Banksy alla conquista di Roma: oltre 100 opere in mostra al Chiostro del Bramante

Lunedì 7 Settembre 2020 di Valeria Arnaldi

La scritta “Benvenuto” cucita a mano usando il tessuto dei giubbotti di salvataggio abbandonati sulle spiagge del Mediterraneo, sopra uno zerbino in fibra, progettato da Banksy e fabbricato nei campi profughi greci. C’è anche “Welcome Mat”, una delle opere i cui proventi sono stati devoluti per l’acquisto di una nave destinata al salvataggio di profughi, tra gli oltre cento lavori di Banksy tutti provenienti da collezioni private, nella mostra “Banksy. A visual protest”, visitabile da domani fino all’11 aprile, a Roma, al Chiostro del Bramante. Il lavoro, di fatto, si fa metro e voce dell’impegno dell’artista e della sua filosofia di azione. C’è l’impegno politico e sociale. C’è la denuncia, tema cardine della sua arte. E c’è la capacità di stupire, proponendo progetti inusitati, inattesi, unici. Spesso, a tempo. Per i soli fortunati - sarebbe meglio dire, per i soli “attenti” - che sanno guardarsi intorno e sono pronti a rispondere alla provocazione.
“Welcome Mat”, infatti, è stata esposta all’interno di Gross Domestic Product, temporary shop, non accessibile al pubblico, avviato da Banksy  a ottobre 2019, per sole due settimane, a Londra: dalla vetrina erano visibili alcuni suoi lavori, molti acquistabili online con disponibilità limitata, e i proventi sono stati devoluti alla Ong guidata da Pia Klemp.
Storia nella storia, l’opera nel percorso della mostra - organizzata da DART - Chiostro del Bramante in collaborazione con 24 ORE Cultura e ideata da Madeinart - si inserisce tra alcune immagini iconiche dell’artista. In tutto il mondo. Ecco allora “Love is in the Air (Flower Thrower)”, “Girl with Balloon”, “Queen Vic”, “Toxic Mary”, “HMV” e così via, in un ricco iter che indaga il percorso di Banksy, accostando stampe su carta o tela a opere uniche eseguite con olio, acrilico, spray su tela, stencil su metallo o cemento, in un viaggio tra più tecniche e temi, che ha il suo cuore nella protesta, intesa come impegno per la comunità, partecipazione, sollecito alla riflessione. Nell’iter, pure prove di stampa per il libro “Wall & Piece”, stampe per la mostra “Barely Legal”, oltre venti progetti per le copertine di vinili, cd e libri realizzati dal 2001 al 2017, nonché sculture.
Gli argomenti offerti all’ideale dibattito della comunità di osservatori sono numerosi, dalla guerra al tema dei migranti, dal desiderio di libertà al controllo. Ancora, ricchezza e povertà, consumismo, globalizzazione. Potere, nelle sue molte accezioni ed espressioni. L’intento è usare l’arte come spunto per sollecitare il dialogo. E forse, il sentimento.  Di fatto, rivoluzionare la società, utilizzando i sui stessi meccanismi. Attraverso la “guerrilla art”, Banksy impone attenzione su temi importanti, difficili, in alcuni casi “scomodi”, informa, condivide, chiama a raccolta una comunità trasversale scegliendo lo spazio pubblico come scenario, i muri come tela, l’immediatezza - e la viralità - dell’immagine come strumento. «I graffiti sono stati utilizzati per dare inizio a rivoluzioni, fermare le guerre e sono la voce delle persone inascoltate», è il pensiero dell’artista. «La tv ha fatto sembrare inutile andare a teatro, la fotografia ha praticamente annientato la pittura, mentre i graffiti sono stati gloriosamente risparmiati dal progresso».
 

 

A impreziosire il percorso espositivo e a far meditare sull’eterna contemporaneità dell’arte è il “dialogo” con Raffaello Sanzio, a 500 anni dalla sua scomparsa. Dall’interno del Chiostro del Bramante, precisamente da una grande finestra al primo piano, si potrà ammirare “Sibille e angeli”, capolavoro dell’Urbinate, appena restaurato, all’interno della Basilica di Santa Maria della Pace.
 
 

Ultimo aggiornamento: 14 Settembre, 10:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA