Napoli, per la prima volta al Pan il mondo onirico di Joan Mirò

Martedì 24 Settembre 2019
Il mondo fantastico, onirico, febbrilmente creativo di Joan Mirò arriva per la prima volta a Napoli, al Pan (Palazzo delle Arti di Napoli) per la grande mostra “Joan Mirò. Il linguaggio dei segni” visibile dal 25 settembre fino al 23 febbraio 2020. Un'esposizione pensata e ideata appositamente per lo spazio espositivo partenopeo, organizzata dalla Fondazione Serralves di Porto con C.O.R. (Creare Organizzare Realizzare) di Alessandro Nicosia e promossa dall'assessorato alla Cultura del Comune di Napoli con il supporto del ministero della Cultura portoghese e il patrocinio dell'ambasciata del Portogallo in Italia.
 
 

Il percorso espositivo, curato da Robert Lubar Messeri, professore di storia dell'arte all'Institute of Fine Arts della New York University, e da Francesca Villanti, direttore scientifico di COR, guida i visitatori alla scoperta di 80 opere tra quadri, disegni, sculture, collage e arazzi provenienti dalla straordinaria collezione di proprietà dello Stato portoghese. Opere che coprono sei decenni di attività creativa di Mirò dal 1924 al 1981 durante i quali l'artista catalano sviluppa un linguaggio rivoluzionario che trasforma l'arte del XX secolo.

«È una mostra di altissima qualità - ha detto Nicosia, presidente di COR - e che si differenzia dalle altre perché non narra un periodo specifico dell'artista ma ci consente di leggere l'evoluzione artistica di Mirò. Siamo fieri di aver portato a Napoli una mostra che nell'autunno nazionale si pone tra le esposizioni più importanti».
 

Ad accogliere i visitatori è “Ballerina” del 1924, anno in cui Mirò mette a punto una svolta radicale nella sua indagine sulla formazione dei segni iniziando a ridurre gli oggetti a semplici sagome e a elementi essenziali, cominciando a pensare alla superficie pittorica come a uno spazio destinato a segni e iscrizioni piuttosto che a finestre sul mondo. Nove le sezioni della mostra che spiegano i punti nodali dell'artista: “Il linguaggio dei segni”, in cui Mirò sfrutta le molteplici funzioni della linea come contorno, scrittura e indicatore dello spazio; “La figura nella rappresentazione” in cui attacca l'illusionismo occidentale; “La figura nello sfondo” nelle cui opere corpi astrali, uccelli e creature fantastiche sembrano muoversi senza sforzo sulla superficie; “Collage e l'oggetto”; “I dipinti selvaggi” che sono espressione di rabbia verso un mondo travolto dalla follia dell'odio che porterà alla guerra; “L'elasticità del segno” in cui Mirò svuota i segni di riferimento spogliando il linguaggio fino ai suoi componenti primari; “Calligrafia e astrazione gestuale” le cui opere risentono dell'influenza dalla calligrafia giapponese; “La materialità del segno” che racchiude opere a metà strada tra pittura e scultura e infine “Le tele bruciate e la morte del segno”. Ultimo aggiornamento: 18:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA