-77, 1985-86) e professore alla Sorbona (1986-87) che gli ha conferito la laurea honoris causa nel 1996. Entrato alla Treccani nel 1951, ha diretto la sezione di storia della filosofia e del cristianesimo e ha poi collaborato e guidato e ideato molte delle opere e linee di sviluppo dell'Istituto della Enciclopedia Italiana, dove ancora oggi cura un progetto sulle parole chiave del XXI secolo.

Così il suo impegno morale in una vita che potremmo definire per molti aspetti ascetica ha poi risvolti invece di partecipazione e godimento della materialità dell'esistenza, tanto che a un certo punto è diventato un noto gourmet, un difensore della tradizione e della grande cucina che «è un fatto culturale», di cui ha scritto in più occasioni (anche una storia e lode del pomodoro per l'inaugurazione vicino Parma di un «Museo del pomodoro»), specie a ogni apertura del Festival della filosofia di Modena, di cui è uno dei fondatori e membro del comitato scientifico e per il quale cura i «menù filosofici», convinto che «ognuno deve impegnarsi a fare al meglio quel che fa, anche un piatto di spaghetti alla amatriciana» e spiegando che «a tavola forse troviamo davvero quella verità intera, piacevole, morbida, profumata che possiamo non solo contemplare ma gustare, come volevano i mistici medievali».

La sua vasta bibliografia è tutta ispirata a quell'idea di filosofia come «modo di riflettere sulle condizioni umane storiche e culturali, strumento che aiuta nel tempo a crearsi una metodologia e dà suggerimenti per intendere meglio la realtà in cui ci si muove». I titoli vanno da «Platonismo medievale. Studi e ricerche del 1958 a »Studio su Gassendi« (1961), »Etica e religione nella critica libertina« (1986), »Mundana sapientia. Forme di conoscenza nella cultura medievale« (1992), »Origini della terminologia filosofica moderna. Linee di ricerca« (2006), »Principe di questo mondo. Il diavolo in Occidente«, sino all'ultimo »Michel de Montaigne o della modernità« (2016) su cui ha fissato la propria attenzione, all'utlimo saggio Translatio linguarum.



Era  molto apprezzato anche in Francia, condirettore delle Nouvelles de la République des Lettres e membro del Consiglio scientifico dell'Institut de la Langue Française di Parigi, directeur d'études all'École Pratique des Hautes Études della Sorbona e della Société Internationale pour l'Etude de la Philosophie Médiévale.

Aveva fatto notizia il suo giudizio, ormai 11 anni fa, su Wikipedia, espresso nell'ambito della sua collaborazione con Il Sole 24 ore:  «Le singole voci sono un coacervo di notizie che, mancando di sistemazione critica, non offrono neppure una sicura informazione».
Domenica 3 Marzo 2019, 11:39 - Ultimo aggiornamento: 03-03-2019 12:44
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