La vera identità della Gioconda? In due colonne dipinte da Leonardo e poi scomparse

di Marco Perillo

A 500 anni dalla morte, il genio di Leonardo fa ancora parlare di sé. Soprattutto riguardo al suo quadro più noto ma anche più misterioso: la Gioconda. Perché se è vero che la donna raffigurata è nota a tutti come Lisa di Antonmaria Gherardini, detta anche Lisa del Giocondo, tante sono le teorie discordanti. Per alcuni, la donna ritratta da Leonardo potrebbe essere Costanza d'Avalos; per altri, secondo ulteriori e recenti studi, nientedimeno che Isabella d'Aragona, secondogenita di Alfonso II, erede al trono di Napoli. Un donna bellissima, dedita all'arte e alla cultura. 

Lo scienziato francese Pascal Cotte ha individuato, tramite analisi scientifiche, diversi volti sovrapposti nel tempo sulla tavola , che è stata quindi oggetto di più rifacimenti da parte di Leonardo, tant’è che si pensa che il volto originario sia quello di Lisa Gherardini del Giocondo, ma che successivamente il pittore ne abbia mutato i lineamenti e ritratto una diversa dama, certamente a lui cara, poiché condusse con sé il dipinto tuta la vita, prima di donarlo a re di Francia Francesco I.

Un particolare, fino ad oggi mai analizzato, potrebbe consentire l’esatta identificazione della dama e potrebbe condurre addirittura in Campania e Lucania, quindi alla regina reggente Isabella d’Aragona, sposa di Galeazzo Sforza nonché grande amica e mecenate di Leonardo.

Sul vestito della Gioconda esisterebbero chiari riferimenti al casato d’Aragona-Sforza mediante simboli, in particolare i nodi sul colletto del vestito e, secondo questi studi, sarebbe notevole la somiglianza tra Isabella e Monna Lisa, come si evince dai ritratti e busti della stessa. Ma soprattutto, a supporto di questa tesi, ci sarebbe un ulteriore elemento: nel dipinto originale della Gioconda comparivano due colonne ai lati (di cui oggi sono visibili in parte le basi), che nel 1700 circa vennero addirittura segate (trattandosi di dipinto su legno) al fine di ridurre le dimensioni del quadro.

«Tali colonne, ad oggi sottovalutate - racconta lo studioso Raffaello Glinni - potrebbero essere pero’ molto importanti al fine di definire l’identità della dama ritratta, poiché  potrebbero  essere un  preciso riferimento alla nobile famiglia Colonna, il cui blasone era appunto una colonna. Sono infatti proprio due i membri della famiglia Colonna vicinissimi ad Isabella D’Aragona, il primo Prospero Colonna, grande stratega militare, il cui amore per Isabella divenne proverbiale, e il secondo Crisostomo Colonna, grande umanista e consigliere della duchessa. Leonardo, va detto, non inseriva mai elementi nei dipinti per puro decoro, e tutti i particolari disponevano precisi intenti, pensiamo a “La dama con l’ermellino"».

Crisostomo Colonna fu umanista e più stretto consigliere di Isabella che seguì dal 1507 in poi nella sua permanenza in Sud Italia e a Bari, dove la duchessa organizzò una vera e propria accademia letteraria ed artistica. 
Particolare molto importante: quest'uomo compì un viaggio in Francia nel 1517 su incarico di Isabella, e in Francia in quel periodo sappiamo che risiedeva Leonardo da Vinci.

Prospero Colonna fu invece un illustre capitano, nato nel 1452 da Antonio principe di Salerno. Partecipò attivamente alle lotte dei Colonna contro gli Orsini operò con l'esercito di Alfonso d'Aragona. Dopo aver appoggiato Carlo VIII quando scese alla conquista del Napoletano, aiutò validamente Ferdinando II d'Aragona a riconquistare il regno. Invaso nel 1501 il Napoletano dalle truppe di Luigi XII, re dí Francia, Prospero, col consenso dell'esule re aragonese, passò al servizio della Spagna, per la quale combatté sino alla morte nella guerra contro la Francia. Scelse in persona, insieme col cugino Fabrizio, i tredici campioni italiani per la disfida di Barletta (1503). Fu fatto signore di Fondi, Traetto e di altre terre nel regno di Napoli da Ferdinando II il Cattolico. Aveva sposato in prime nozze Covella di Sanseverino e in seconde Isabella Carafa. Ebbe due figli, Vespasiano e Laura, ma proverbiale fu il suo amore per Isabella d’Aragona, tant’è che cerco piu’ volte di riconquistare la Lombardia, proprio per ridare tale territorio alla duchessa.

«Abbiamo quindi ragione di ritenere - conclude Glinni - che l’indicazione delle colonne sul dipinto della Gioconda sia un riferimento diretto ed intellegibile ai due Colonna, la prima rappresentazione della forza e della amore (Prospero) e la seconda alla ragione ed alla cultura (Crisostomo). Tenuto conto del modus operandi di Leonardo, che nulla lasciva al caso , cio’ ci consentirebbe di identificare la misteriosa dama del dipinto. E’ noto che il genio toscano programmò, un viaggio nella zona del Principato Citra, dove sono site la città di Caggiano e Lagonegro, dove per altro si è incardinata una curiosa leggenda proprio intorno alla Gioconda. Ulteriore conferma della tesi deriva dal confronto con un dipinto di Raffaello che ritrae la cugina d’isabella, Giovanna d’Aragona, che andò in sposa a Marcantonio Colonna. Sia sul dipinto di Raffaello che su quello di Leonardo compaiono le colonne, ed palese il riferimento del pittore marchigiano sia a Marcantonio Colonna,  sia al modello Leonardesco, stante la notevole rassomiglianza tra la cugina ed Isabella, ulteriore prova della diretta connessione dei due dipinti». 

Utilissimo sarebbe ritrovare le parti staccate della Gioconda, mai analizzate con i sistemi moderni, poiché sulle stesse potrebbe essere celata la chiave del mistero della Gioconda.
Lunedì 13 Maggio 2019, 14:53 - Ultimo aggiornamento: 14 Maggio, 12:11
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