8 marzo, debutta a Roma «Feminism»: la prima Fiera dell'editoria delle Donne

di Donatella Trotta

Fare libri? È un mestiere di cura. Forse anche per questo la “filiera del libro d’autrice” si declina preferibilmente al femminile: e non soltanto perché – come è noto da decenni – le donne sono le maggiori consumatrici di cultura e lettrici: fin da bambine. Molte, poi, ma non sempre adeguatamente conosciute, sono anche le libraie, bibliotecarie, autrici ed editrici di gruppi composti quasi esclusivamente da esponenti del “secondo sesso”, o con donne ai vertici editoriali: in vistosa controtendenza, peraltro, rispetto all’annosa (e tuttavia irrisolta) questione del “soffitto di cristallo”. Ma con quanta reale visibilità, nel mainstream comunicativo? E con quali concrete ricadute non soltanto sociali e culturali di un lavoro intellettuale di elaborazione, comunicazione e (in)formazione complesso, ma non sempre adeguatamente (ri)conosciuto, al di fuori di ristrette cerchie di specialisti e/o appassionati?
 
Ne sanno qualcosa Roberta Mazzanti, ideatrice e responsabile della storica collana letteraria al femminile Astrea di Giunti, o Simona Bonsignori, di manifesto libri, accanto a Enrica D’Augé (Iacobelli editore di Roma), Angela Di Luciano (di VandA.epublishing di Milano), Gabriella Musetti (Vita Activa, Trieste), Isabella Peretti (sessimoerazzismo di Ediesse, Roma), Tiziana Triana (Fandango Libri, Roma), Chiara Cecilia Turozzi (L’Iguana, Verona) e Maria Ida Gaeta della Casa delle Letterature di Roma: non a caso, saranno loro a parlarne, l’8 marzo alle 17.30, con una particolare attenzione ai precedenti e allo stato dell’arte oggi, nel primo dei sei Focus previsti da «Feminism»: la prima edizione di una corposa Fiera dell’editoria delle donne in programma da giovedì 8 marzo a domenica 11 marzo a Roma, nel Palazzo del Buon Pastore, ex Reclusorio secentesco per donne e dagli anni ‘70 storica sede - nel cuore di Trastevere - della Casa Internazionale delle Donne (via della Lungara 19). La Fiera, al suo non casuale debutto in una data celebrativa tanto simbolica quanto abusata, e di fatto delegittimata, dalle cronache di ordinaria follia femminicida e diseguaglianza di genere, sarà aperta alle ore 14 dell’8 marzo dalla scrittrice Lidia Ravera con Gino Iacobelli, presidente dell’Odei (Osservatorio degli Editori Indipendenti) per poi entrare subito nel vivo degli incontri e dei confronti tra “donne che non si arrendono”, e continuano a mettere al mondo il mondo, nonostante tutto, difendendo diritti umani costantemente a rischio, in ogni emisfero del Pianeta Terra. Il programma completo della rassegna è consultabile su
https://feminismfieraeditoriadelledonne.wordpress.com (orari: giovedì 8 marzo ore 14-20; venerdì 9 marzo ore 10.30-20; sabato 10 marzo ore 10.30-20 e domenica 11 marzo ore 10.30-13).

«Feminism» rappresenta un’occasione preziosa di aggiornamento e approfondimento sulla produzione culturale contemporanea (e non solo) delle donne, fortemente voluta, ideata e organizzata - con il sostegno di Odei e di Iacobelli editore - da Maria Palazzesi e Giovanna Olivieri (rispettivamente responsabile culturale e coordinatrice di Archivia: Archivi, Biblioteche e Centri di documentazione delle donne) per la relazione con gli editori, la programmazione e costruzione organizzativa degli spazi; dalla rivista «Leggendaria», diretta da Anna Maria Crispino, responsabile e coordinatrice dei sei Focus in programma; da Marina del Vecchio, Vicepresidente della Casa Internazionale delle Donne e da Stefania Vulterini, Editora della collana «Sessismoerazzismo» (Ediesse), attenta al Focus sulla  «Letteratura come politica» e «Il colonialismo italiano raccontato dalle donne». Un appuntamento inedito, a ingresso gratuito - e più che mai necessario, in tempi di risorgenti chiusure particolaristiche, efferati e inarrestabili femminicidi, analfabetismi affetivo-emotivo-sentimentali, arretramenti politico-culturali e povertà educative d’ogni sorta - che per quattro giorni, con circa 70 stand e una fitta costellazione di eventi tra incontri d’autrice, “esercizi di critica” e di traduzione, dibattiti, presentazioni di libri, testimonianze e faccia a faccia delle protagoniste (scrittrici, editrici, traduttrici, libraie, bibliotecarie) e una mostra documentaria, curata da Archivia per uno sguardo anche diacronico sull’editoria femminile e femminista del secolo scorso, offrirà così una molteplicità plurivoca di spunti di riflessione e ottiche differenti non soltanto su nodi “eticamente sensibili” del presente, indagato con sguardo di donna, ma pure su argomenti più specifici: come le scelte editoriali, la stesura dei testi, la produzione, la distribuzione e l’attività critica e divulgativa di testate (cartacee e on-line) specificamente dedite a questi temi.

«Moltissime presentazioni ed eventi – dichiarano le organizzatrici - confermano il protagonismo, il sapere e le competenze delle donne in un settore di cui siamo le maggiori consumatrici e lettrici, fin da piccole. Di qui anche la scelta non casuale del titolo della Fiera: Feminism, termine indicato come “Parola dell’anno 2017” nel dizionario Merrian-Webster, ossia la parola più pronunciata e spiegata, anche a causa delle molteplici denunce sulla disparità politica, economica e sociale dei sessi. Non a caso – aggiungono - la fiera si aprirà con un appuntamento dedicato al numero di “DWF” (DonnaWomanFemme) che affronta la delicata e complessa situazione in cui si trova la Casa Internazionale delle Donne di Roma, e si chiuderà con un dibattito di “Leggendaria” sullo stato dell’arte del femminismo: dai successi alle questioni aperte, controverse e conflittuali». In mezzo, temi storici e di attualità, tra i quali l’eco-femminismo, testimonianze di detenute e agenti di polizia penitenziaria, la paradigmatica storia delle donne nei manicomi dell’Italia fascista, le relazioni con le scrittrici migranti dal mondo arabo, il lesbismo, i diritti delle donne spiegati alle bambine». Un viaggio insomma nel mondo della cultura, dei libri e delle visioni e desideri delle donne, con un corpus molto vasto di esperienze e contributi di autrici. Tra queste, Maria Rosa Cutrufelli, Maristella Lippolis, Igiaba Scego, Rossella Milone, Luciana Castellina, Grazie Francescato, Cecilia D’Elia, Adriana Chemello, Nadia Tarantini, Emilia Bersabea Cirillo, Saveria Chemotti, Ilaria Drago, Alessandra Pigliaru, Giorgia Serughetti, solo per citarne alcune; di particolare interesse, poi, alcune presentazioni di  ManifestoLibri: una dell’edizione aggiornata dello storico libro degli anni ’70 L’Infamia originaria di Lea Melandri e due attualissimi casi editoriali: Bellissime di Flavia Piccinni, da cui è nata una battaglia anche politica dato che sono state presentate due interrogazioni parlamentari e un disegno di legge (poi caduto nel vuoto) per controllare il mondo delle baby miss, spesso esposto al rischio di sfruttamento minorile (libro che presto diventerà anche un film-documentario sempre per Fandango), e Scum, manifesto per l’eliminazione dei maschi di Valerie Solanas, pubblicato nel 1967 e per la prima volta tradotto integralmente in Italia da Vanda ePublishing.
 
Questioni aperte, controverse e conflittuali come anche – ad esempio - i nuovi varchi da aprire nella conoscenza e nella politica dei beni comuni, per un ripensamento delle città, una concreta e più radicata rete relazionale e la (necessaria) reinvenzione di un altro volto dell’Europa politica, in tempi di neoliberismo globale e di militarizzazione diffusa: temi questi non a caso anticipati a Napoli, nei giorni scorsi, da una densa due giorni (il 24 e 25 febbraio) su «Le città all’opera. Esperienze, saperi, pratiche», ospitata dal Bene Comune Santa Fede Liberata e dalla Casa delle donne nel centro storico, a partire dagli interrogativi posti dal volume L’Europa delle Città Vicine (a cura di Loredana Aldegheri, Mirella Clausi, Anna Di Salvo, MAG edizioni, Verona 2017). In sintonia con il debutto a Roma della prima Fiera dell’Editoria delle Donne, anche l’appuntamento napoletano – promosso dalla rete Le Città Vicine e AdaTeoriaFemminista – è infatti frutto di passioni e competenze intrecciate tra “cuori pensanti” femminili, e di un impegno generativo di “resilienza” concreta, carsica e coraggiosamente militante per una pacifica rivendicazione, fra il resto, della centralità dei beni relazionali e del capitale sociale nell’arte del (con)vivere. E allora è proprio da Napoli e da Roma che la ricchezza della diversità delle voci, e dei saperi di genere, offre un rilevante contributo allo sforzo che Italo Calvino così connotava, nel suo Le città invisibili: «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio». Consapevoli magari, come diceva Virginia Woolf in Una stanza tutta per sé, che anche «La poesia ha bisogno di una madre, oltre che di un padre».
Mercoledì 7 Marzo 2018, 15:34 - Ultimo aggiornamento: 07-03-2018 15:34
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