Change, il festival che racconta il futuro e il cambiamento attraverso l’architettura e il design

Martedì 19 Maggio 2020 di Francesca Spanò
C’è una pandemia in corso che ha risvegliato paure ed esigenze di cambiamento, ma ci sono anche problematiche d’importanza globale che, da anni restano inascoltate o quasi. La città del domani dovrà guardare agli stravolgimenti climatici, all’ecosostenibilità, alla rigenerazione urbana, all’innovazione sociale ed è compito del design reinterpretare questa voglia di rinascita, puntando la bussola del mondo verso la direzione giusta. Change, è il festival dell’architettura che esalta e racconta il futuro attraverso progetti all’avanguardia e un fitto programma di eventi durante i quali intellettuali, scienziati, documentaristi e creativi si confrontano nei diversi format proposti.

La rassegna di Open City, MAXXI e Ordine degli Architetti Roma, avrebbe dovuto tagliare il nastro di partenza proprio in questi giorni. Il fantasma del Covid-19, però, ha posticipato tale parte del cartellone al prossimo autunno, anche se la kermesse ha preso il via ugualmente partendo dal digitale. Un’idea certamente vincente, come conferma Paolo Casicci dell’agenzia DigiTale, che con Lucia Bosso di Based Architecture e Paola Ricciardi di Open City Roma è responsabile della comunicazione strategica del festival. “Non ci siamo voluti fermare, cogliendo l’opportunità di sviluppare da subito una sorta di festival parallelo in digitale, ricorrendo ai social network dove da mesi il lockdown ha contribuito a far aumentare i palinsesti  di qualità legati alla cultura del progetto”.
 
Change: le curiosità e il progetto
 
Il cambiamento più che necessario è inevitabile, in un’epoca in cui tutto si muove a velocità potenzialmente sempre più elevata. Se la rassegna dal vivo è in stand-by, dunque, si accendono i riflettori sui social network del festival con una serie di contenuti di estrema attualità, dalla lotta alla plastica alla nuova mobilità urbana, dall’efficienza energetica alle nuove app che cambiano la conformazione delle città. “Con il cambiamento climatico ci troviamo a fronteggiare una sfida per noi fondamentale, che sarà decisiva per la  sopravvivenza delle prossime generazioni. Rispetto a questo scenario, il concetto di qualità nella cultura urbanistica e architettonica assume un significato nuovo, strettamente connesso alle prospettive di riuscita di questa sfida". – commenta Davide Paterna, Presidente Open City Roma. In questo senso, grazie al festival è possibile ripensare a luoghi e città, così da cercare insieme a diverse personalità di settore, contributi alla costruzione di ipotesi percorribili. In tale ottica, lo slittamento degli eventi dal vivo può diventare non un limite ma una opportunità, come conferma Pippo Ciorra, senior curator della Fondazione MAXXI: “Il COVID_19 ha generato paura e isolamento ma ci ha spinto verso alcune innovazioni nel comportamento, nell’uso della tecnologia, nella necessità di incrociare e sovrapporre i saperi che certamente lasceranno tracce anche dopo la fine dell’emergenza. Change si propone di utilizzare questo tempo in più per includere in modo coerente questi temi, peraltro molto connessi a quelli già annunciati e legati all’ambiente, nel proprio programma”.
 
Gli scenari per il futuro
 
CHANGE.Architecture.Cities.Life è nato dall’assegnazione del bando  “Festival dell’Architettura” promosso dal MiBACT - Direzione Generale Creatività Contemporanea e ideato da Open City Roma, in collaborazione con Ordine Architetti Roma e MAXXI - Museo Nazionale delle arti del XXI secolo, oltre ad una fitta rete di partner, progettisti, attori economici e culturali, dal Cnr all’Enea, da Roma Capitale - Assessorato all’Urbanistica all’Ambasciata dei Paesi Bassi, Tor Vergata-Dipartimento Ingegneria Civile e Ingegneria informatica, Roma Tre – Architettura. Tra i temi di maggior impatto ci sono quelli della carbon neutrality e del risparmio energetico, dell’uso di sistemi e intelligenti e materiali sperimentali, della rinaturalizzazione degli spazi urbani e della mobilità sostenibile.  “La necessità di una svolta nella progettazione di edifici e ambienti urbani - sostiene Flavio Mangione Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia PPC  - è richiamata dalla stessa ONU che ci ricorda come il settore dell’urbanistica e delle costruzioni sia responsabile per circa il 39% delle emissioni di CO2. Con questo festival Roma vuole dare impulso alla crescita di una nuova cultura del "progetto", sia a scala urbana sia territoriale, attraverso la partecipazione congiunta e consapevole di professionisti, cittadini, istituzioni e imprese”. Ultimo aggiornamento: 14:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA
Potrebbe interessarti anche