I sessant'anni di Mimmo Jodice: «Le fotografie nascono con la testa e con il cuore»

di Alessandra Pacelli

«Vorrei ancora tempo, molto tempo per lavorare. Sono pieno di idee, suggestioni, progetti da realizzare. Io penso alcune fotografie e già le vedo: sono già dentro di me, concrete». Mimmo Jodice è un fiume in piena che si racconta, e parlando di sé srotola la storia della fotografia della seconda metà del Novecento, che lui ha attraversato da grande protagonista. «Senza Angela tante cose non le avrei potute realizzare - dice guardando la moglie, straordinaria e presentissima compagna di vita e di avventure artistiche - ma quella che mi ha guidato è stata sempre la mia immaginazione. Dentro di me l'immaginazione, fuori di me la luce. Ecco, sono questi i due elementi fondamentali per fotografare».

Lo studio di Mimmo Jodice è pieno di sue fotografie nate dunque con la testa e con il cuore, immagini che congelano i paesaggi in visioni senza tempo, cristallizzano il mare, gli scorci urbani, la statuaria classica in presenze metafisiche che più che narrare se stesse scavano nell'animo di chi guarda, in un incredibile gioco di specchi in cui anche l'artista si svela. E poi ci sono scaffalature piene di libri. «Più di quattromila volumi solo di fotografia. La mia storia non nasce dalla fantasia ma dallo studio di tutti i grandi autori di cui da sempre mi sono nutrito: io guardavo e leggevo, incameravo immagini e intanto elaboravo il mio progetto. Sapere e poi fare. Questo è il mio messaggio per i giovani di oggi». Messaggio trasmesso anche in 25 anni di insegnamento all'Accademia di Belle arti di Napoli: «Quando ho iniziato a insegnare la fotografia non esisteva come materia. I miei primi incarichi erano in qualità di tecnico, poi il direttore di allora, Franco Mancini, si rese conto del grande seguito che avevo con gli studenti e fu lui a sollecitare al Ministero la nascita di una cattedra. Fu la prima in Italia». E poi continua: «Mi sono sempre battuto perché la fotografia fosse ritenuta uno dei grandi linguaggi dell'arte. Oggi sembra tutto scontato, ma negli anni 60 nessuno accettava la fotografia come opera d'arte».
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Lunedì 3 Dicembre 2018, 11:00
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