Val d'Orcia, Il Gladiatore, Natalie Portman, i cipressi e le colline: un libro racconta il fenomeno di un paesaggio icona

Sabato 25 Settembre 2021 di Laura Larcan
Val d'Orcia, Il Gladiatore, Natalie Portman, i cipressi e le colline: un libro racconta il fenomeno di un paesaggio icona

In principio furono le mani che accarezzano il grano, la lenta placida camminata di un uomo (con armatura) di spalle che avanza nei Campi Elisi. La visione di un al di là quieto e serafico dopo i fasti e drammi terreni. Una scena divenuta icona del kolossal Il Gladiatore. E quanto c'è di italiano e toscano in questa immagine? Ridley Scott e Russelle Crowe ne sanno qualcosa, visto che la location perfetta, tutta naturale, l'hanno trovata nella Val d'Orcia, tra poderi e filari di cipressi secolari al servizio della cinepresa da Oscar. Ebbene, da lì, è iniziata l'incredibile parabola di un paesaggio diventato fenomeno. Ricercato da cineasti e fotografi internazionali, di un turismo culturale, di imprese agricole dinamiche e di un marketing territoriale di qualità. Una storia italiana che ora viene raccontata in un libro "Valore Val d'Orcia", un saggio dei giornalisti Lorenzo Benocci e Cristiano Pellegrini (primamedia editore) presentato per la prima volta il 25 settembre (ore 17) presso l'altrettanto iconica Cappella di Vitaleta nella terre del Gladiatore, ça va sans dire, a San Quirico d’Orcia (Siena). Ne parliamo con gli autori, tra segreti, retroscena e curiosità.

Val d'Orcia, Il Gladiatore, Natalie Portman, i cipressi e le colline: un libro racconta il fenomeno di un paesaggio icona

Innanzitutto, che cosa intendete per "Valore Val d'Orcia "? E quanto tempo avete impiegato per mettere a punto questo progetto editoriale?

«Per Valore Val d’Orcia intendiamo il processo alla base dell’evoluzione di uno dei paesaggi più iconici mai conosciuti. Un vero e proprio fenomeno che, complice anche il riconoscimento Unesco del 2004, non è più solo paesaggistico, ma è anche economico e soprattutto sociale. Valore Val d’Orcia non è una guida turistica e non è neanche un libro fotografico, volutamente abbiamo tralasciato le bellezze storiche, architettoniche e urbanistiche che si trovano all’interno dei cinque comuni della valle: dal centro storico di Pienza alla vasca allagata di Bagno Vignoni, dalla Fortezza di Montalcino alla Rocca di Radicofani, dagli Horti Leonini di San Quirico d’Orcia alla Rocca a Tentennano a Castiglione d’Orcia. Si tratta invece di un focus su un paesaggio-icona, su un fenomeno sempre più in ascesa a livello globale, come anche i social network più utilizzati stanno dimostrando. Il quadro che ne emerge è un’analisi polisemica del territorio della Val d’Orcia che abbiamo declinato, con un lavoro durato alcuni anni, attraverso dei dialoghi con illustri professionisti nel campo giuridico, economico, sociale, psicologico, del marketing e della fotografia. La domanda a cui rispondiamo è come e perché il paesaggio della Val d’Orcia abbia acquisito negli ultimi trent’anni un valore così universale nel segno del suo paesaggio».

Come è nato il fenomeno di un paesaggio-icona?

«Se oggi parliamo di paesaggio iconico, di simboli che rappresentano un’idea e un territorio, è proprio perché l'interpretante – per dirla con il termine coniato da Charles Sanders Peirce, padre della semiotica moderna – è quel segno mentale, quel pensiero, quella rappresentazione, che serve da mediazione tra segno e oggetto. In pratica è la traduzione mentale di un oggetto, una sorta di chiave individuale per la percezione di una parola o un oggetto. E così in pochi anni si è arrivati a considerare alcuni simboli del paesaggio della Val d’Orcia, icone della Val d’Orcia stessa; quindi icone del paesaggio toscano. Oggi quelle icone sono parte di un paesaggio riconosciuto in ogni parte del mondo».

Il cinema ha contribuito: secondo voi ne sono consapevoli i cineasti?

«Certamente il cinema ha contribuito grazie a straordinari film che in questa terra sono stati ambientati e girati. Ma uno su tutti ha segnato il rapporto tra cinema e paesaggio: Il Gladiatore di Ridley Scott. Una pellicola da Oscar che ha avvicinato il pubblico generalista di tutto il mondo a questo paesaggio, proprio perché desideroso di identificarsi con quel grano, in quella stessa posizione, accarezzato da Russel Crowe. A proposito di Oscar, non ci ha fatto un film ma ci ha trascorso una lunga vacanza qualche anno fa l’attrice Natalie Portman. E proprio nell’anno del Covid ha voluto ricordare le emozioni vissute con la sua famiglia in Val d’Orcia attraverso una lettera d’amore. Che i cineasti siano consapevoli di aver avuto a disposizione location straordinarie ed uniche è un dato di fatto; quanto siano consapevoli di aver contribuito al successo di questo territorio, difficile dirlo».

E Ridley Scott o Russell Crowe? Avete mai avuto un loro feedback o coinvolgimento?

«Per la stesura del nostro libro non abbiamo avuto contatti diretti con il regista e protagonista del Gladiatore. Ai tempi della realizzazione del kolossal, però abbiamo seguito i lavori da vicino, frequentando il set e raccontando quei giorni sulla stampa».

Entriamo nel dettaglio del libro: quali sono in sintesi i punti-icona imperdibili di questo paesaggio? E perché?

«Le icone della Val d’Orcia sono quei luoghi che nel corso degli anni sono diventati così famosi da essere utilizzati per la pubblicità da aziende private di tutto il mondo, ma anche quei luoghi che oggi sono desiderati dal turismo nazionale ed internazionale, per un selfie da postare sui social o per ammirare un orizzonte. L’icona più nota sono i Cipressini di San Quirico d’Orcia, ma anche, nello stesso comune, la Cappella di Vitaleta, la classica chiesina della campagna toscanacircondata da tre cipressi per lato; quindi la collina di Belvedere, meta fra le più ambite dai fotografi. In ordine di tempo la prima icona è stata la strada con i cipressi della Foce, nel comune di Pienza, principalmente come location di pubblicità di automobili. E poi Poggio Covili a Castiglione d’Orcia e il podere Ai Cipressini alle porte di Pienza. Le due icone rese note dal grande cinema sono le location del Gladiatore, la sua ‘casa’ nei pressi di San Quirico ed i Campi Elisi a Pienza».

Che cosa consigliate spassionatamente a chi vuole scoprire questo luogo?

«Come diceva il grande poeta Mario Luzi la Val d’Orcia è ‘Un luogo concreto ma aperto a tutti i sogni’. Ecco, il consiglio è di immergersi e vivere la Val d’Orcia come fosse un sogno ma poi di svegliarsi ed entrare in contatto con questa terra e i suoi abitanti: gente concreta, gente vera. Una comunità solidale e autentica che rifiuta lo stereotipo da cartolina; una terra che non può permettersi di essere etichettata ed ingessata dentro a luoghi comuni che talvolta le vengono affibbiati, pena la sua stessa sopravvivenza».

Qual è il segreto della Val d'Orcia che volete svelare al grande pubblico?

«La Val d’Orcia non ha segreti. E’ una terra ancora autentica ed è proprio così come la si vede, senza trucchi e senza inganni. E così deve essere mantenuta grazie a chi la vive, a chi ci lavora, a chi ha la responsabilità di amministrarla e a chi viene anche solo per visitarla».

Ultimo aggiornamento: 12:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA