Antonio De Core, il maestro ​dei moderni linguaggi della pittura

Martedì 7 Dicembre 2021 di Enzo Battarra*
Antonio De Core, il maestro dei moderni linguaggi della pittura

Venticinque anni dalla scomparsa di Antonio de Core. È bene che la città di Caserta ricordi questa straordinaria figura di artista, ma anche di docente e di animatore culturale. Era il 6 dicembre 1996 quando l'artista, a soli 60 anni, perse la sua partita con il male fisico.

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Antonio de Core era nato a Caserta nel 1936, discendente diretto di una famiglia di artisti e decoratori. Diplomatosi all'Accademia di Belle Arti, divenne attivo seppur giovanissimo già negli anni Cinquanta e nel 1966 fu tra i promotori del gruppo Proposta '66, che comportò una innovazione nel panorama artistico della Terra di Lavoro. Si ritrovò così con un gruppo di giovani artisti pronti a innovare la ricerca visiva a Caserta, dominata fino ad allora da una tradizione accademica o dalla cosiddetta «pittura Coca-cola». Con lui intrapresero la via rivoluzionaria dell'arte casertana Attilio Del Giudice, Crescenzo Del Vecchio, Gabriele Marino, Andrea Sparaco, ma anche artisti come Michele Cozzolino, Raffaele Remino, i fratelli Carpine.

Alla fine degli anni Sessanta e all'inizio dei Settanta, Antonio de Core era già un punto di riferimento in Campania e si avviava a conquistare una sua statura nazionale. Ma strettissimo rimaneva il legame tra l'artista e la sua città. Erano anni di mutazione e di profondo cambiamento, con la voglia di trasgredire il passato, la tradizione. Ciò significava per Antonio de Core mettere in discussione anche il rapporto con il padre, Francesco, eccellente miniaturista e decoratore, imponendosi come artista di ricerca, autenticamente attento ai nuovi linguaggi. I suoi paesaggi informali degli anni Cinquanta e degli inizi dei Sessanta erano fortemente innovativi, scacciavano i fantasmi della rappresentazione, svegliavano una città addormentata, davano un impulso ai suoi coetanei. Nasceva a Caserta una nuova generazione di artisti. Era una vera e propria rivoluzione.

È negli anni Sessanta che de Core si caratterizza per una pittura dai forti accenti policromi, copiosa di citazioni classiche così come di riferimenti al vivere quotidiano. Non a caso l'illustre critico e storico dell'arte Marcello Venturoli lo ha definito «un artista di avanguardia dal ricco passato». Significativa è l'opera «Un'ara domestica», un olio e acrilico su tela del 1968, citato anche dal compianto critico casertano Vincenzo Perna nel volume «Arte in Terra di Lavoro. 1945-2000» delle Edizioni Spring di Caserta.

Anche il «Laocoonte», una delle opere-simbolo di quel periodo che va dalla metà degli anni Sessanta ai Settanta, è uno splendido esempio di sintesi tra i linguaggi, prendendo a prestito l'iconografia classica, decontestualizzandola e sovvertendola con fasce cromatiche, imprimendo all'opera un forte carattere civico, anticipando tematiche a carattere ambientalista e denunciando i pericoli di una globalizzazione immanente e imminente. Tutto ciò era pop art. È questo il linguaggio che molto influenza ancora l'immaginario collettivo attuale, con quel sovvertimento formale nato appunto nel corso degli anni Sessanta e proseguito fino al declinare dei Settanta. Ogni riflessione sulla cultura della città non può prescindere dal contributo fondamentale che Antonio de Core ha prestato in nome di una rinnovata consapevolezza casertana. E questo lo ha fatto da pittore, ma anche da operatore culturale, pronto a dar vita alla fine degli anni Sessanta al Circolo artistico culturale Caserta Club, contraddistintosi per l'organizzazione di mostre nazionali di assoluto rilievo nella Reggia.

* Assessore alla Cultura del Comune di Caserta

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