«Venezia, la bugia lunga 1600 anni: la data di fondazione nel marzo 421? Una balla clamorosa»

Domenica 31 Gennaio 2021 di Adriano Favaro
«Venezia, la bugia lunga 1600 anni: la data di fondazione nel marzo 421? Una balla clamorosa»

Lo storico Giorgio Ravegnani ha pubblicato per Salerno Editore un volume dedicato a Mito e fondazione della città lagunare. Per lo studioso del mondo bizantino «la data del 25 marzo 421 è una balla clamorosa e tutto nasce da una leggenda medievale».


L'INTERVISTA
«Venezia celebrerà i 1600 anni della sua nascita? Ma la data di fondazione del 25 marzo 421 è una balla clamorosa. Tanto più che quella leggenda medievale, che riporta giorno mese e anno, dice che Venezia sarebbe stata fondata dai padovani che avrebbero messo tre loro uomini al governo, consoli. È un'ingenua e falsa cronachetta fabbricata da Jacopo Dondi che voleva confermare il legame tra la sua città e Venezia. Ma attenzione: le leggende arricchiscono, sono la forza dei popoli e della tradizione. Un popolo senza leggende non è un popolo».


Siamo salvi. Niente polemiche infuocate sul fatto che si celebrerà un mito e non un evento storico se anche Giorgio Ravegnani, storico, studioso del mondo bizantino dice che in fondo si può. Del resto il suo libro Venezia prima di Venezia - Mito e fondazione della città lagunare (Salerno, 158 pag. 16 euro) uscito in questi giorni, mette ordine tra leggende e realtà. Ravegnani dopo decenni di insegnamento a Ca' Foscari scrive pagine che sembrano mancate alla cultura diffusa di tanti che si sentono veneziani.

«Anche nella Cronica extensa' del doge Enrico Dandolo (1192-1205, sepolto a Santa Sofia, Istanbul ndr) c'è una visione di fondazione delle due Venezie; - spiega il bizantinista - la prima, anche se marginale, viene dall'idea della fondazione dei profughi troiani, con capitale Aquileia, dove aveva predicato San Marco. L'evangelista, di passaggio in laguna ascolterà l'angelo che gli profetizza come lì sarà creata una città che custodirà il suo corpo. La seconda Venezia viene costruita, come spiega Dandolo, nei lidi, dopo l'invasione di Attila, quando un'immensa moltitudine di nobili e di popolo si era rifugiata costruendo castelli, cittadelle e villaggi».


Anche questo non suona tutto giusto, vero? Lei dice testualmente che le origini di Venezia sono invece un capitolo oscuro nella storia del Medievo.
«Una sofferenza per noi storici, la mancanza di fonti dirette o indirette spinge a non trovare quello che si vorrebbe. O, in alternativa ora non più di moda - costruire una serie di ipotesi». 


E c'è di mezzo anche l'identità: solo noi siamo quelli. Ma nemmeno il sito studenti.it mette la data del 421 per la nascita di Venezia; giorno dell'Annunciazione.
«Anche Roma si dice che sia stata fondata il 21 aprile 753 a.C. La gente si inventa quello che vuole. Per Venezia poi parlare di fondazione è improprio. Una città che nasce sulla laguna: una serie di isolette che comporranno una struttura urbana. Processo lento, raro». 


Aggiungiamo il desiderio di nobiltà: avere radici banali affliggeva i veneziani.
«Per qualche tempo, nel Medievo, a Venezia c'è anche il miraggio di essere la nuova Roma. I veneziani si ritengono diversi perché si erano insediati solo con le loro forze in una serie di disagiate località acquatiche. Consideriamo quella gente che dalle campagne, Padova o centri del Nordest, sale su una barchetta con beni e famiglia e va in laguna, territorio inospitale. Terrorizzati dall'idea di essere sottomessi da feroci longobardi o altri barbari».


