Il periodo della quarantena nelle immagini di una giovane fotografa napoletana

Martedì 19 Maggio 2020
La foto del progetto
Una luce intensa che proietta sulle pareti di un’abitazione con le finestre chiuse la vita che sta fuori, che è continuata anche durante il lockdown e che ora si appresta ad acquisire nuove forme e modalità non ancora conosciute. E le pareti smettono di essere uno spazio angusto, simile ai confini di una prigione, per regalare improvvisamente all’osservatore un senso di liberazione. Una vertigine per chi guarda.

Sono le immagini contenute nelle opere di Martina Esposito, una giovane fotografa napoletana, che, con il progetto fotografico “Soglie”, ha elaborato una personale risposta artistica ai diari di quarantena elaborati durante l’emergenza sanitaria.

Raccontare il periodo della quarantena è un esercizio tanto più necessario in un momento in cui il lockdown è sul punto di svanire. Ma le attività che scandivano la nostra quotidianità prima della pandemia difficilmente torneranno ad essere quelle che conoscevamo e assumeranno modalità inedite, forse non del tutto immaginabili.

Per Martina Esposito- già vincitrice di numerosi concorsi, tra cui il “Premio Tiziano Campolmi”, in occasione del Set Up Contemporary Art Fair 2018 a Bologna- il racconto in immagini della quarantena ruota intorno al rapporto simbiotico tra lo spazio chiuso delle pareti di una casa e quello del mondo esterno.

«Le pareti della mia casa - spiega la fotografa - cominciavano a farsi strette e pesanti. Abito in un appartamento piuttosto piccolo, al primo piano ed ho le sbarre alla finestra. Mi è venuto in mente il verso questa stanza non ha più pareti della canzone Il Cielo in una stanza ed è venuta fuori l’idea. Ho trasformato le mura che ci rinchiudono nel mondo che c’è fuori, quel mondo in cui volevamo e vogliamo tornare. Tecnicamente stanze e corridoi sono diventate camere oscure. Ho oscurato porte e finestre e ho praticato un foro stenopeico nell’impalcatura creata per coprire la finestra. Poi la fisica ha fatto il resto. La scoperta della camera oscura è antica, e meravigliosa. Dal foro stenopeico la luce proietta sulle pareti la vita che c’è fuori, che non si è fermata. Ho usato poi uno specchio ellittico per creare dei riflessi».

La quarantena si avvia verso la conclusione. «Si riparte, dunque, ma dovendo necessariamente reinventarsi, in nome - sottolinea l’artista - della responsabilità e della tutela del prossimo». E la reinvenzione prende corpo sulle pareti dell’abitazione, dove il “fuori” e il “dentro” «diventano un universo unico e simbiotico per sottrarsi all’annichilimento. Soglie - prosegue Martina Esposito- parla di ciò che inizia e di ciò che finisce, ciò che separa e che, inaspettatamente, riunisce. La forza di quest’idea è paradossalmente il lockdown stesso, e già professionisti del settore e dell’ambito artistico hanno subito il fascino di questo processo creativo».

Il progetto “Soglie” parteciperà oggi a “Diciann9ve”, la mostra pandemica in scena alle ore 19.00 sui canali social del collettivo Kaos 48. © RIPRODUZIONE RISERVATA