Vinicio Capossela presenta Eclissica: «Ho scritto ciò che si era accumulato nei depositi della vita»

Venerdì 8 Ottobre 2021 di Valentina Bonavolontà
Vinicio Capossela presenta Eclissica: «Ho scritto ciò che si era accumulato nei depositi della vita»

Un viaggio che va dal 2005 al 2020, fino alla “peste” e al grande isolamento: intersecando la sua musica, le sue opere e l’impetuoso viaggiare che le nutre. Eclissica come il rapporto costante tra buio e luce. “Eclissica” come l’ultimo libro, un insolito romanzo italiano, edito da Feltrinelli, che il poliedrico cantautore e scrittore Vinicio Capossela ha presentato oggi alla Fondazione Foqus, ai Quartieri Spagnoli.

«Non è un’autobiografia in senso stretto, perché non riguarda il mio privato. Ma c’è tanta bios: la vita e le vite di cui sono stato testimone andando a caccia delle opere e nell’andare poi a portarle in giro. Mi sono fermato e ho visto come il destino si è compiuto fino a quel momento. Il presente è continuo e infettato di assenze. Per un momento siamo Dio che conosce tutti i nostri peccati e le buone azioni e li giudica», commenta Vinicio Capossela. 

Capossela definisce il suo libro Eclissica come la narrazione del visibile e dell’invisibile, un lunario, un abecedario, un indomito e personale diario di bordo. Una ellissi sulle epoche della vita. Il passato diventa luminoso e lacerante come un lampo, quello che abbiamo è nelle immagini in cui si è addensato il ricordo. La vita, come il sole, brucia la cornea a guardarla mentre avvampa. Bisogna metterci di mezzo il vetrino oscurato della scrittura per poterne fissare le rotte. Del resto il destino, come la balena, si rivela solo quando è passato, un attimo prima di reimmergersi nel buio.

«Più che Geppetto dovremmo essere Giona, che dopo essere finito fino nelle ossature dell’oceano, con ancora il dolore del mondo che gli rimbomba in testa viene risputato all’asciutto, dopo tre giorni, risorto a nuova vita. Ma saremo più simili a Geppetto che una volta fuori cercherà più che altro la via per tornarsene a casa, che è il suo limite e insieme la sua ambizione. Il grafico che ha curato il libro, il maestro Jacopo Leone, dice sempre che “il destino è come una balena, ti accorgi che è lei solo quando è passata. Sì, perché siamo così impegnati a vivere che è difficile capire la rotta che abbiamo intrapreso fino a quel momento». 

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Se proprio servisse tenerla in una (sola) forma, Vinicio Capossela l’ha trovata. La vita è Eclissica. Capossela spia questa stagione attraverso le crepe, il prodigio, i fallimenti che permettono la creazione e, da artista che pone ostinatamente la sua opera fuori dalla dittatura dell’attualità, finisce per esserne fra i più acuti osservatori. Stigmatizza i ricordi, li organizza, li elabora.

«Nella pancia della balena ho visto negli anni cosa ho provato a scrivere, anche sui foglietti, a mano. Quello che hai nei depositi della vita si è accumulato addosso. Una eclissi piò essere una buona cornice esperienziale e narrativa. Quando si decide di scrivere un’opera ci si dedica a un tema e ci si mette a studiare, non solo sui libri, ma anche nelle persone, negli incontri. È un’avventura ma può diventare un’esperienza. L’esperienza della musica e della scrittura richiede solitudine ma è destinata alla condivisione.»

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