Recenti scavi a Torcello mostrano continui contatti laguna-terraferma; e il ruolo di Altino, motore culturale ed economico.
«Torcello è il punto nodale della storia delle origini, abitata già in periodo romano. Nel Cronicum altinate si dice che i veneti vanno in laguna con le loro barche (la storia di Attila che fa fuggire tutti non è vera) sui fiumi navigabili. Poi altra gente se ne va nelle isole vicine e - su invito del prete Mauro fuggiasco da Altino - costruisce le prime chiese, come nelle leggende del tribuno Aurio e del figlio Aratore». 


Chi ha scavato le terme di Aquileia assicura che furono attive alcuni secoli dopo la distruzione di Attila. La Venezia di terraferma continuò a vivere, nonostante i barbari.
«A quei tempi Roma viene presa dai barbari due volte. La Venezia di terraferma continua attiva anche nei frangenti più duri delle invasioni. Gli spostamenti delle persone, ripeto, non avvennero dalla terraferma in laguna in un solo giorno. Fenomeni del genere si erano già verificati più volte: fuga e poi la gente rientrava a casa. La leggenda dice che Torcello deriverebbe dal nome di una delle torri della città di Altino, Torricello: in questo modo i profughi irreversibili ricordavano il territorio d'origine». 


Allora si parlava dei sette mari, termine che il Nordest non conosce più bene.
«Già i romani parlano dei sette mari, come una serie di specchi d'acqua artificiali e navigabili da Ravenna fino ad Altino e Aquileia, una specie di autostrada d'acqua. Le barche si tiravano con corde animali o uomini - non si spingevano a remi e si poteva navigare e spostare merci durante la brutta stagione. Delle barche che sembrano muoversi sui prati ne parla in una lettera Cassiodoro, che vive nel VI secolo».


Che economia c'era quando Venezia stava nascendo?
«Il Veneto era regione ricca nonostante i passaggi dei barbari, con città fiorenti. Aquileia cade dopo il passaggio di Attila, e viene sostituita da Cividale. Treviso si arrende ai longobardi appena arrivati, e non si sa bene perché questo accada: ricordo che a Grado c'erano anche soldati arruolati a Treviso. Padova è distrutta nel 601, arsa e rasa al suolo subisce un colpo tremendo. Altino e Oderzo vengono abbandonate. Altino servirà per secoli come cava di pietre per la nuova Venezia».


Lei dice che Venezia è bizantina e che nasce quasi per caso. 
«Chi avrebbe pensato di fare un'operazione di quel genere, spostare tutto in laguna? Con l'arrivo dei Longobardi nasce una nuova Venezia formata da 12 isole: Grado, Bibione, Caorle, Eracliana, Equilo (Iesolo), Torcello, Murano, Rivoalto, Metamauco (Malamocco), Poveglia, Chioggia minore e Chioggia maggiore. Non sappiamo quante persone ci fossero e come vivessero. Si presume che per il sistema bizantino - ogni isola dovesse avere un tribuno, capo militare che diventa poi anche governatore civile. Un duca unico per Venezia arriva secondo la tradizione è eletto Paulicio, che era di Eraclea, importante centro direzionale bizantino in una data tra 697 e 715».


Diventare autonomi non è facile nemmeno per Venezia.
«Un processo lunghissimo. Il legame con Costantinopoli è durato secoli, i Dogi ricevevano titoli della corte di Bisanzio; spesso si sposavano con donne bizantine. Venezia ottiene forte affermazione nel 1082 quando riceve dall'imperatore di Costantinopoli il privilegio enorme di non pagare tasse per i propri commerci».


Come vede la Venezia che si prepara a celebrare i suoi 1600 anni mitologici?
«Venezia nell'epoca matura aveva forte coesione di popolo. Col lockdown è apparsa la realtà: senza i turisti siamo quattro gatti; una riserva indiana. È morta in modo miserabile nel 1797, ormai è una città che non esiste più. Capisco che adesso si idealizzi un passato che si è consumato: ma uno dei difetti dei veneziani è quello di sentirsi diversi. Ora questa diversità non è una superiorità, è rassegnazione; anche se permane un forte senso di apartheid verso i foresti. Diversamente, nella Venezia della storia, dopo una decina d'anni si diventava cittadini de intus, cioè dall'interno».

Ultimo aggiornamento: 1 Febbraio, 08:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA