Adulti e bambini in gioco per tutelare i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza

di Donatella Trotta

Scrive in un suo post Alfredo Stoppa, editore, autore per ragazzi e formatore di lungo corso e collaudata esperienza: «Sento che oggi è la Giornata dei diritti dei bambini. Nei miei libri, anche in quelli per adulti, i bambini attraversano col fiatone e il ciuffo al vento le pagine». E allora, sornione, Stoppa sceglie di celebrare a suo modo la ricorrenza di oggi scegliendo tra i tanti libri che ha scritto un piccolo ma significativo brano tratto da Senzanome (Sike edizioni): «Io li ho visti passare. Correvano. Ridevano. Correvano. Fra terra e cielo andavano, senza sapere né pensare di esserci. Erano bambini. Erano dentro il paese. Il paese era dentro di loro. Li ho contati, uno per uno, e, nel mucchio spavaldo e selvaggio, io di una volta... c’ero».

Già. In tempi di emergenza e povertà educativa, di infanticidi e abusi di ogni tipo sull’infanzia, di devianza minorile e abbandoni (materiali e immateriali) che affliggono i più piccoli in ogni angolo del nostro pianeta, forse è proprio questa, semplicemente, la chiave di volta per rilanciare (ma non solo oggi) i diritti troppo spesso calpestati dell’infanzia e dell’adolescenza senza la retorica di rito per l’occasione. Ricordare, semplicemente, che ciascuno di noi è stato bambino, e che il diritto al gioco – al giocare seriamente, spensieratamente - è uno di quelli tra i primi ad essere ignorati, sulla spinta di un’adultizzazione precoce alla quale non corrisponde un’adeguata maturità, nemmeno da parte di “grandi” giustamente definiti adultescenti, per la loro spesso conclamata incapacità ad assumersi la responsabilità educativa. In famiglia come a scuola, o – per chi ancora la frequenta – in parrocchia. E ricordare, allora, che la fedeltà a quel bambino che siamo stati, che è in noi e al quale apparteniamo “come a un paese”, può rendere la vita migliore.

In questa scia, l’Assessorato alle Politiche sociali del Comune di Napoli guidato da Roberta Gaeta ha promosso proprio a partire dal 20 novembre, Giornata Internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, alcuni appuntamenti significativi, per tenere accesi i riflettori sulla questione ma mettendo al centro la partecipazione attiva di bambine, bambini e ragazzi in scelte che coinvolgono la loro stessa vita. Il primo appuntamento è con  “#assafà”, il primo festival di social street art nel capoluogo campano che coinvolgerà mille e settecento tra bambini e adolescenti, guidati da 220 operatori sociali ed educatori, in collaborazione con Inward Osservatorio nazionale sulla creatività urbana, durante un intero anno, inscritto appunto nelle date del 20 novembre 2018 e 2019, in cui bambini e adolescenti dei 26 laboratori di educativa territoriale diffusi sul territorio cittadino elaboreranno opere di street art a seguito della scelta di "valori",  ovvero parole-chiave attraverso le quali realizzeranno, insieme a famosi artisti, opere di street art su vaste superfici. Per rigenerare gli scenari urbani, ma anche – soprattutto - i cuori delle persone.
 
La presentazione dell’iniziativa oggi alle 11.30 presso la Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, quando l’assessore Roberta Gaeta illustrerà la “road map” di questo programma annuale di creatività urbana per il sociale. Nel pomeriggio, (ore 16) appuntamento invece in Via Verrotti al Vomero, per l'inaugurazione del murales realizzato dai ragazzi del Progetto Adolescenti “La città dei ragazzi” seguiti dalla Cooperativa La Locomotiva, risultato finale del percorso realizzato dagli adolescenti della V Municipalità. Con le autorità istituzionali (sindaco, assessora e presidente della V Municipalità Paolo De Luca) saranno presenti anche l’artista Jorit Agoch e Ilaria Cucchi, sorella di Stefano e protagonista ritratta in uno degli affresci murali che lo stesso street artist Jorit ha realizzato con i ragazzi del Progetto Adolescenti, i quali hanno scelto con il loro tutor del workshop quali volti da rappresentare sui muri della città, per provocare le comunità urbane sui temi della giustizia, del lavoro e della pace.

Dagli adolescenti ai più piccoli, altri due appuntamenti significativi sono quelli in programma venerdì 23 novembre (ore 15-19, tra il Parco San Laise dell’ex Area Nato, in viale della Liberazione, la Ludoteca cittadina in piazza Miracoli 37 e il centro di cultura ludica Melagioco, in via Caravaggio 23/29) e sabato 24 novembre (ore 10-13, presso la Sala dei Baroni del Maschio Angioino), con i laboratori e il convegno internazionale sul tema «Gioco e comunità giocanti»: una due giorni sul diritto al gioco dei bambini e delle bambine organizzata dal Comune di Napoli, Assessorato al Welfare, Servizio politiche per l’infanzia e l’adolescenza in collaborazione con la Cooperativa Sociale Progetto Uomo nell’ambito del progetto «Una città per Giocare», con lo scopo di realizzare a Napoli, città più giovane d’Europa, eventi e percorsi territoriali basati sull’utilizzo del gioco come buona prassi di cittadinanza. In cantiere, workshop, approfondimenti, scambi, confronti e dibattiti sulla necessità di riconquistare momenti di gioco nella quotidianità e nella crescita culturale dei bambini e delle comunità, dando valore al ruolo strategico (educativo, conoscitivo) del gioco per sviluppare consapevolezza delle proprie e altrui capacità.

«Il gioco – sottolinea l'Assessore al Welfare Roberta Gaeta - è lo strumento privilegiato per costruire la relazione, sia fra bambini che fra bambini e adulti: giocando insieme possiamo davvero rafforzare i legami con i più piccoli, crescere insieme e prevenire difficoltà e devianze. Attraverso il gioco i bambini sperimentano se stessi e il mondo. E noi adulti dovremmo davvero imparare di nuovo a giocare». La sperimentazione ludica, se vissuta in maniera condivisa, riporta insomma alla cittadinanza attiva. Di qui il valore educativo della due giorni, così sintetizzato da Viviana Luongo, responsabile del progetto «Una Città per giocare»: «Il convegno sarà articolato in aree tematiche, in cui saranno proposte attività di gioco e momenti di scambio e confronto su buone prassi legate all'utilizzo del gioco in attività formative ed educative». Nell’ambito dei singoli workshop, sarà richiesto a ciascuno di condividere idee ed esperienze, esplicitare richieste e bisogni, individuare saperi e risorse, elaborare soluzioni e strategie, “sporcarsi le mani”, e “mettersi in gioco”, appunto per confrontarsi con gli altri e avere a disposizione esperti del settore con cui farlo al meglio.

L’evento conclusivo del progetto «Una città per giocare» offre così un’opportunità di visibilità e approfondimento di buone pratiche di attività di strada come il ludobus, raccontate da Simone Martinoli, Pietro Noce e Carlo Vanzetta dell’associazione ALI per giocare, Associazione dei Ludobus e delle Ludoteche italiane; la cittadinanza attiva praticata con i più piccoli in alcune esperienze del Nord Italia (Laura Sedda di Vke, Associazione Campi gioco e ricreazione di Bolzano; Roberta Olivero e Simona Occelli dell’Associazione Respiro di Belvedere delle Lanche, Cuneo); l’integrazione attraverso il gioco (esemplificata da Dominique Dumas della Ludambule, Ludothéque associative itinérante et d’Education Populaire des Hautes Alpes, in Francia); e ancora i libri da “giocare” (Maria Carmela Polisi, Pomigliano d’Arco), il cibo come alleato (Giuseppe Orefice di Slow Food Italia), la partecipazione (Francesco Langella, Labortorio regionale Città dei bambini e delle bambine di San Giorgio a Cremano).

E dopo una “cena ludica”, il 23 sera dalle ore 21 fino a mezzanotte, tavola rotonda finale, sabato mattina, con le conclusioni dei promotori e protagonisti, tra i quali Barbara Trupiano, dirigente del servizio Politiche per l’Infanzia e l’Adolescenza del Comune di Napoli  ma anche con lo scambio condiviso sui lavori dei workshop, moderati dal pedagogista Roberto Farné, dell’università di Bologna, docente di Pedagogia del gioco e dello sport e presidente della LUnGi, Libera Università del gioco (Info: www.unacittapergiocare.it).
 
Martedì 20 Novembre 2018, 12:55
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