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Michelangelo e l'ossessione del sangue: le tre Pietà per la prima volta a confronto

Giovedì 24 Febbraio 2022 di Vittorio Del Tufo
Michelangelo e l'ossessione del sangue: le tre Pietà per la prima volta a confronto

Inviato a Firenze

«Non vi si pensa quanto sangue costa». È un Michelangelo anziano, sempre più concentrato sul proprio destino e su quello degli uomini, sempre più ossessionato dalla propria morte e dal tema della resurrezione di Cristo quello che comincia a lavorare, in preda a una febbrile eccitazione, alla Pietà Bandini, conservata a Firenze nel Museo dell'Opera del Duomo. L'artista, inquieto, alterna i colpi di scalpello alla lettura di Dante. Resta a tal punto turbato dal celebre verso del canto XXIX del Paradiso da riportarla in un disegno realizzato per l'amata Vittoria Colonna, poetessa, marchesa di Pescara. Un amore spirituale tra spiriti affini, verrà definito.

E «Non vi si pensa quanto sangue costa» è il tema della grande mostra che verrà inaugurata oggi a Firenze, nel Museo dell'Opera del Duomo, in occasione dell'incontro «Mediterraneo frontiera di pace», promosso dalla Cei, che vedrà riuniti vescovi e sindaci del Mediterraneo e a cui interverrà, domenica, anche Papa Francesco. Per la prima volta un'esposizione (a cura di Barbara Jatta, Sergio Risaliti, Claudio Salsi, Timothy Verdon) mette a confronto le tre Pietà di Michelangelo: l'originale della Pietà Bandini, di cui è da poco terminato il restauro, e i calchi della Pietà vaticana e della Pietà Rondanini provenienti dai Musei vaticani. Collocate una vicina all'altra, le tre Pietà offriranno l'opportunità di studiare l'evoluzione dell'arte di Michelangelo ma soprattutto la sua maturazione spirituale, dalla prima giovinezza - quando a Roma scolpì per l'antica San Pietro l'opera ora nella navata laterale della basilica - alla sua ultima stagione, quando, ormai vecchio, mise mano alla Pietà oggi a Firenze e poi alla Pietà Rondanini conservata a Milano.

Cinquant'anni di estasi e tormento. Dalla fiera ambizione del giovane Buonarroti, che scolpì il proprio nome sul petto della Madonna della versione vaticana, fino all'immedesimazione personale dell'anziano artista, che nella Pietà Bandini conservata nel Museo dell'Opera raffigura sé stesso nelle sembianze di Nicodemo.

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La prima Pietà di Michelangelo, considerata ancora oggi una delle maggiori opere d'arte prodotte nella storia dell'uomo, fu realizzata a ridosso del giubileo del 1500. Lo scultore aveva appena vent'anni e a commissionargli la statua fu il cardinale Jean de Bilhares, giunto alla corte papale come capo di una delegazione inviata da Carlo VIII di Valois, nel 1491, per preparare la conquista francese del Regno di Napoli. Buonarroti volle rappresentare Maria giovane come quando concepì Gesù. Un'interpretazione che sollevò all'epoca molte critiche: Michelangelo le respinse affermando che «la castità, la santità e l'incorruzione preservano la giovinezza». A impressionare fu soprattutto la bellezza di quel Cristo nudo sorretto amorevolmente dalla Vergine, avvolta in un ampio panneggio. Nel corpo intatto, senza i segni della violenza subita, Michelangelo diede forma al mistero della resurrezione. Il capolavoro, inizialmente collocato nella cappella di Santa Petronilla in occasione del giubileo, fu poi spostato a San Pietro, dov'è oggi esposto a destra della navata.

«I am Jesus Christ, risen from the dead!» («Io sono Gesù Cristo, risorto dai morti!»). Con queste parole, il 21 maggio 1972, giorno di Pentecoste, un geologo australiano di origini ungheresi, il trentaquattrenne Lászlo Tóth, eludendo la sorveglianza, riuscì a colpire con un martello la Pietà di Michelangelo per quindici volte in un tempo di pochi secondi. I colpi di martello staccarono una cinquantina di frammenti, ma grazie ai numerosi calchi esistenti i laboratori dei Musei Vaticani riuscirono a effettuare un prodigioso restauro, mentre l'autore dello sfregio passò alcuni mesi in un manicomio italiano prima di essere rimpatriato in Australia.

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Molti anni dopo la Pietà vaticana, Michelangelo tornò a scolpire lo stesso soggetto. Nel frattempo molte cose erano successe: Roma era stata saccheggiata, la Repubblica di Firenze era crollata e i Medici erano rientrati in città. Dopo la morte di Alessandro de' Medici, ucciso dal cugino Lorenzo, il duca Cosimo I comanda come un principe assoluto. È il 1547: dal giubileo di Roma, che consacrò il suo genio, sono trascorsi 47 anni. Michelangelo ha lasciato Firenze per trasferirsi a Roma. Quell'anno muore la persona cui più si sente legato spiritualmente: Vittoria Colonna. A lei, come dicevamo, il grande artista aveva regalato tempo prima un disegno della Pietà, nel quale aveva trascritto il celebre verso dantesco. Non vi si pensa quanto sangue costa. «Non vi si pensa», voleva dire Michelangelo, al sangue versato da Cristo durante la Passione e poi sulla Croce. «Non vi si pensa», voleva sottintendere, al tormento dell'artista. Il Genio è ossessionato dalla propria morte, che sente imminente, teme il giudizio divino e mette al centro della sua esistenza, e della sua ispirazione, il tema della Redenzione, aggrappandosi letteralmente alla Croce di Cristo. Michelangelo lavora al blocco di marmo prelevato da Seravezza, e già usato per la tomba di Giulio II. Il marmo è duro, pieno di impurità. A ogni colpo di scalpello emette nugoli di scintille. Michelangelo è inquieto, quando Vasari si reca a trovarlo esita a mostrargli la statua. Anni dopo, lo stesso artista si accanirà contro la sua creatura, prendendola a martellate e spaccandola in più punti. Ma la Pietà, sia pure sfregiata dal suo stesso autore, avrà vita lunga. Per oltre un secolo resta nella villa di Francesco Bandini, poi verrà destinata ai sotterranei di San Lorenzo, prima, e a Santa Maria del Fiore dopo. Dal 1981 si trova nel Museo dell'Opera del Duomo.

La terza ed ultima Pietà, detta Rondanini, venne trovata nello studio di Michelangelo dopo la sua morte. Il Genio è immerso nelle sue ultime riflessioni: sulla morte, sulla Passione e sulla Resurrezione. Cristo, esausto, sembra scivolare verso la tomba. Un solo destino travolge madre e figlio: i due corpi diventano un solo corpo, sembrano distaccarsi dal suolo e insieme raggiungere il Padre. Acquistata dai marchesi Rondanini nel 1744, la terza Pietà di Michelangelo è poi arrivata a Milano dov'è custodita, dal 1952, presso il castello sforzesco.

È una preghiera, prima ancora che un'opera d'arte. L'ultima preghiera di un Genio sospeso per tutta la vita tra l'estasi e il tormento. 

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